Al Museo di Reggio l'esposizione “Medma. Una colonia locrese sul Tirreno”

Medma fu una importante polis magnogreca, luogo nevralgico di scambi culturali e commerciali nel Mediterraneo e di produzione artistica di grande qualità

L’autunno si conferma, al Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria, una stagione ricca di iniziative di valorizzazione del patrimonio culturale calabrese.

Un appuntamento di alta qualità culturale e di grande valore identitario attende gli ospiti del Museo, giovedì 19 settembre, alle ore 17.30, nello spazio di Piazza Paolo Orsi: sarà inaugurata “Medma. Una colonia locrese sul Tirreno”.

L’esposizione, curata dal direttore del MArRC Carmelo Malacrino con l’archeologo Maurizio Cannatà, sarà visitabile fino al 30 novembre 2019.

Alla cerimonia inaugurale interverranno, tra gli altri, l’assessore comunale alla Valorizzazione del patrimonio culturale di Reggio Calabria, Irene Calabrò, e il direttore del Museo e Parco Archeologico di Medma-Rosarno, Fabrizio Sudano.

Testimonianze della colonia locrese fondata tra la fine del VII e gli inizi del VI secolo a.C. nell’area dell’odierna Rosarno, si trovano in storici e geografi dell’antichità di chiara fama, come Strabone, Tucidide, Diodoro Siculo.

Medma fu una importante polis magnogreca, luogo nevralgico di scambi culturali e commerciali nel Mediterraneo e di produzione artistica di grande qualità. L’ubicazione topografica fu individuata da Paolo Orsi, che distinse la presenza di almeno due aree sacre: Calderazzo e S. Anna.

«Quest’esposizione, che accoglierà i tanti visitatori al loro ingresso al Museo, è di particolare importanza. Presenta una serie eccezionale di reperti, molti dei quali sono esposti per la prima volta dopo un accurato restauro», dichiara il direttore del MArRC e co-curatore dell’esposizione Malacrino.

«È l’occasione per raccontare i tanti aspetti dell’antica Medma, una delle città più rappresentative della Calabria greca, nell’ottica di promuovere e valorizzare tutto il territorio regionale».

«Medma è stata spesso considerata una città “minore” dagli studiosi, in virtù del ruolo politico ricoperto rispetto alla grande storia della Magna Grecia in età arcaica e classica.

Agli archeologi, invece, è ampiamente nota per le sue straordinarie produzioni artistiche e artigianali», afferma l’altro co-curatore, l’archeologo Cannatà.

«Quest’esposizione riveste un particolare valore identitario per il Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria, che ospita nelle proprie collezioni un ricchissimo corpus di terrecotte medmee, rinvenute agli inizi del Novecento dal grande archeologo trentino Paolo Orsi, a cui è stata dedicata la Mostra appena conclusa, realizzata in collaborazione con il Museo Archeologico Regionale di Siracusa a lui intitolato».

La collezione archeologica del MArRC contiene pregevoli reperti provenienti dagli scavi nel territorio dell’antica Medma, in particolare di terrecotte prodotte da botteghe artigiane locali. Alcune statuette femminili votive in terracotta di varie dimensioni attestano il culto di Kore-Persefone.

Mentre le testine fittili di pregiata fattura, con capigliature acconciate alla moda, lisce bipartite o a riccioli “a lumachella”, spesso adornati da gioielli artistici, che risaltano i lineamenti marcati, dai grandi occhi a mandorla dalle palpebre rigonfie e gli enigmatici sorrisi, costituiscono un unicum nella produzione artigianale in Magna Grecia per quantità e varietà di tipologie e di stili.

Merita particolare attenzione un gruppo di arule fittili (altari in terracotta) che riproducono scene tratte dalla coeva tragedia attica. Una caratteristica identitaria e di alto valore artistico, che non trova riscontro nelle produzioni analoghe di Locri e di Hipponion.

Nell’antica Medma, in località S. Anna, si estendeva il santuario di Atena, come testimonia la “stipe dei cavallucci”. Centinaia di piccoli equini in terracotta furono rinvenuti da Orsi ai primi del Novecento e poi da Settis negli anni Sessanta, in una fossa larga 7m x 25 di lunghezza. Una terza area sacra, nei pressi del Mattatoio, fu scoperta successivamente, probabilmente dedicata al culto di Dioniso.

Per la comunicazione visiva dell’esposizione è stata scelta l’arula proveniente dalla necropoli di Petto di Nolio, datata V secolo a. C., ispirata all’“Andromeda” di Sofocle, rappresentata ad Atene nel 412 a.C.: al centro della scena, l’eroe Perseo, abbigliato di pileo (copricapo in pelle o stoffa), faretra e ascia, stringe la mano in segno di patto al re degli Etiopi Cefeo, seduto in trono, impegnandosi a liberarne la figlia Andromeda dalle grinfie del mostro marino al quale era stata data in sacrificio per placare il dio del mare Poseidone, con la promessa di averla in moglie come premio.

L’altro reperto scelto per la comunicazione d’immagine dell’esposizione è la statuetta di offerente dall’area sacra di Calderazzo, sempre del V secolo a.C., di forte valore identitario per la produzione medmea. Infatti, è tra gli oggetti più rappresentativi dell’artigianato locale, in quanto meno soggetto alle influenze della grande statuaria greca.

Tra gli oggetti più suggestivi in esposizione in Piazza Paolo Orsi c’è il cratere a calice (grande vaso usato per mescere vino e acqua) siceliota a figure rosse, datato IV secolo a.C., dalla Necropoli di Nolio-Carrozzo.

La coroplastica medmea è presente in primo piano in molti istituti museali europei ed extracontinentali. Per esempio, è molto diffusa in Germania, nei musei di Monaco, Bonn, Göttingen, Heidelberg, Lipsia, Tübingen, in Inghilterra, al British Museum di Londra, negli Stati Uniti, al Metropolitan Museum di New York, in Australia, al Nicholson Museum di Sydney.

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