Donne d’ingegno: le storie di Ipazia di Alessandria e Plautilla Bricci, pioniere del sapere

Rubrica a cura di AIDIA (Associazione Italiana Donne Ingegneri e Architetti) Sez. Reggio Calabria - Commissione Cultura

Ipazia di Alessandria e Plautilla Bricci

La rubrica che ospitiamo sulle nostre pagine, a cura di AIDIA Reggio Calabria – Commissione Cultura, si arricchisce di un nuovo capitolo dedicato alle prime donne ingegnere e architetto al mondo.

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L’ing. Margherita Tripodi, presidente AIDIA RC e l’arch. Giovanna Caminiti, vice presidente AIDIA RC, ci presentano, da epoche lontanissime, le storie di due pioniere:

Ipazia di Alessandria: perché può essere considerata il primo ingegnere donna della storia

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Ipazia è stata individuata quale prima donna ingegnere della storia, anche se all’epoca non esisteva la figura moderna di ingegnere. Tuttavia le sue attività la rendono una figura antesignana della scienza e della tecnologia. Ipazia nacque ad Alessandria d’Egitto intorno al 370 e ivi morì nel marzo 415: era figlia di Teone, matematico ed astronomo ed ultimo direttore del museo di Alessandria.

Negli anni succedette al padre nell’insegnamento di queste discipline e, già nel 393 d.C., era a capo della scuola di Alessandria, elevando la filosofia ad “uno stile di vita, una costante, religiosa e disciplinata ricerca della verità”. Fu uccisa per la sua autorevolezza: trascinata a forza dal suo carro ad Alessandria e portata in una chiesa dove fu spogliata, scorticata viva e brutalmente uccisa. Dopo averne smembrato il corpo, la folla bruciò i suoi resti, in quanto considerata da Cirillo, patriarca e vescovo di Alessandria, una possibile minaccia al suo controllo sui cristiani della città. La sua associazione alla figura moderna dell’ingegnere deriva dal fatto che si occupò anche di meccanica e di tecnologia applicata. Le vengono attribuite tre invenzioni: l’astrolabio piatto per localizzare o calcolare la posizione di corpi celesti, l’idroscopio per misurare il peso dei liquidi e, infine, l’aerometro per determinare i gradi della rarefazione o della condensazione di un dato volume d’aria. Ipazia è considerata una martire del libero pensiero. Suo è l’aforisma:

“Se mi faccio comprare, non sono più libera e non potrò più studiare: è così che funziona una mente libera”.

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Plautilla Bricci: l’architettrice prima al mondo

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Conosciuta per essere stata l’unico architetto donna dell’epoca preindustriale (Roma, 1616 – Roma 1703?), viene avviata dal padre alla carriera di disegnatrice e pittrice, realizzando molti dipinti religiosi. Ammessa come pittrice all’Accademia di San Luca, la prestigiosa associazione di artisti di Roma, la svolta nel campo dell’architettura avviene nel 1663 quando l’abate Elpidio Benedetti, persona molto influente a Roma, le affida la realizzazione della sua villa presso Porta San Pancrazio.

Gli inizi difficili vengono superati quando viene redatto da un notaio un atto in cui l’ostile capocantiere s’impegna ad obbedire alla Bricci. Questo documento, siglato nel 1663, è un capitolato in cui si evince che la Bricci non è solo la disegnatrice dell’opera ma anche la responsabile del cantiere. In questa occasione si firma “Plautilla Briccia architetrice” coniando un aggettivo mai utilizzato in precedenza. La villa Benedetta passa alla storia come “Villa del Vascello” per la sua struttura originale, inoltra la Bricci è ricordata anche per la progettazione della cappella di San Luigi nella chiesa di San Luigi dei Francesi a Roma (1671-1680). Riuscendo a imporsi in un’epoca in cui la creatività femminile era confinata ai margini, è considerata l’unica donna italiana della sua epoca (e, probabilmente, di tutto l’Occidente) a cui siano attribuite realizzazioni architettoniche.

Riconoscere il suo contributo non significa solo restituirle il posto che merita nella storia dell’arte, ma anche celebrare la capacità delle donne di innovare e lasciare un segno importante.