Elezioni Regionali, Oliverio e il Pd non trovano la quadra: “Ancora siamo in tempo, ma…”

Il Governatore uscente a Lamezia fa chiarezza sull’incontro “segreto” con Zingaretti. Tanta ancora la distanza tra i due. Bocciato Callipo: “Non è il rinnovamento”

Il Partito democratico e Mario Oliverio cercano di dialogare ma non riescono a venire a capo del bandolo della matassa. È lo stesso Oliverio a confermare di aver visto mercoledì scorso il segretario Nicola Zingaretti. Un incontro la cui “segretezza” è stata svelata stamane dal consigliere Democratici e progressisti Giuseppe Giudicendrea, che in una nota ha raccontato che “mercoledì scorso siamo riusciti, anche grazie ai buoni uffici di Marco Furfaro e di Nicola Oddati, oltre che alla disponibilità silente del commissario Graziano, a far incontrare in “gran segreto” Zingaretti ed Oliverio a Roma. Credo che il Presidente Oliverio – ha sottolineato Giudicendrea - abbia incassato ancora una volta, come giusto che sia, un attestato ufficiale di stima da parte di Zingaretti e credo che si stia lavorando ancora alacremente da parte di Oliverio, oggi, per trovare una quadra agli accordi”.

E venerdì Zingaretti sarà in Calabria a Lamezia per presentare ai calabresi Pippo Callipo quale candidato alla presidenza della regione per il Pd: “Potrebbe essere il momento buono per un passaggio di testimone che – ancora Giudicendrea - sigilli l’unità del partito e del centrosinistra, per poter sperare in una sicura vittoria”.

Una visione ottimistica e speranzosa della vicenda si potrebbe dire. Anche alla luce di quanto accaduto oggi stesso, con il Governatore Oliverio a Lamezia ad inaugurare la sede elettorale, voluta dai Comitati Oliverio Presidente. Proprio in questa occasione il Governatore uscente ha fatto quella “chiarezza” che lui stesso aveva anticipato in un post su facebook.

“Ancora siamo in tempo, ma…”

È un fiume in piena il Governatore. A Lamezia parla a trecentosessanta gradi dell’incontro con Zingaretti, della candidatura di Callipo, e del rapporto odierno con il proprio partito, invitato ad approfondire determinate situazioni e ad una linea di buon senso per scongiurare una spaccatura che potrebbe risultare letale.

“Ancora siamo in tempo – scandisce Oliverio davanti alla platea –. Si eviti di esporre il segretario Zingaretti a situazioni non positive. Lo dico ai consiglieri del segretario. Il mio interesse è in primo luogo la Calabria, e anche il Partito Democratico, perché noi fino a prova contraria siamo dirigenti del Pd, che i calabresi conoscono. Se si parla di commissari venuti da fuori, sono illustri sconosciuti che non conoscono né le vicende calabresi né sono conosciuti dai calabresi. I consigliori calabresi hanno avvelenato i pozzi ma avrebbero fatto bene ad evitare tutto ciò e Zingaretti farebbe bene ad approfondire. Chiedessero prima di esporsi in situazioni di questo tipo, potrebbero farsi una idea più rispondente alla realtà prima di fare danni e lasciare le macerie, perché le macerie le pagheranno i calabresi. In questo mio dire non c’è assillo, tatticismo o furbizia, ma solo preoccupazione. C’è un campo di forze che in questa fase si è raccolto attorno al nostro progetto, io non dispongo di me stesso, perché sarei un egoista e un vigliacco. Io prima di tutto metto a disposizione questo patrimonio per ripartire e ricomporre, però sgombrando il campo da posizioni arroganti lontane dalle realtà”. Un’apertura, quella di Oliverio, per così dire condizionata, anche dagli esiti dell’incontro romano con Zingaretti: “Ma se si continua pervicacemente su questa linea tracciata dal commissario – avverte - credo che si volga al suicidio. Ma credo anche che ci siano i margini per rinsavire. Noi, andremo avanti se questo non avverrà

“Ho chiesto un atto politico di riconoscimento della mia dignità”

Tornando all’incontro “segreto” in quel della capitale, Oliverio ribadisce di aver confermato a Zingaretti “che non ho mai inteso ‘Oliverio o la morte’.

Ho dato, dunque, la mia disponibilità a lavorare insieme per un percorso e un approdo unitario. E l'ho fatto senza chiedere nulla in cambio. Non ho chiesto posti o nomine o promesse varie. Ho solo chiesto una seria correzione di linea rispetto a questi mesi: prima di tutto riaprendo un rapporto ed un dialogo positivo con la coalizione del centrosinistra incredibilmente interrotto dal Commissario Regionale”.

Un atteggiamento quello di Graziano che a detta di Oliverio ha provocato danni ed isolamento al Pd:

“questa chiusura è incredibile” tuona ancora il Governatore, che poi spiega le sue rivendicazioni: “Per me ho solo chiesto, al mio partito, un atto politico concreto di riconoscimento del mio onore e della mia dignità politica. Per queste ragioni ho chiesto atti ufficiali e non parole e chiacchiere”.

“Come si fa a dire che Callipo è il rinnovamento?”

“Non so dove, come e quando sia stata pensata questa proposta della candidatura di Pippo Callipo. Ma provo solo ad immaginare cosa sarebbe successo, intendo dire politicamente, se del sottoscritto avessero parlato alcuni pentiti di mafia”. Oliverio non ci pensa due volte e senza fronzoli colpisce duro il neo candidato: “Non voglio immaginare cosa sarebbe successo se invece di trovarci difronte a pronunciamenti e decisioni inequivocabili da parte di un giudice terzo o difronte alla sentenza della Cassazione che attesta ‘un chiaro pregiudizio accusatorio’ nei miei confronti, se ci fosse stato un processo a mio carico per omicidio colposo con violazione delle norme sulla sicurezza del lavoro. E francamente rimango a dir poco stupito che Zingaretti, che non è mai venuto finora in Calabria, venga venerdì prossimo a mettere la faccia su un candidato di così forte esposizione”.

E d’altra parte per Oliverio Callipo non incarna proprio il rinnovamento:

Ci vuole davvero tanto coraggio a parlare di rinnovamento: ecco perché dico che si sta continuando su una linea incredibile e suicida portata avanti senza alcuna comprensibile ragione e giustificazione. Vedo che il Commissario è giunto persino a scomodare la figura di un grande imprenditore come Olivetti. Consiglio di abbassare toni euforici. Si abbia almeno rispetto della memoria di Olivetti”.

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