Operazione Risiko, Borrelli: ‘Siderno centro decisionale di una rete criminale globale’
Ricostruiti con riprese video gli incontri riservati e le “mangiate” in cui venivano assunte decisioni strategiche e gestiti i conflitti interni
21 Febbraio 2026 - 10:12 | di Eva Curatola

Video-riprese di incontri riservati e “mangiate” per ricostruire i passaggi decisionali interni alla ’ndrangheta e i rapporti tra Calabria, Canada e Stati Uniti. È il cuore dell’operazione “Risiko”, illustrata questa mattina nel corso di una conferenza stampa al Comando provinciale dei Carabinieri di Reggio Calabria.
L’attività, condotta dal ROS sotto la direzione della Procura di Reggio Calabria – Dda, con la collaborazione dell’FBI, ha portato all’arresto di sette soggetti indagati, a vario titolo, per associazione mafiosa, estorsione e danneggiamento, con l’aggravante del metodo mafioso.
A fare il punto è stato il procuratore Giuseppe Borrelli, che ha insistito su un dato investigativo:
“Abbiamo ricostruito attraverso riprese visive, i momenti decisionali che si realizzano in incontri riservati con le cosiddette “mangiate”, tipiche delle organizzazioni mafiose”.
Per la Procura, dagli atti emerge “un quadro chiaro” della struttura e del funzionamento del gruppo Commisso di Siderno, compresa la capacità di intervenire nella risoluzione dei conflitti di vario genere – anche di vita quotidiana, come la ricerca di lavoro, la risoluzione di problemi di viabilità – e di disciplinare i rapporti tra articolazioni e territori.
Il profilo transnazione dell’operazione Risiko
Secondo Borrelli, il profilo dell’indagine è rilevante anche per un altro aspetto: la conferma dei collegamenti internazionali.
Il procuratore ha richiamato l’esistenza di un “Siderno Group of organized crime” dislocato, oltre che in Italia, “in Canada e negli Stati Uniti”, con la componente calabrese descritta come centro decisionale capace di “delimitare tensioni, disciplinare i rapporti tra gruppi operanti su diversi territori e garantire unità strategica”.
Nel suo intervento, Borrelli ha poi richiamato il ruolo attribuito dagli inquirenti ad un soggetto – Frank Albanese – ritenuto “snodo” tra le proiezioni estere, in particolare nell’area di Albany, Stato di New York, indicando una funzione di raccordo e di gestione dei flussi informativi e delle direttive operative, oltre ad attività legate alla raccolta di denaro e al sostegno dell’organizzazione.
Albanese ha fatto, per anni, da “ponte” tra i due mondi, Siderno e gli USA, tornando a casa per “le vacanze” per mantenere ben saldi i rapporti fra i continenti.
Infine, l’accento sulla dimensione transnazionale:
“Non è possibile pensare ad un efficace contrasto alla ‘Ndrangheta senza operare in una dimensione internazionale” ha detto Borrelli, richiamando la necessità di cooperazione con altre magistrature e forze di polizia e sottolineando l’importante collaborazione con l’FBI, fondamentale per la riuscita dell’operazione Risiko.
Il procuratore ha inoltre rimarcato la presenza della ’ndrangheta, oggi, “in quasi tutti e cinque i continenti”. Una caratteristica che, secondo la Dda, la distingue per capacità di espansione e di coordinamento globale.
