• Nello scenario suggestivo di Chianalea, borgo antico dei pescatori di Scilla, si è svolta, martedì sera 7 Agosto, una importante manifestazione storico-culturale organizzata dall’Associazione reggina ‘’Incontriamoci Sempre per il Volontariato’’. Anfitrione della manifestazione il Presidente Pino Strati il quale, per l’occasione ha coinvolto il famoso giornalista e scrittore Pino Aprile, autore dei libri ‘’Terroni’’ , ‘’Giù al Sud’’ e ‘’Carnefici’’ e il noto cardiologo scillese Prof. Vincenzo Montemurro, appassionato e cultore di storia patria. ‘’Dai moti del 1848 allo sbarco dei mille, e poi…’’ questo l’argomento trattato dagli illustri personaggi d’innanzi a un pubblico numerosissimo presente alla manifestazione.

    Dopo i saluti del Presidente Pino Strati, che ha sottolineato l’amore dell’Associazione per il territorio di Scilla e Chianalea, e della Dott.ssa Irene Calabrò, Assessore al Bilancio del Comune di Reggio Calabria, Città Metropolitana, particolarmente felice di aver presenziato nel magico Borgo, a prendere la parola è stato il Prof. Vincenzo Montemurro al quale è stato affidato la ricostruzione del contesto storico-politico ove maturarono le rivolte risorgimentali, finalizzate alla liberazione del territorio italiano dall’occupazione austro-ungarica. Il Prof. Montemurro in una articolata e completa presentazione iconografica ha ricostruito gli eventi storico-politici che hanno caratterizzato lo spirito rivoluzionario del risorgimento a partire dai moti del 1848 cui fece seguito la nascita della Repubblica di San Marco (17 Marzo 1848), e la rivolta delle Cinque Giornate di Milano (18-22 Marzo 1848).

    Ma nonostante l’eroica resistenza dei Veneziani e dei volontari accorsi a Venezia, ha continuato Montemurro, gli Austriaci riconquistarono la città di Venezia il 22 Agosto dell’anno successivo (1849) condannando all’esilio i capi dell’insurrezione: Daniele Manin, Nicolò Tommaseo e Guglielmo Pepe. Lo stesso, per quanto riguarda la rivolta delle Cinque Giornate di Milano, nonostante l’iniziale cacciata degli austriaci e del loro comandante, Maresciallo Radetzky che, dovette rifugiarsi nelle fortezze del quadrilatero (Mantova, Peschiera, Verona e Legnago) si concluse con la sconfitta delle forze in campo anti-austriache con la battaglia di Custoza (25 Luglio 1848). A fianco dei lombardi, ha sottolineato Montemurro, si è schierato l’esercito piemontese.

    Tale scelta di sua maestà il Re Carlo Alberto di Savoia, spinto da Camillo Benso Conte di Cavour, fu motivata dal tentativo di evitare una rivoluzione nel proprio regno e, soprattutto, sfruttare l’occasione delle ribellioni nel Lombardo-Veneto per ingrandire il proprio dominio, indossando la casacca di ‘’Monarca liberale’’. Alla sconfitta seguì l’Armistizio di Milano (9 Agosto 1848) interrotto successivamente dal Re Carlo Alberto il 20 Marzo del 1849 che si concluse con la sconfitta di Novara (23 Marzo 1849) e la sera stessa Re Carlo Alberto abdicò a favore del figlio Vittorio Emanuele II Duca di Savoia. Il giorno successivo fu proprio lui  a firmare l’armistizio definitivo con l’Austria detto ‘’Armistizio di Vignale’’.

    Nella Prima Guerra d’Indipendenza parteciparono, ha continuato Montemurro, volontari provenienti da tutta Italia, tra questi i reparti Toscani degli studenti e Professori Universitari che bloccarono un’offensiva Austriaca a Curtatone e Montanara  sconfiggendo gli Austriaci a Goito. A tal proposito, il Prof. Montemurro, ha ricordato la partecipazione all’evento storico del grande chimico Scillese Raffaele Piria che, con altri suoi colleghi guidò un battaglione di studenti nella battaglia di Curtatone e Montanara ed è in tale circostanza che il Piria pronuncia una frase rimasta celebre a testimoniare il suo orgoglio e l’amore patriottico: “La Patria si serve con la storta e col fucile”.

    Determinante per la sconfitta delle forze in campo anti-austriache nella Prima Guerra d’Indipendenza furono la non partecipazione dello Stato Pontificio pronunciata da Papa Pio IX al Concistoro con l’allocuzione ‘’Non semel’’ in cui affermò di non volere partecipare ad una guerra contro un paese cattolico come l’Austria e, a seguire, del Gran Ducato di Toscana e dal Regno delle Due Sicilie. Tutto ciò indebolì in modo determinante il fronte anti- austriaco condannandolo alla sconfitta. In tale contesto, ha continuato Montemurro, scoppiarono rivolte nello Stato Pontificio contro Papa Pio IX per aver negato il suo consenso alla guerra contro Vienna.

