Consegna Cero Votivo, Falcomatà: “Casse comunali non sono più un bancomat”
Oggi la tradizionale consegna del Cero Votivo al Duomo di Reggio Calabria. Le parole del sindaco Falcomatà
17 Settembre 2019 - 11:31 | Redazione

Oggi la tradizionale consegna del Cero Votivo al Duomo di Reggio Calabria. Il sindaco Falcomatà, attraverso il seguente intervento, si è soffermato sul momento storico vissuto dalla città e la strada maestra da seguire in futuro.
“Oggi, per il quinto anno, ho l’onore di consegnare il Cero Votivo. Non ci si abitua mai a parlare da qui, in questa meravigliosa cattedrale, ai piedi del quadro della nostra Madonna della Consolazione. Attenzione a chi smette di emozionarsi, a chi pensa che un incarico temporaneo sia un qualcosa di proprio, a chi coltiva l’abitudine al potere.
Il sindaco viene definito come il primo cittadino. E’ vero, ma al contempo è anche l’ultimo. Con le critiche, i suggerimenti e i consigli che i reggini mi danno -le parole di Falcomatà- mi ricordo di cosa significa il mio ruolo.
La politica non è ricerca del potere o consenso, non mi rassegno invece all’idea che la politica sia uno strumento per rendere migliore la vita dei cittadini. Questo strumento a volte può incepparsi, e puoi sentirti impotente o smarrito. Ma questo fa parte delle difficoltà dell’uomo, e devi prenderti anche delle responsabilità che non hai
I principi della democrazia, in questo momento storico, sono messi a rischio per ignoranza o propaganda. Quando abbiamo paura di chi ci sta vicino, il sentimento cede il passo al risentimento. La nostra identità -spiega il sindaco di Reggio Calabria- muore quando lasciamo spazio ai personalismi.
Quanto è bella la nostra città in questi giorni di festa. Basterebbe avere questa unità e identità per tutto l’anno.
Reggio negli ultimi anni ha abbracciato l’idea di una pianificazione partecipata, abbandonando l’abitudine di non spendere i fondi europei e utilizzare casse comunali come un bancomat. C’è ancora però tanta strada da fare, e c’è una dignità da preservare, anche nella morte. Per questo motivo dobbiamo valorizzare, e non limitarci a farla sopravvivere, strutture per noi fondamentali come l’Hospice”, conclude Falcomatà.
