Bilancio Comune, Falcomatà all’incasso. Zingaretti: ‘Quanto ottenuto è figlio della disponibilità del Governo’

In Conferenza stampa con l’assessore Calabrò il primo cittadino è raggiante: ‘Ora i conti tornano’

Il risultato è di quelli che possono cambiare le sorti di un territorio. Azzerare, o cominciare ad azzerare, grazie a delle misure ad hoc, il debito accumulatosi in questi anni in capo al Comune di Reggio Calabria, è una buona notizia per tutti, addetti ai lavori, politici, e semplici cittadini.

E a dare più forza a questo concetto, espresso in conferenza stampa dal sindaco Giuseppe Falcomatà insieme all’assessore al Bilancio, Irene Calabrò, è intervenuto anche il segretario del Partito democratico Nicola Zingaretti coinvolto personalmente nella partita. Il numero uno del Pd ha reso merito alla caparbia del primo cittadino, riconoscendo al governo il merito di essere intervenuto in maniera fondamentale per risollevare le sorti del Comune all’indomani delle sentenze della Corte Costituzionale che avevano fatto lievitare il disavanzo reggino fino a 399 milioni di euro.

“Tutto quello che Reggio ha ottenuto è certo figlio della disponibilità del governo, ma è il prodotto della battaglia del sindaco Falcomatà che da settimane si batte come un leone per difendere la città. Ennesima conferma della forza di alcuni sindaci, di quelli che antepongono gli interessi dei cittadini anche alle politiche dei partiti a cui appartengono”.

Insomma per Zingaretti quello che è avvenuto è “qualcosa di epocale” che mette nelle condizioni la città di Reggio di entrare a pieno titolo in una possibile rinascita italiana con la futura programmazione derivante dai fondi europei in arrivo con il Recovery Fund.

Dall’inferno al paradiso

Il sindaco è raggiante. Sa che una notizia come quella che sta per comunicare ha un peso specifico enorme. Lo avrebbe già in tempi normali, figurarsi nel bel mezzo di una campagna elettorale sui generis come quella odierna.

Decide quindi di prendersi il suo tempo per rinfrescare un po' la memoria rispetto alla situazione della nostra città negli ultimi anni, e cioè dal momento in cui si è insediata la sua amministrazione comunale, segnata da quelli che lo stesso primo cittadino ha chiamato “viaggi della speranza” verso la capitale. Ma adesso, giura Falcomatà, “i conti tornano”.

“Due parole ci hanno accompagnato e hanno caratterizzato la vita amministrativa e politica della nostra città ovvero il debito e il dissesto. Di fronte a questi due termini ci siamo approcciati tenente ben presenti quelle che erano le due uniche possibilità di comportamento da parte nostra. La prima era dichiarare immediatamente il dissesto e quindi fare fallire il Comune ma anche la città, l’altra opzione era comportarsi di fronte a questo spettro del dissesto come il buon padre di famiglia. Decidere l'uno o l’altro significava avere un approccio squisitamente politico o un approccio squisitamente amministrativo. Ha prevalso in noi l’agire del buon padre di famiglia consapevoli che il debito era ingiusto per tutti i reggini, per una intera generazione nata con il macigno del peso del debito del Comune. Noi abbiamo dialogato con tutti in questi anni. La fotografia e la sintesi del travaglio di questi anni è racchiuso però in quello che è successo un paio di settimane fa nel corso dell'ultima decisiva determinante interlocuzione: il Ragioniere Generale dello Stato ci ha detto ‘io non so come avete fatto in questi anni, so solo che una dichiarazione di dissesto avrebbe portato la città a ridichiararlo nel giro di due, al massimo tre anni, perché gli indici di povertà strutturale di un territorio che non dipendono dall’Ente avrebbero fatto sì che l'amministrazione non si sarebbe mai potuta riprendere da sola senza un intervento esterno’. Noi abbiamo spalmato su 30 anni il debito che chi ci ha preceduto ci ha lasciato, fin quando la Corte Costituzionale ha reso impossibile questo, aggiungendo, però, che ai Comuni in predissesto bisogna dare soldi per ripartire, non tempo per pagare i debiti”.

Il Governo – ha annunciato Falcomatà – stanzia un contributo a fondo perduto, di 200 milioni in due anni (100 subito, 50 nel 2021 e 50 nel 2022) per quei pochi Comuni che possano chiudere definitivamente i piani di riequilibrio, consentire di chiudere definitivamente con l'indebitamento, incidere sui tributi locali, al fine di potere finalmente programmare dei bilanci che possano garantire sviluppo alla città e servizi ai cittadini; la nuova liquidità svincolata per le casse comunali cambia tutto lo scenario, al pari della sospensione di tutte le procedure esecutive in essere e degli effetti delle pronunce della Corte dei conti.

Il debito idropotabile

“Nella nostra città il debito idropotabile sembra una lapide”.

Falcomatà ricorda che la questione risale agli anni tra il 1981 e il 2004 e che si chiude 40 anni dopo, ma in maniera netta.

“Nessuno dal 2004 in poi ha deciso di riconoscere il debito che in questi oltre vent'anni era arrivato a maturare cifre esorbitanti, prossime agli 80 milioni di euro. Era qualcosa di etereo, di irraggiungibile. Hanno fatto finta che non c'è tanto. Ma non solo, si è fatto di più, negli anni non solo non è stato riconosciuto questo debito, ma è stato riconosciuto un credito di circa 15 milioni di euro. Quindi si è realizzato un + 95 da un - 80. Noi abbiamo fatto una cosa semplice e banale all'inizio: non riconoscere come attivi i 15 milioni di euro, avviando al contempo una interlocuzione con la Regione per capire il da farsi. Alla fine è stata fatta una transazione che chiude questa partita per una cifra pari a circa 60 milioni di euro, approvata con l'ultimo bilancio”.

Poi, Falcomatà ha ricordato anche i passaggi fatti con la Corte dei Conti, a cui non interessava in quanti anni il debito veniva spalmato, ma interessava soprattutto la trasparenza dei bilanci, la correttezza delle procedure. Così si arriva a questa transazione tra enti spalmata in 20 anni. Ma poi cambia l’orientamento, perché nei Bilanci, che sono triennali, il debito – dice la Corte - va iscritto per la quota parte.

Sommando la pronuncia della Corte Costituzionale e la pronuncia della Corte dei Conti è chiaro che il crack è nei fatti.

Ma il “decreto agosto” risolve anche questo problema ristabilendo un principio chiaro, dicendo che in caso di rateizzazione pregresse non si dovrà più iscrivere a Bilancio l'intero importo ma solo la quota maturata.