    Il 15 Novembre del 1848 venne ucciso il ministro dell’interno ‘’Pellegrino Rossi’’, disarmate le guardie svizzere e il Papa trasformato di fatto in prigioniero nel suo palazzo (Quirinale) e successivamente costretto a scappare in esilio a Gaeta, ospite di Ferdinando II Re del Regno delle due Sicilie. Dopo la fuga del Pontefice a Gaeta, nel Regno delle Due Sicilie, il 9 Febbraio 1849 viene proclamata la Repubblica Romana con al vertice un triumvirato formato da Carlo Armellini, Giuseppe Mazzini ed Aurelio Saffi mentre il Generale Garibaldi occupò un seggio nell’Assemblea Costituente Romana.

    Le grandi dinastie cattoliche dell’Europa reagirono con rapidità contro la nascita della Repubblica Romana, ha affermato Montemurro, intenzionate a reprimerla e a riportare Papa Pio IX sul soglio pontificio. Il 29 Giugno 1849 l’esercito francese, spagnolo e borbonico intervenuti a sostegno del papa, lanciarono l’offensiva finale contro i repubblicani della neonata Repubblica sconfiggendoli definitivamente. Ebbe così fine la Repubblica Romana! Mazzini assieme agli altri Triumviri si dimise e ritornò in esilio a Londra mentre Garibaldi fuggi in esilio. Questi avvenimenti e i moti rivoluzionari del 1848 terminarono con la restaurazione delle vecchie Istituzioni e alla ‘’Guerra di Popolo’’, nel corso della quale il Regno delle Due Sicilie e lo Stato Pontificio si trovarono sul fronte opposto, partecipò, quale comandante militare  Giuseppe Garibaldi.

    Negli anni successivi al 1849, ha continuato Montemurro, Camillo Benso Conte di Cavour, Primo Ministro del Regno di Piemonte-Sardegna, aveva compreso che non avrebbe potuto cacciare gli Austriaci dal suolo italiano da solo, motivo per cui aveva cercato alleati e questo lo spinse a partecipare alla Guerra di Crimea. Inoltre pianificò un’alleanza con la Francia. Ma come coinvolgere  Napoleone III? L’occasione si presentò nell’estate del 1858 in occasione di un attentato perpetrato ai danni di Napoleone III ad opera tale Felice Orsini di idee democratiche; in tale occasione fu presa in seria considerazione l’esplosività della situazione italiana. Da qui scaturì l’accordo di Plombières (20 Luglio 1858) tra Napoleone III e Cavour con l’obiettivo di portare ad un nuovo assetto della Penisola dopo una guerra contro l’Austria. Ufficialmente i due statisti stabilirono di istituire tre regni: Alta Italia (affidata ai Savoia), Italia Centrale (affidata al Papa), Italia Meridionale (affidata ai Borboni di Napoli).

    Una volta finito il conflitto ognuno di essi ambiva a conseguire obiettivi diversi: Napoleone III intendeva estendere alla Penisola la propria influenza e prendersi la città di Nizza e la Savoia quale contropartita per il sostegno al Piemonte contro l’Austria mentre Cavour a unificare il paese sotto il controllo di casa Savoia. Il Piemonte iniziò a lavorare per indurre l’Austria a muovere guerra, ha continuato Montemurro, allo scopo inviò le proprie truppe lungo il Ticino affermando che trattavasi di esercitazioni militari, Vienna reagì inviando un ultimatum (23 Aprile 1859) che Cavour respinse. Il 26 Aprile 1859 ebbe inizio la II Guerra d’ Indipendenza. Il comando delle operazioni militari fu affidato a Napoleone III; la vittoria degli alleati Franco-Piemontesi  fu fulminea. Gli alleati vinsero le battaglie di: Palestro (30 Maggio), Magenta (4 Giugno), San Martino e Solferino (24 Giugno). Ciò provocò l’insurrezione delle regioni centrali e nel paese si sviluppò una forte corrente di annessionismo al Piemonte.

    L’11 Luglio 1859 con l’Armistizio di Villafranca, voluto da Napoleone III, l’Austria in segno di disprezzo cedette la Lombardia (con esclusione di Mantova) alla Francia, la quale l’avrebbe consegnata al Piemonte, ma trattenendosi Venezia e il Veneto. Vittorio Emanuele II accettò mentre Cavour si oppose dimettendosi dall’incarico di Primo Ministro. La Seconda Guerra di Indipendenza (26 Aprile 1859-12 Luglio 1859) si concluse, ha affermato Montemurro, con l’annessione della Lombardia al Piemonte e con la cessione di Nizza e Savoia alla Francia. In questo scenario storico-politico, l’11 Maggio del 1860 sbarcarono a Marsala sotto la guida del Generale Giuseppe Garibaldi 1089 camice rosse con l’obiettivo di unificare l’Italia sotto il Regno dei Savoia.

