Elezioni, Lega in picchiata al sud e in Calabria: L’europarlamentare Sofo boccia Invernizzi

Impietosa l’analisi del politico: “Movimento affidato a gente senza alcun radicamento, a riciclati, a volponi in cerca di taxi”

Mai come in questa tornata elettorale si è sentito parlare poco dei risultati elettorali. In pochi sono disposti a proporre un'analisi chiara e scevra da condizionamenti di sorta. Saranno i ballottaggi o saranno i risultati stessi a sconsigliare gli addetti ai lavori, fatto sta che i risultati consegnati dalle urne gli scorsi 20 e 21 settembre sono lì in attesa di essere commentati e spiegati dai partiti stessi.

Una voce critica, nel silenzio assordante del post voto, si leva, però all’interno della Lega.

Vincenzo Sofo, europarlamentare del Carroccio, eletto nel 2019 nel Collegio Sud Italia, offre un punto di vista nuovo rispetto ai risultati elettorali di una settimana fa. Di origini calabresi – più precisamente di Bovalino – Sofo è un trapiantato a Milano, dove si è formato, abbracciando il progetto di trasformazione della Lega – movimento nel quale milita dal 2009 – da movimento indipendentista del Nord a movimento nazionale. Per questo ha canalizzato in questa direzione il proprio impegno politico, avviando dal 2013 iniziative in tutto il territorio del centro-sud per promuovere il progetto della Lega di Salvini.

Oggi però non risparmia critiche ai vertici calabresi del carroccio, quando afferma: “ritengo sbagliato oggi mettere in discussione Salvini. Ma ovviamente, se si vuol correggere il tiro, qualcosa da mettere in discussione c’è ed è innanzitutto chi lo ha consigliato al Sud”.

Il suo pensiero - contenuto in un editoriale pubblicato proprio questa mattina sul proprio blog personale – prende le mosse da quello che lo stesso Sofo considera il vero tema che la Lega deve affrontare se vuole conservare la sua dimensione nazionale, e dunque la leadership del centrodestra, e cioè il suo progetto nel Mezzogiorno, “essendo evidente che fallendo il consolidamento in questa terra Salvini perderebbe il ruolo di leader della metà destra (ma intera) dell’Italia”.

Per lui “si è sbagliato approccio” nel Mezzogiorno, e a dimostrarlo sarebbero i dati elettorali di Puglia, Campania e Calabria:

“Nel 2019 il consenso dei pugliesi era stato del 25,3%, un anno dopo siamo sotto il 10%. Stesso discorso vale per la Campania, dove alle europee la Lega si attestava sopra il 19% mentre alle regionali è scesa al 5,6%. Ma ancora più eloquente è il caso Calabria dove lo scorso fine settimana la Lega ha fatto il terzo giro di boa passando dal turno amministrativo di due comuni molto importanti: Crotone e soprattutto Reggio Calabria. Nel 2019 alle europee la Lega è stata votata dal 22,6% dei calabresi: a Crotone dal 21,5% a Reggio dal 22,4%. Un anno dopo alle regionali è scesa al 12%: a Crotone il 14,3%, a Reggio l’8,2%. Lo scorso fine settimana alle amministrative a Crotone ha preso il 3,6% e a Reggio, nonostante esprimessimo il candidato sindaco, il 4,7%”.

La colpa di questo calo tuttavia, per Sofo, non è da addebitare a Matteo Salvini, bensì a chi lo ha “danneggiato” consigliandolo e gestendogli il Sud.

“La verità –è il ragionamento dell’europarlamentare - è che la gente del Sud si affiderebbe volentieri a Salvini ma è meno contento di affidarsi a chi rappresenta Salvini su quei territori. Innanzitutto perché è evidente che a nessuno piaccia farsi comandare da qualcuno che non sia espressione del proprio territorio, soprattutto se distante dalla propria cultura, tradizione, mentalità. Perché se già un bergamasco difficilmente apprezza di essere gestito da un bresciano, figuriamoci quanto un calabrese possa apprezzare di essere gestito da un bergamasco. Soprattutto al Sud, terra talmente disperata da aver bisogno di qualcuno che si batta per lei con amore, passione e spirito di appartenenza. E’ il principio di sovranità e di autodeterminazione che – noi che lo difendiamo politicamente in Europa e in Italia – dobbiamo essere capaci ad applicare all’interno del movimento”.

Per Sofo, Cristian Invernizzi ha commesso tre errori, in primo luogo “affidando il movimento a gente senza alcun radicamento, a riciclati, a volponi in cerca di taxi”. In secondo luogo, per evitare errori che scatenino le ire del proprio leader, si è commesso il secondo errore di “non compiere quella fondamentale opera di ricerca, inclusione e selezione di nuova classe militante e dirigente necessaria per far crescere il movimento”. Infine, per assicurarsi di restare necessari al proprio leader, si sarebbe compiuto il terzo errore fatale: “impedire la crescita di una vera classe dirigente locale, capace di gestirsi autonomamente, preferendo la creazione di piccole coorti di adulatori da esibire giusto per mostrare il minimo sindacale”.

Insomma, tre errori che portano inevitabilmente a una conseguenza:

“la mancanza di una valida azione politica su quei territori, la mancanza di un’offerta di proposte che sappia andare oltre le classiche battaglie generaliste e sollevare le necessità locali”.

Per Sofo, inoltre, ci si culla sull’idea che tanto alla fine ci pensa la popolarità di Salvini a rimettere le cose a posto. Ma per l’europarlamentare le cose dovrebbero andare diversamente:

“Il mea culpa dunque dovrebbe farlo chi da Salvini era stato chiamato a far crescere politicamente questi territori. Non lui, a cui invece ora – per risollevarsi – tocca lo sforzo di dover, lì, ricominciare daccapo. Affidandosi stavolta a chi è sul posto e a chi davvero quel posto lo sa interpretare e rappresentare”.