Attualità sconvolgente dell’opera di Martoglio con Pattavina a Catonateatro
17 Agosto 2016 - 10:12 | di Redazione

di Anna Biasi – La kermesse teatrale realizzata dalla Polis Cultura di Lillo Chilà, quest’anno non sbaglia un colpo. Ospite sempre gradito a CatonaTeatro è Pippo Pattavina, uno degli attori con una carriera ultrasessantenne alle spalle, superato forse solo da Giorgio Albertazzi e Dario Fo. Una divertentissima tragi-commedia di Nino Martoglio “L’altalena” è stata capace di far ridere di gusto. Nino Martoglio è colui che ha introdotto Luigi Pirandello, il verista per antonomasia, al teatro dialettale, con “A vilanza” Cappiddazzu paga tuttu, opera scritta a quattro mani…un connubio straordinario. Proprio Pirandello aveva grandissima considerazione di Nino Martoglio come autore di teatro.
Recitata in dialetto catanese stretto L’altalena è capace però di essere comprensibile anche ai forestieri, grazie ad una mimica facciale e corporea coinvolgente. Una commedia che rappresenta la drammaturgia siciliana: nasce come dramma di una ragazza Ajtina, definita “a strazzata del cuore” abbandonata dal suo innamorato Mariddu, che trova conforto nella famiglia di lui e in particolare nel fratellastro Neli. Poi pentito, dopo essersi dedicato ad altre donne, Mariddu la rivuole ancora, ma lei rifiuta.
Nino Martoglio, attore, giornalista, commediografo, poeta e regista è un precursore dei tempi: la storia di Agatina, ambientata a cavallo tra 800 e 900, è del tutto attuale; infatti, è impensabile per una donna di quel tempo poter rifiutare il suo promesso sposo. La commedia si presta a tante altre operazioni comiche travolgenti. Tutto si svolge prima in un salone da barba e poi a casa della zia di Ajtina, e Pitirru e Ninu sono i “giovani di bottega del barbiere”, giovani ma non troppo, che conducono all’apoteosi dell’ilarità.
Altri nove attori straordinari sul palco, capaci di proporre un piacevole spettacolo, ognuno con le sue peculiarità: Carmelo Rosario Cannavò, Raniela Ragonese, Cosimo Coltraro, Emanuele Puglia, Santo Pennisi, Santo Santonocito, Ramona Polizzi, Raffaella Bella e Claudia Bazzano.
È bellissimo scrivere in italiano ma pensare in siciliano “il teatro siciliano in genere influisce tantissimo nella carriera, perché l’attimo in cui si esce dal teatro in vernacolo e ci si immerge in uno spettacolo in lingua italiana, senza denunziare le proprie origini, offre una verità interpretativa straordinaria”.
“Il pubblico non la perdona – afferma Pippo Pattavina – perché il teatro è come uno sport, quando lo sportivo va a tappeto, il pubblico lo abbandona… è per il campione” .
Dona la sua fatica, quando potrebbe starsene a casa perché gli piace, perché è bellissimo fare teatro, anche se è davvero immorale non ricevere il compenso per il proprio lavoro.
Si apre il sipario e poi i soldi dove sono? Lo dice anche in una battuta dell’opera che dirige magistralmente “lo sa solo Dio quanto ci vuole per trovare un posto”.
È esilarante Pattavina quando sbaglia il condizionale, quando dice “non sorreggiamola la ragazza”, quando mostra la sua giuntura dei pantaloni, quando gli attori si alzano e si siedono a ritmo serrato, quando i protagonisti in carne ossa effettuano un rallenty, un vero slow motion, tipico di effetti cinematografici, che strega la platea.
Armonie incalzanti e mai banali e sul finale tanti applausi da parte del pubblico soddisfatto per la rappresentazione “perché l’attore e il pubblico sono uniti come l’uomo e la donna, in un amplesso… in quel momento l’attore e il pubblico stanno facendo all’amore”.
