Pugni e violenza all’Asp di Reggio, il racconto del dott. Tripodi: ‘Scena assurda, mi è andata bene…’
Il dottore Tripodi è stato colpito al volto da un paziente che non aveva la prenotazione.: 'Servono più controlli e personale'
16 Ottobre 2025 - 17:11 | di Vincenzo Comi

Un pomeriggio come gli altri, di ordinaria attività al Dipartimento di Prevenzione dell’Asp di Reggio Calabria si è trasformato in un momento di vera follia e paura per il personale.
Il dottore Salvatore Tripodi, pneumologo e allergologo, è stato aggredito da un uomo che, senza alcuna prenotazione, pretendeva di essere visitato. Due pugni al volto, traumi facciali e una momentanea perdita di coscienza.
L’episodio, subito denunciato, ha suscitato la reazione ferma dell’Ordine dei Medici Chirurghi e Odontoiatri della provincia di Reggio Calabria, che in una nota ha espresso “la più ferma e indignata condanna per la vile aggressione”.
Il dott. Tripodi a CityNow: “Mi ha saltato addosso all’improvviso”

Ancora scosso, il dottore Tripodi ha raccontato ai nostri microfoni quanto accaduto:
“Era pomeriggio, ho visto due persone. Uno urlava, diceva che dovevo fargli qualcosa, ma non era chiaro cosa. Gli ho chiesto di attendere, di finire prima i prenotati. È stato il finimondo: ha buttato a terra i fascicoli e mi è saltato addosso. I colleghi sono intervenuti e la polizia lo ha fermato.”
Tripodi non nasconde la paura ma anche la consapevolezza che, dietro gesti del genere, si nasconde un disagio profondo legato alle difficoltà del sistema sanitario:
“Forse era esasperato. Chissà quante strutture aveva già girato senza trovare risposte. Mi è andata bene che non fosse armato, poteva andare peggio. Durante la colluttazione è rimasto coinvolto anche un bambino che era lì per un altro servizio. Una scena terribile.”
“Noi non mandiamo mai via nessuno”
Il medico sottolinea come il problema non sia solo l’episodio in sé, ma una gestione sanitaria che spesso lascia soli operatori e cittadini.
“Noi non mandiamo via nessuno, visitiamo anche chi arriva senza appuntamento, oltre l’orario di lavoro. Non ci siamo opposti alla prestazione, abbiamo solo chiesto di attendere. Ma servono filtri, controlli all’ingresso, altrimenti le strutture diventano ingestibili.”
“Sanità in sofferenza: pochi medici, troppa burocrazia”
L’aggressione è anche il sintomo di un sistema che fatica a reggere.
“La sanità calabrese resterà in deficit se non si assume personale. Tutti vanno in pensione, i tempi per sostituirli sono lunghissimi, e chi resta deve fare il lavoro di dieci persone. È inevitabile che si creino tensioni.”
Il dottore cita l’impegno dell’Asp e dei vertici aziendali nel sostenere i medici e migliorare le strutture, ma invita la Regione a intervenire con misure concrete:
“Si sta lavorando bene sul recupero degli ambienti, ma serve di più. Bisogna investire in personale, attrezzature, e creare un collegamento vero tra ospedali e territorio. Solo così si riduce il caos e si tutela chi lavora.”
“Una struttura con una storia centenaria e solo due medici”
Il centro polmonare in cui Tripodi opera ha una storia lunga quasi un secolo, ma oggi vive una situazione limite:
“Quando sono arrivato eravamo in trenta, oggi siamo due medici e due infermieri. È chiaro che con un filtro, con più personale, questa situazione non sarebbe successa.”
Nonostante le difficoltà, qualche passo avanti c’è:
“Sono arrivate nuove apparecchiature, un emogas analizzatore di livello e alcuni spirometri portatili. Speriamo di avere presto una spirometria globale, perché oggi dobbiamo mandare i pazienti fino a Lamezia.”
La solidarietà dei colleghi e dell’Ordine dei Medici
Il dottore Tripodi ha ricevuto il sostegno immediato dei vertici aziendali, dei colleghi e dell’Ordine dei Medici.
“Mi ha chiamato anche il dottor Veneziano. È stata una brutta esperienza, ma non provo rancore. Quella persona rappresenta una realtà difficile che viviamo ogni giorno. Serve cambiare atteggiamento e gestire i servizi in modo diverso.”
Un segnale da non ignorare
L’aggressione al medico reggino è l’ennesimo episodio di violenza nei confronti del personale sanitario.
Una ferita che colpisce non solo chi la subisce, ma l’intero sistema. Dietro la rabbia e la frustrazione di un cittadino esasperato, c’è il volto di una sanità regionale che ha urgente bisogno di risposte.
