“Perché spendere 150 euro per comprare un trapano che (é stato calcolato) usiamo per 8 minuti in tutta la nostra vita?”. C´é questo spirito alla base di “Leila”, prima biblioteca degli oggetti o “oggettoteca” come é stata simpaticamente definita. Basata su una analoga idea nata a Berlino nel 2011, il progetto italiano é nato in questi giorni a Bologna. Invece di libri, da “Leila” si va per prendere in prestito degli oggetti, che una volta utilizzati saranno restituiti. Di circa 50 euro la quota associativa, valida per un anno.
Antonio Beraldi, assieme alla compagna Francesca Gioia, ha dato vita a questa interessante iniziativa. Riutilizzo di oggetti magari messi da parte, condivisione delle risorse. “Un anno fa ho mandato mail a una cinquantina di amici in cui chiedevo loro se erano disposti a mettere un oggetto in condivisione, la risposta è stata buona. Poi il Comune e il quartiere San Vitale hanno dato il loro appoggio e il resto è venuto grazie all’impegno gratuito dei volontari, dato che di soldi non ce n’erano e non ce ne sono” ha raccontato Beraldi ai microfoni de “La Stampa”.
Come funziona nei dettagli la biblioteca degli oggetti e quali sono le motivazioni che ne hanno spinto l´ideazione? Lo spiega Beraldi: “Lo scopo è sia economico che sociale. Non siamo peró un mercatino dell’usato, il patto è che dopo un anno, allo scadere della tessera, gli oggetti vengano restituiti ai proprietari. Prestare o condividere un oggetto è più difficile che sbarazzarsene, ed è questo lo spirito del progetto”.
Se l´oggetto che si prende in prestito si rompe o si perde, si copre la spesa attraverso un documento che si firma prima di prenderne possesso. Questo tipo di progetto si sta diffondendo in tutta l´Europa, punti Leila sono stati già aperti a Vienna, Innsbruck, Lipsia, e un altro sarà avviato a Copenaghen.
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