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Santo Stefano in Aspromonte, la Festa della Bandiera diventa un messaggio di pace – FOTO

Teatro, musica e memoria per rileggere i moti del 1847: il Tricolore come simbolo di libertà, dialogo e unità

festa bandiera santo stefano ()

La memoria del Risorgimento incontra le sfide del presente. La Festa della Bandiera di Santo Stefano in Aspromonte non è stata soltanto una celebrazione storica, ma un momento di riflessione civile sul valore della pace, della libertà e della cooperazione tra i popoli.

Attraverso il teatro, la poesia e la musica, il piccolo centro aspromontano ha scelto di rileggere i moti carbonari del 1847 e la vicenda dei martiri della bandiera, trasformando il Tricolore in un simbolo universale di dialogo e unità.

Un messaggio particolarmente attuale in un periodo segnato da guerre e tensioni internazionali: la sicurezza dei popoli, è stato ribadito durante la manifestazione, non può essere costruita soltanto attraverso il riarmo, ma attraverso diplomazia, cooperazione e tutela della dignità delle persone.

La Festa della Bandiera nel segno della memoria e della pace

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Ad aprire l’edizione 2026, alla presenza degli eredi della famiglia Romeo e della professoressa Elvira Moscato, vedova dell’indimenticato prof. Elio D’Agostino, è stato il sindaco di Santo Stefano in Aspromonte, Francesco Malara.

La manifestazione è stata impreziosita dalla partecipazione della Fanfara dei Bersaglieri, guidata da Nicola Morabito e dal Capo Fanfara Giovanni Romeo. Dopo il tradizionale alzabandiera ha preso il via il momento centrale della serata: la rappresentazione teatrale “I martiri della bandiera”, scritta e diretta dallo scrittore e poeta Giovanni Suraci, coordinatore del Concorso Nazionale di Poesia per la Pace.

L’opera ha riportato sul palco le vicende storiche del 1847, quando da Santo Stefano in Aspromonte partirono ideali di libertà e riscatto destinati a inserirsi nel percorso verso l’Unità d’Italia.

Una storia che, però, è stata riletta alla luce del presente.

Dai martiri del Risorgimento alla riflessione sul presente

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La vicenda dei martiri della bandiera è diventata così una riflessione sui sacrifici compiuti da uomini e donne per conquistare libertà, democrazia e dignità.

Valori che oggi, secondo il messaggio lanciato dalla manifestazione, devono essere difesi davanti al ritorno di una cultura fondata sulla contrapposizione e sulla convinzione che la forza militare possa essere l’unica risposta alle crisi internazionali.

Il tema centrale della serata è stato proprio questo: se la guerra genera altra guerra, continuare ad alimentare la corsa agli armamenti rischia di diventare un paradosso.

Le risorse destinate alla difesa potrebbero essere indirizzate verso scuola, sanità, ricerca, lavoro, infrastrutture e cooperazione internazionale.

La vera sicurezza, è stato sottolineato, non dovrebbe essere misurata soltanto dal numero delle armi disponibili, ma dalla capacità di costruire condizioni di stabilità, sviluppo e benessere per le comunità.

Il teatro come strumento per raccontare la storia

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Grande partecipazione anche per la parte artistica della manifestazione.

In apertura Miky Riso ha interpretato una poesia dedicata a Santo Stefano in Aspromonte, composta da Giovanni Suraci, autore originario del paese che per primo vide sventolare il Tricolore.

Sul palco sono saliti anche gli attori della Compagnia teatrale dei FOLLI: Antonio Benestare, Nino Cervettini, Maurizio Colosi, Raffaela Condello, Antonino Cotroneo, Mimma Creaco, Giuseppe Dieni, Nuccia Macrì, Marina Neri e Giovanni Suraci.

La loro interpretazione ha trasformato la memoria storica in un racconto vivo, capace di coinvolgere il pubblico e riportare al centro il valore della cultura come strumento di conoscenza e confronto.

Musica e poesia per un unico messaggio

A completare la serata è stata la presenza del Coro Città di Villa San Giovanni, diretto dal M° Giusj Antonella Santacaterina, con il contributo musicale del M° Claudia Bova al pianoforte, dei violinisti Daniela Cicco e Adalgisa Serracchia e della chitarrista Aurora Giuditta Santacaterina.

Teatro, musica, poesia e storia si sono così intrecciati in una sola narrazione, con il Tricolore protagonista non come simbolo di contrapposizione, ma come espressione di valori condivisi: libertà, democrazia, solidarietà e pace.

Da Santo Stefano un messaggio rivolto all’Italia e all’Europa

La Festa della Bandiera ha lasciato una domanda aperta: davvero la risposta alle paure del nostro tempo deve essere investire sempre di più nelle armi?

Da Santo Stefano in Aspromonte è arrivata una riflessione che guarda oltre i confini del paese: la pace, secondo il messaggio emerso dalla manifestazione, non può essere costruita preparando nuovi conflitti, ma attraverso il dialogo, la diplomazia e la cooperazione.

Un messaggio che parte dalla storia dei martiri del 1847 e arriva al presente.

Non c’è vera libertà senza pace. Non c’è democrazia senza dialogo. Non c’è sicurezza senza giustizia.

Il Tricolore di Santo Stefano in Aspromonte torna così a essere un simbolo di memoria, ma anche un invito rivolto al futuro: utilizzare la libertà conquistata con il sacrificio per costruire un mondo più giusto e pacifico.

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