Sgomberi ad Arghillà, l’urlo del comparto 6: ‘Vogliamo risposte, è un diritto sapere dove vivere’

Il comitato ‘Noi siamo Arghillà’ denuncia pressioni coercitive dai servizi sociali e chiede soluzioni abitative concrete

protesta comparto arghilla

Sono scesi in piazza con cartelli, striscioni e soprattutto con la voce. Una voce stanca, ma determinata. È quella delle famiglie del Comparto 6 di Arghillà, che questa mattina hanno manifestato a Piazza Italia per denunciare l’assenza di risposte da parte delle istituzioni.

I residenti hanno preso parte alla protesta pacifica organizzata dal gruppo civico Noi Siamo Arghillà – La Rinascita a cui ha preso parte anche l’associazione Un Mondo di Mondi. Al centro della mobilitazione, il rischio sgombero per diverse famiglie residenti in immobili del comparto, senza che siano state individuate soluzioni abitative alternative.

“Atto anticostituzionale, famiglie nel panico”

A guidare la protesta è stata Patrizia D’Aguì, presidente del gruppo civico Noi Siamo Arghillà, che ha denunciato apertamente il comportamento delle istituzioni, in particolare del Comune di Reggio Calabria:

“Questa mattina siamo qui per manifestare e denunciare un comportamento che riteniamo anticostituzionale. Vengono violati i diritti sociali dei residenti del Comparto 6. A fronte dell’ordinanza di sgombero non è stata offerta alcuna soluzione alternativa. Le famiglie stanno vivendo un incubo: ogni settimana ricevono la visita dei servizi sociali che consegnano atti che noi riteniamo intimidatori. Cercano di costringere le famiglie a lasciare gli alloggi con metodi coercitivi. Questo non è un atteggiamento accettabile”.

D’Aguì ha spiegato che l’associazione ha proposto soluzioni concrete, senza ottenere risposte:

“Abbiamo suggerito diverse alternative, come l’utilizzo di beni confiscati o altri alloggi dell’ATERP, che sappiamo essere disponibili. Ma le nostre proposte non sono state accolte. Serve un censimento urgente del patrimonio ATERP ed ETERP per individuare gli immobili da destinare a chi ha diritto a una casa”.

E infine ha ribadito l’obiettivo della protesta:

“Siamo qui per dare voce a quelle famiglie che vivono nella disperazione, per gridare il loro bisogno. Non possiamo accettare che siano ignorate dalle istituzioni. Le visite dei servizi sociali, così come vengono condotte, non tutelano, ma aggravano il disagio. Noi siamo al loro fianco, ma solo di chi ha i requisiti per ricevere un alloggio, perché i diritti vanno difesi con responsabilità”.

L’appello dei residenti: “Vogliamo risposte, non minacce”

In piazza anche molti degli abitanti del Comparto 6, esasperati da una situazione che definiscono “inaccettabile”. Alcuni hanno parlato apertamente del terrore che si vive ogni settimana:

“I nostri figli hanno paura del mercoledì, perché sanno che può arrivare la polizia, l’Enel, i vigili. Viviamo nel panico. Non chiediamo favori, ma risposte. È un nostro diritto sapere dove andare a vivere”.

“Il Comune può agire, ma non lo fa”

Tra i promotori anche Giacomo Marino, referente dell’associazione Un Mondo di Mondi, che ha lanciato un appello diretto alla Prefetta e al sindaco:

“Assegnare le case a chi ne ha diritto è possibile. Se il Comune non ha alloggi disponibili, può affittarli sul mercato privato come previsto dalla legge. È già successo in passato. Non appoggiamo le occupazioni, ma il diritto alla casa. Bisogna uscire dall’illegalità con soluzioni legali e dignitose”.

Marino ha chiarito che il riconoscimento dei diritti delle famiglie del comparto non è in contrasto con quelli di chi è in graduatoria: “Serve più coraggio politico per affrontare il problema casa in questa città”.