Coronavirus e carenza di personale. Infermiere reggino a Rai1: 'Tanti vengono lasciati a casa'

È andato a nord per aiutare i colleghi, ma cosa ne è del sud? L'infermiere reggino spiega la sua difficile scelta e l'attuale situazione della sanità calabrese

Ancora aggiornamenti e riflessioni sull'emergenza Coronavirus al centro della puntata di Frontiere. Il programma televisivo d'inchiesta in onda, in seconda serata, su Rai 1.

"Viviamo in un tempo sospeso tra la vita di prima e quella che verrà. E tutti non facciamo che domandarci 'Quanto durerà?', 'Questo isolamento volontario che abbiamo accettato controvoglia da quando abbiamo capito di essere in pericolo funzionerà?'. In un mondo praticamente sottosopra la Cina si è trasformata da untore e soccorritore. Una delegazione cinese ci ha portato 31 tonnellate di materiale, mentre i cugini europei non ci vendono le mascherine e ci negano i respiratori polmonari".

Questa è l'Italia di oggi raccontata da Franco Di Mare.

"In pochi giorni ci siamo trasformati da focolaio a modello per l'Europa intera. Questo isolamento ci ha dato l'opportunità di riscoprire i vicini, non più antagonisti bensì sostegno psicologico e risorsa. Da nord a sud ci troviamo a cantare e sorridere dai balconi e dalle finestre". 

Al fianco del conduttore ci sono Walter Ricciardi membro dell'esecutivo dell'Organizzazione mondiale della sanità (Oms) e consulente del ministero della Salute e il sociologo Domenico De Masi. Nel corso delle numerose interviste impossibile non intravedere un volto conosciuto, è quello dell'infermiere reggino Francesco Anoldo.

Frontiere ha sentito le voci di chi, ogni giorno, si trova in prima linea.

"Sono un infermiere, lavoro in chirurgia toracica presso il Grande Ospedale Metropolitano di Reggio Calabria. Nei giorni scorsi, quello che più mi ha colpito è la storia di 3 infermieri che erano in servizio presso la loro unità operativa da 20 giorni. Da qui è nata l'idea di contribuire, di trovare un modo per dare una mano".

Sembra strano sentire un infermiere dal sud emigrare nord conoscendo la grande carenza della sanità, in particolar modo in Calabria.

"È vero che gli infermieri nel nostro ospedale non sono sufficienti, ma è vero anche che molti di questi sono stati mandati a casa dall'Azienda. La paura di andare nella 'zona rossa' c'è, ma non è un'angoscia. Non credo di poter fare niente di trascendentale, solamente il mio lavoro". 

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