    La scelta di Marsala, ha continuato Montemurro, rispetto ad altre (Sciacca e/o Porto Palo) presentava i seguenti vantaggi: il viaggio sarebbe durato un giorno in meno (rispetto a Porto Palo), il porto si sarebbe scorto appena passata l’isola di Favignana, in caso di avvistamento di nemici vi era la possibilità di sfuggirgli, il porto di Marsala era piccolo ma in grado di assicurare un buon ormeggio ai due vapori. Dopo le battaglie di Calatafimi, Palermo e del Volturno Garibaldi incontra a Teano Re Vittorio Emanuele e da qui finisce il Regno delle Due Sicilie che entra a far parte del nuovo Regno d’Italia a guida Savoia.

    Il 17 Marzo 1861 con la storica seduta del Parlamento subalpino, fu proclamata solennemente la nascita del Regno d’Italia. Per la riuscita della spedizione che portò all’unità del Paese furono determinanti, ha affermato Montemurro, l’ardore liberale di Garibaldi, l’entusiasmo dei Garibaldini combattenti, la protezione della marina Inglese, l’appoggio determinante delle consorterie nazionali ed internazionali, il tradimento di alcuni generali dell’esercito Borbonico, il sostegno della popolazione meridionale.

    Dopo la proclamazione dell’Unità d’Italia, ha continuato Montemurro, le industrie meridionali, che erano produttive ed efficienti tanto che nel 1856, alla conferenza Internazionale di Parigi, il Sud ebbe il riconoscimento di 3° Paese al Mondo per lo sviluppo industriale raggiunto dopo Francia e Inghilterra con un numero di occupati, nell’industria, pari al 20% contro l’8% del resto d’Italia furono prima depotenziate e successivamente chiuse. Gli strumenti della politica di spoliazione furono: la fiscalità, il rastrellamento di capitali e del risparmio, la strozzatura del credito, gli investimenti pubblici preferenziali per il Nord e la diminuzione delle commesse alle imprese del Sud.

    Tutto ciò generò una forte crisi ed uno spopolamento del Sud (Progressiva chiusura delle fabbriche al Sud e la mancata riforma agraria promessa da Garibaldi) che ha dato inizio alla ‘’diaspora’’ degli italiani del Sud! Che porterà da 1861 fino ad oggi alla fuga di oltre 30 milioni di meridionali! A conclusione del suo intervento il Prof. Montemurro ha affermato che: ‘’il Sud, dopo l’Unità d’Italia, è stato privato delle sue Istituzioni, delle sue industrie, della sua ricchezza e della capacità di reagire, posto che la gente meridionale è stata indotta ad emigrare oltre oceano (30 milioni in 100 anni) e chi emigra, abbandona una comunità e una terra, non appartiene più alla sua gente, ma nemmeno a quella in cui si trasferisce, è un uomo senza identità!’’.

    Segue l’intervento del giornalista e scrittore Pino Aprile che, con la sua grande passione, ha illustrato il suo pensiero, di seguito sintetizzato: “L’Italia non è mai stata unita: un secolo e mezzo fa, sull’onda dell’ideologia degli Stati nazionali, funzionali allo sviluppo della civiltà industriale, tutti gli Stati preunitari vennero invasi e annessi dal Piemonte e il regno delle Due Sicilie fu ridotto a colonia interna: le sue industrie, le più grandi d’Italia, distrutte o condannate alla chiusura, rubati i macchinari, l’oro delle banche, delle regge, i beni degli enti religiosi requisiti e svenduti ai fiancheggiatori. E nacque una colonia. La reazione armata, diffamata come Brigantaggio, scatenò una feroce repressione, con almeno 100mila deportati, 600mila incarcerati nel solo 1861, decine di paesi rasi al suolo, torture, stupri e fucilazioni in massa; il ministro Manna nella relazione al re sul censimento del 1861, poi approvata in Parlamento, documentò il decremento della popolazione, in un anno, di 458mila persone.

    Nacque la Questione meridionale, prima inesistente, come dimostrato da tutti i più seri studi italiani e stranieri, e da montagne di documenti. Ma ancor oggi si addossa al Mezzogiorno il ritardo di strade, ferrovie, scuole, infrastrutture non fatte dallo Stato italiano, che ha attrezzato solo il Nord. Il processo potrebbe concludersi con la secessione delle regioni più ricche, per il trasferimento di ulteriori competenze dallo Stato alle Regioni e di risorse relative, rapportate non ai reali fabbisogni, ma al gettito fiscale, come preteso da Veneto e Lombardia, pre-accettato dal governo Gentiloni e in corso di approvazione da parte del ministro leghista alle Regioni. E l’Italia, mai nata, fu.“

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