Elezioni Reggio, Paolone detto gas non sfonda: quando la popolarità non basta
La dimostrazione che una candidatura capace di accendere curiosità e polemiche può comunque restare marginale dentro l’urna
26 Maggio 2026 - 11:06 | di Redazione

Si può diventare virali in pochi giorni. Finire nei commenti, nei gruppi WhatsApp, sulle pagine social, persino in una trasmissione nazionale. Ma poi arrivano le urne. E la matita sul foglio, quella, non lascia spazio ad interpretazioni.
È quello che è accaduto a Paolo De Stefano, candidato al Consiglio comunale di Reggio Calabria nella lista Reset, a sostegno di Mimmo Battaglia sindaco. Per tutti, ormai, Paolone detto Gas.
Il suo nome era esploso in campagna elettorale dopo il manifesto con la dicitura diventata subito riconoscibile: “Paolo detto Paolone detto Gas”. Poi l’intervista a La Zanzara, su Radio 24, con Giuseppe Cruciani. Un passaggio che aveva trasformato una candidatura locale in un piccolo caso nazionale.
Alla prova del voto, però, il risultato è stato molto diverso dalla visibilità ottenuta. Con i dati ancora parziali, relativi a 172 sezioni scrutinate su 196, De Stefano ha raccolto 98 preferenze.
Il caso mediatico non diventa consenso
La campagna di Paolone detto Gas ha fatto parlare. Molto. Prima per il manifesto, poi per alcune frasi pronunciate in radio su omosessuali, Mussolini e Putin, finite rapidamente al centro del dibattito. Poi le scuse.
Ma il voto ha restituito un dato secco: l’attenzione non coincide sempre con il consenso. Essere riconoscibili non significa essere scelti. E una candidatura capace di accendere curiosità e polemiche può comunque restare marginale dentro l’urna.
Le 98 preferenze, al netto della parzialità del dato, raccontano proprio questo. La città ha visto, commentato, discusso. Ma non ha premiato.
Proposte semplici, risultato debole
De Stefano aveva impostato la sua campagna su temi immediati: le buche nelle strade, le perdite della rete idrica, le fogne, l’illuminazione, la spazzatura e la necessità di trattenere i giovani a Reggio.
Argomenti concreti, presenti nella vita quotidiana dei cittadini. Il problema, però, è che attorno alla sua candidatura ha finito per pesare più il personaggio che il programma.
Il nome “Paolone detto Gas” ha funzionato sul piano della notorietà. Molto meno su quello politico.
Reggio sceglie il cambio di pagina
Il dato personale di De Stefano, però, si inserisce in un risultato più ampio. Reggio Calabria, dopo 12 anni di guida centrosinistra, ha scelto di affidare il governo della città al centrodestra.
Un cambio netto, che ridisegna gli equilibri di Palazzo San Giorgio e manda un messaggio preciso anche alle liste e ai candidati del campo opposto.
Dentro questo quadro, il caso Paolone detto Gas resta una delle immagini più curiose della campagna elettorale. Ma il verdetto delle urne è chiaro: la popolarità può accendere i riflettori, non garantisce i voti.
Iscriviti al nostro Canale Whatsapp per restare sempre aggiornato con le ultime notizie
