LGBTQIA+, la complessità della sessualità umana: aspetti neurobiologici e socioculturali
L'analisi del prof. Zoccali dell'Istituto di Neuroscienze sui tanti aspetti legati alla sessualità
31 Luglio 2024 - 11:33 | di Rocco Zoccali

“Che cosa sia veramente la sessualità non si può dire; la vita e la sessualità sembrano coincidere. Essa appare nelle sue manifestazioni, nelle sue conseguenze e nelle sue realizzazioni unilaterali ma non è ulteriormente spiegabile… l’uomo, fin nelle ultime ramificazioni della sua vita psichica, è caratterizzato dalla propria sessualità” Karl Jaspers:
Al contrario di altre funzioni ed apparati… …l’apparato sessuale e la funzione sessuale hanno come interlocutore un altro individuo per potersi esprimere; e poiché le varie culture umane hanno come precipua caratteristica il fatto di regolare con norme i rapporti diretti ed indiretti tra i propri membri, si può dire che la sessualità è regolata da norme” (Romolo Rossi) per cui l’elemento naturale si trasforma in elemento culturale. In tale contesto il comportamento sessuale è condizionato da una serie di variabili:
- L’Identità sessuale che dipende dai cromosomi, dagli organi genitali, dall’assetto ormonale.
- L’Identità di genere, costrutto multidimensionale che riflette il senso interiore di essere maschio o femmina; è un processo delicato e vulnerabile in cui è possibile un’ incertezza, una fluttuazione, una divaricazione fino all’estremo dove la persona percepisce la propria identità di genere come opposta al proprio sesso.
- Il Ruolo di genere, espressione esteriore dell’identità di genere, ciò che secondo le aspettative sociali è conforme all’essere uomo o donna, più direttamente connesso alle trasformazioni sociali che nell’epoca e nella cultura attuali hanno portato a una attenuazione degli stereotipi della mascolinità e della femminilità.
- L’Orientamento sessuale fa riferimento all’attrazione emozionale e/o sessuale di una persona verso individui dello stesso sesso (omosessualità), di sesso opposto (eterosessualità) o di entrambi i sessi (bisessualità).
L’argomento sarà trattato in due articoli in sequenza. La complessità, presente in chiave neurobiologica, psicologica e socioculturale, obbliga ad alcune premesse concettuali per eliminare qualsiasi lettura ideologica, e cercare di dare un significato il più scientifico possibile anche se, tutt’oggi, non si hanno certezze in merito.
Tre riflessioni in premessa
Prima riflessione: siamo nell’epoca della post- verità.
La post-verità pervade ogni ambito della società, influenzando politica, media, istruzione e relazioni sociali. Il termine originale inglese “post-truth”, è stato per la prima volta riportato nell’Oxford Advanced Learner’s Dictionary quale “parola dell’anno del 2016”, per significare quanto l’oggettività dei fatti perda di importanza sull’opinione pubblica rispetto all’influenza che hanno le convinzioni personali (anche false) se sono supportate validamente dalle emozioni e dalla dialettica.
Seconda riflessione, il rispetto della dignità della persona.
Il rispetto dell’altro diverso da te, è un assioma e non può quindi essere messo in discussione, di contro nessuna diversità può essere imposta a chi si ritiene appartenere ad una “normalità”.
Terza riflessione: Non esiste il libero arbitrio.
Scrive Arnaldo Benini in Neurobiologia della volontà: “ Nel momento in cui le aree dell’autocoscienza nei lobi prefrontali ricevono l’informazione di ciò che le aree specifiche hanno deciso di fare, non solo si diventa consapevoli di quello che il cervello ha disposto, ma anche sicuri che la nostra volontà abbia compiuto quella scelta in modo totalmente libero … ciò è un’illusione, perché noi siamo ciò che il cervello ci fa essere e niente di più”.
La sigla LGBTQIA+ fa riferimento all’orientamento sessuale e all’identità di genere; è l’acronimo italiano di: Lesbica, Gay, Bisessuale, Transgender e Transessuale Queer, Intersessuale e Asessuale (o Agender).
Il simbolo + finale semplicemente lascia la sigla aperta ad altri possibili orientamenti sessuali non presenti in quelli elencati, in modo che la sigla sia la più inclusiva possibile. L’acronimo indica una comunità che ha un obiettivo molto importante: la lotta per l’uguaglianza e la parità dei diritti, obiettivo indubbiamente “sacro”: l’altro, diverso da noi, non va discriminato e la nostra comunità non può che essere inclusiva.
Dato quindi per acclarato che la discriminazione è da aborrire e lo stigma va combattuto in tutte le sedi, l’acronimo comprende una umanità che ha quale denominatore comune l’orientamento sessuale e l’identità di genere, ma i fattori che sottendono i vissuti esistenziali sono policromatici come lo è lo stesso arcobaleno.
Premesso quindi che molte “verità” sono solo ideologiche, che il rispetto dell’altro è assodato ma non può essere motivo per impedire tesi contrarie al “politicamente corretto”, che non esiste una libera scelta di orientamento sessuale ma noi siamo ciò che il cervello ci fa essere, l’argomento richiede un dibattito informato e rispettoso, dove la scientificità e il rispetto per la dignità umana devono guidare ogni discussione.
Il razzismo inconscio delle maggioranze.
Nell’era della globalizzazione, la creazione di legami tra persone di diverse origini ha promosso l’inclusione, ma ha anche generato reazioni psicologiche inaspettate tra le masse. Di fronte a cambiamenti rapidi e quindi non sufficientemente elaborati, molti reagiscono con chiusura e diffidenza. Il razzismo, ad esempio, nasce spesso da percezioni errate dovute a differenze culturali. Quando incontriamo qualcuno che parla una lingua diversa, si veste in modo differente o ha un colore della pelle diverso, può scattare una reazione istintiva di difesa, come se ci trovassimo di fronte a una specie diversa (pseudo-speciazione). Tale sentimento ovviamente si acuisce di fronte al diverso da te se viene minacciata, spesso per la presenza di pregiudizi, la propria sicurezza economica e sociale; di fronte al “diverso” che presenta uno status economico e culturale elevato la diffidenza si attenua fino a scomparire.
Tale meccanismo condiziona anche la relazione con la comunità LGBTQIA+, relazione che, se è accettata verso l’omosessualità, anche se in alcuni casi solo formalmente, è conflittuale nei confronti dell’identità di genere che nella sua palese espressione si scontra con l’immaginario collettivo dal momento che l’uomo comune sente il bisogno di conferme sulla propria “normalità”, e la mente umana tende a funzionare per opposizioni e categorie. Di fronte a una sessualità fluida e non definita, molti si sentono destabilizzati e finiscono per contestare una società che appare troppo aperta e inclusiva. Purtroppo il rispetto per gli altri non può essere imposto per legge; è un processo culturale che richiede tempo ed educazione. Anche se le minoranze sessuali ottengono sempre più protezioni legislative, ciò non elimina automaticamente la discriminazione. Questa situazione spesso provoca una legittima reazione d’orgoglio nelle minoranze che, purtroppo, alimenta una conflittualità circolare.
