In sella in Nuova Zelanda con la Calabria nel cuore, l’impresa di un reggino intorno all’isola – FOTO

"Trent’anni fa ero in Thailandia e la Calabria non la conosceva nessuno, oggi invece molte persone la riconoscono...", le parole di Marco a CityNow

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“I veri viaggiatori sono quelli che partono per partire”, scriveva Jules Verne ne “Il giro del mondo in 80 giorni”, e Marco Garganese quella frase sembra averla fatta sua quando, alla soglia dei 57 anni, ha deciso di mettere in pausa la sua vita per venticinque giorni e volare dall’altra parte del pianeta con un’idea chiara in testa: attraversare la Nuova Zelanda in bicicletta, da solo, partendo e tornando a Christchurch, lungo quindici tappe che sommate fanno circa 1.400 chilometri con 8.000 metri di dislivello.

“È il posto più lontano che potessi scegliere, dopo la luna e quella era difficile da raggiungere” ha raccontato sorridendo a CityNow, con quella leggerezza che contraddistingue chi, dopo tanto tempo, è riuscito a realizzare il sogno di una vita.

Una decisione, quella di attraversa l’isola del Sud in bici, maturata nel tempo, che da qualche giorno è divenuta realtà. Ogni giorno sveglia presto e poi subito in sella per pecorrere i km che lo separano dalla tappa successiva – arrivano anche a 100 km in un giorno – pedalando anche per dieci ore consecutive. Marco pedala sotto la pioggia, con il sole, in tutte le condizioni possibili, perché un viaggio così non aspetta il meteo ideale e non concede scorciatoie. Dopo nove giorni si è fermato per la prima pausa, una settimana già alle spalle e la strada che continua a scorrere davanti come una promessa da mantenere: finire il suo tour e far ritorno a casa, a Reggio Calabria.

Sulla maglia che indossa ogni giorno, un disegno ed una parola: Calabria. Così il temerario reggino porta in giro per il mondo la sua terra, nel cuore e nella mente, facendola conoscere a tutti coloro che incrocia nel suo cammino e che, curiosi, gli domandano del suo viaggio.

“Trent’anni fa ero in Thailandia e la Calabria non la conosceva nessuno, per farmi capire dovevo dire che si trovava di fronte la Sicilia. Oggi invece molte persone la riconoscono. Ed è una bella soddisfazione per noi. Un modo insolito di promuovere la nostra regione, ma credo possa funzionare. Vivendo di persona la Nuova Zelanda posso dire che non abbiamo davvero nulla da invidiarle”.

In queste parole c’è il senso profondo di questa avventura, che non è soltanto sportiva ma anche identitaria, quasi un modo silenzioso di raccontare le proprie radici.

Ma per compiere un’impresa così impegnativa, la preparazione è di fondamentale importanza. Garganese fa parte della squadra ASD Cicli Jiriti di Reggio Calabria.

“Dal punto di vista fisico, però, nessun allenamento può riprodurre fedelmente quello che faccio da quando sono qui”.

Certi dislivelli e certe distanze si comprendono davvero solo quando li affronti. Da ex velista, Marco è sempre stato affascinato dalla Nuova Zelanda, un Paese dove la vela è sport nazionale e parte della cultura. A chiudere il cerchio il fattore naturalistico, di una magnificenza che domina l’orizzonte. Insomma, un richiamo quasi antico verso gli spazi aperti e il vento, solo che stavolta al posto delle vele ci sono due ruote sottili ed una strada.

Dentro questo viaggio, però, non c’è solo l’atleta ma anche l’uomo con la sua storia, i suoi affetti e le sue assenze. Nel cuore di Marco pedala anche il ricordo del cugino Filippo, scomparso sei mesi fa, compagno di tante uscite in bici e presenza abituale accanto a lui sulle strade di casa; oggi non è lì a dividere la fatica e le risate, ma l’idea che lo stia guardando dall’alto accompagna ogni chilometro come una spinta silenziosa. E forse non è un caso che la passione per le sfide estreme scorra in famiglia, se si pensa al legame con lo zio Michele Rossetti, conosciuto in città come “l’aliscafo dello Stretto” per le sue celebri traversate a nuoto, imprese che hanno lasciato il segno nella memoria sportiva reggina e che raccontano una tradizione di resistenza e coraggio che oggi sembra rivivere su due ruote.

Dietro la scelta, però, c’è una rete che ha reso il sogno possibile.

“Ho una famiglia che mi ha sostenuto e supportato in questa imprese – ha spiegato con semplicità, e in quella frase c’è un enorme senso di gratitudine. Voglio dire infinitamente grazie a mia moglie Francesca ed alle mie figlie Giulia e Marta, così come a mio fratello Massimiliano che è arrivato da Torino per stare accanto ai miei genitori durante la mia assenza. Un ringraziamento particolare va anche ai miei datori di lavoro – Marco è un consulente di impresa – che mi hanno concesso uno stop di 25 giorni. E poi gli amici, Peppe che mi ha preparato la bici e tutti gli altri che mi sostengono quotidianamente con un messaggio. Senza di loro questo viaggio non sarebbe partito. Il 25 febbraio tornerò a casa, con tanti, tanti chilometri nelle gambe e immagini negli occhi, ma soprattutto con la consapevolezza che certi sogni non hanno età”.

E in fondo è tutto lì: la scelta di partire per partire, portando la Calabria agli antipodi del mondo e dimostrando che, a volte, il viaggio più lungo è quello che si ha il coraggio di iniziare.