Donne d’ingegno: le storie di Beulah Louise Henry e Margarete Schütte-Lihotzky

Due donne che hanno messo il proprio ingegno al servizio della società contribuendo a migliorare gli aspetti più pratici e funzionali del vivere domestico e quotidiano

BEULAH LOUISE HENRY MARGARETE SCHÜTTE LIHOTZKY

Beulah Louise Henry e Margarete Schütte-Lihotzky, due donne che hanno messo il proprio ingegno al servizio della società contribuendo a migliorare gli aspetti più pratici e funzionali del vivere domestico e quotidiano con un’eco che arriva ai giorni nostri.

L’associazione AIDIA (Associazione Italiana Donne Ingegneri e Architetti) Sez. Reggio Calabria – Commissione Cultura, le presenta ai nostri lettori attraverso la consueta rubrica ‘Donne d’ingegno. Ritratti dal mondo dell’ingegneria e dell’architettura’.

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BEULAH LOUISE HENRY

Beulah Louise Henry “Lady Edisons”

Ing. Caterina Fortebuono, socia AIDIA RC

Beulah Louise Henry (1887–1973) era una forza della natura. Senza una formazione tecnica formale, riuscì a ideare più di cento invenzioni e a ottenere quarantanove brevetti, conquistandosi il soprannome di “Lady Edison”.

Le sue creazioni, dal congelatore sottovuoto per il gelato alla macchina da cucire senza bobine, fino al Protograph che copiava testi senza carta carbone, erano soluzioni semplici e geniali per risolvere i problemi di ogni giorno.

Nata nel 1887 in North Carolina da una famiglia colta, circondata da creatività e intelletto, mostrò talento per l’invenzione, fin da piccola, mentre gli altri bambini giocavano, lei trascorreva il tempo a disegnare progetti e a immaginare modi per migliorare gli oggetti di uso quotidiano. 

Studiò al North Carolina Presbyterian College e all’Elizabeth College di Charlotte, si spostò prima a Memphis e poi, dopo il successo del suo ombrello a copertura intercambiabile, nella frizzante New York degli anni Venti. Qui fondò due aziende: la Henry Umbrella and Parasol Company e la B.L. Henry Company; collaborò con alcune delle più importanti compagnie del settore meccanico e tipografico.

Solo nel 2006 è stata inserita nella National Inventors Hall of Fame, riconoscimento tardivo ma meritato. La sua storia risplende non solo per le invenzioni, ma per il coraggio di innovare in un’epoca in cui, per una donna, creare e vivere di innovazioni era considerato appannaggio di un mondo maschile quasi impossibile…  eppure lei riuscì a cambiare il volto della creatività!

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MARGARETE SCHÜTTE-LIHOTZKY

La rivoluzione silenziosa di Margarete Schütte-Lihotzky

Arch. Alessandra Iaria, socia AIDIA RC

Non fu un vezzo aristocratico, né un semplice esercizio di stile, a spingere Margarete Schütte-Lihotzky verso le aule della K.K. Kunstgewerbeschule nel 1915. In una Vienna ancora intrisa di fasti imperiali ma già scossa dai primi fremiti della modernità, la sua scelta di abbandonare l’illustrazione per abbracciare l’architettura rappresentò un atto di rottura quasi eversivo. Sebbene il primato accademico femminile spettasse a un’altra, fu lei a rivendicare per prima il diritto di abitare il cantiere come professionista, trasformando una disciplina di appannaggio maschile in uno strumento di emancipazione collettiva. Mentre i suoi contemporanei si perdevano nei fregi delle facciate, lei volgeva lo sguardo verso le ombre della classe lavoratrice, intuendo che la vera urgenza risiedesse nel disagio abitativo del proletariato. La cucina divenne così il suo laboratorio politico. Già nel 1917, comprese che la liberazione della donna e il rinnovamento urbano dovevano muovere dai gesti quotidiani. Era la nascita di un metodo: progettare “dall’interno verso l’esterno”. La celebre Frankfurter Küche emerse non come semplice arredo, ma come manifesto del funzionalismo puro. In quegli spazi millimetrici, dove ogni disfunzione era bandita per far posto al risparmio di tempo e di energia, si compiva il miracolo dell’Existenzminimum: dimostrare che la dignità dell’abitare si misura nell’intelligenza del progetto. Schütte-Lihotzky ha lasciato in eredità molto più di una cucina componibile.