Il Cosenza richiama il giovane Santapaola: 'Solo un malinteso'

Travolta dalle polemiche, la squadra silana torna sui suoi passi e riconvoca il ragazzo

Potrebbe essere rientrato il caso legato a Pietro Santapaola Jr, il giovane calciatore messinese allontanato dalla primavera del Cosenza a causa della condanna per mafia a 12 anni di reclusione subita in primo grado dal padre del campioncino in erba.

Nella serata di ieri infatti la società silana, travolta dalle polemiche per una epurazione dal sapore “etnico”, sembrerebbe essere tornata sui suoi passi. Proprio in coincidenza con un’intervista rilasciata da Santapaola ad una troupe televisiva, la dirigenza silana ha inviato una comunicazione via mail alla famiglia del giovane centrocampista nella quale si annunciava la disponibilità della società al reintegro in rosa e quindi nel convitto da cui, una decina di giorni fa, era stato allontanato.

Il Cosenza richiama Santapaola: "Malinteso"

Nella lettera, la società silana si dice sorpresa dall’eco mediatica suscitata dal caso Santapaola, limitandosi a parlare genericamente di malinteso. Una marcia indietro netta quella della dirigenza rossoblu (anche se col freno a mano tirato), che in seguito all’allontanamento del diciassettenne  centrocampista messinese  - sbarcato in riva al Crati all’inizio di gennaio dopo essere stato scovato dagli scout silani a Licata, nel campionato di serie D – era stata travolta dalle polemiche per una decisione punitiva che era, alla fine, approdata negli uffici della Procura di Cosenza.

L’avvocato Salvatore Silvestro infatti, legale del calciatore, aveva denunciato il patron rossoblu Eugenio Guarascio – l’imprenditore lametino a capo di un piccolo impero nel settore dei rifiuti, che aveva rilevato la società in seguito al fallimento del titolo sportivo – con l’ipotesi di violenza privata e mobbing.

«Aspettiamo una comunicazione ufficiale – spiega l’avvocato Silvestro a CityNow – per ora abbiamo solo ricevuto questa mail in cui si dice al ragazzo che può tornare al convitto non appena rientri sotto controllo la situazione legata al covid che ha visto un paio di compagni di squadra di Pietro risultare positivi. Comunque un passo avanti, speriamo che tutto rientri, certo il ragazzo è ancora molto scosso da quanto successo».

Caso risolto, resta l'amaro in bocca

E se il caso del giocatore sospeso per una sorta di delitto “parentale” sembra essere sulla via della risoluzione, resta l’amaro in bocca per l’ennesima occasione sprecata dal mondo del pallone (Lega di serie B, Assocalciatori e ovviamente, Cosenza Calcio, tutti arroccati in un silenzio assordante), che sull’altare di una non meglio precisata legalità puritana e moraleggiante, ha sacrificato alcuni dei valori che hanno fatto del calcio qualcosa di più di un semplice sport legato a ventidue atleti in mutande che inseguono una palla su un prato.