Una vita dedicata al giornalismo. Arnaldo Cambareri si racconta a Citynow

La Reggina ed i ricordi legati ad Oreste Granillo, Gianni Brera, Bruno Pizzul, Moggi e tanti altri


“Alla tua età i colleghi sono in pensione da almeno 15 anni. Sei rimasto in Gazzetta in pratica mezzo secolo per la tua professionalità, per la tua disponibilità e poi….”
Sono parole pronunciate dal collega Lino Morgante direttore editoriale di Gazzetta del Sud, il giorno dell’addio.

L’altro sostantivo, il più gratificante, non lo scrivo perché anche alla mia età, certe cose ti commuovono.

Per la cronaca, l’ultimo mio pezzo risale al 19 Agosto del 2019: intervista a Massimo Taibi Direttore Sportivo della Reggina.
Un’avventura lunghissima, la mia. Sacrifici ma anche tante gioie. Gli inizi difficili in un giornalismo diverso ma sicuramente affascinante. Le gare di promozione in un calcio dilettantistico che aveva migliaia di seguaci e appassionati. Scrivere colonne intere il sabato e la domenica su Catona, Tremulini e Santa Caterina costava davvero tanta piacevole fatica. Non si andava a casa, ma solo un cornetto e una spremuta d’arance per smorzare la fame notevole a quell’età. Poi le telefonate ai cinema e all’Osservatorio per la rubrica “Piccola città”. In sostanza si trattava di far conoscere le previsioni del tempo e i film che si proiettavano nei cinema della città: il Comunale, il Siracusa, il Margherita, il Moderno e il Supercinema. Poi altra serie di servizi nati anche dalla fervida fantasia del compianto Tonio Licordari.
I moti del 70 e la conoscenza anche di grandi firme del giornalismo: Giampaolo Pansa, Franco Pierini, Livio Pesce, Bruno Tucci, Luciano Lombardi e altri che adesso non ricordo. Emozioni anche queste. Il tempo non le ha cancellate. Così come il tempo non ha cancellato i ricordi di rubriche come Reggio Vacanze e Calabria Vacanze. Fra i miei ricordi, le interviste a Romano Mussolini, Santo e Johnny, Nada, Lucio Dalla, Jimmy Fontana e Nicola Arigliano.

I giornali allora avevano una diffusione enorme e la Gazzetta soprattutto, imperava. Una redazione solidissima quella reggina: Vico Ligato, poi Aldo Sgroj, Enzo Laganà, Gigi Malafarina, Saverio Pedullà la reggevano con grande bravura. Gli “apprendisti” di allora erano Tonio Licordari che poi sarebbe diventato vice redattore capo e responsabile della redazione reggina di Gazzetta del Sud, Tonino Raffa che sarebbe diventato inviato della RAI e Arnaldo Cambareri che sarebbe poi stato il capo Ufficio stampa del Consiglio Regionale della Calabria.

Insomma c’era anche una selezione e una meritocrazia che oggi forse non esiste più. Ed è anche difficile trovare l’umiltà che poi si traduce in voglia di apprendere in un sano spirito di emulazione. Ci si trova spesso davanti a colleghi che in talune interviste fanno domande di una ovvietà disarmante. Sarò duro ma ci troviamo anche davanti a gente che non ha le qualità per imporsi e lasciare tracce di sé. Ma vanno così i tempi.
Tanti ostentano sicurezza che in fondo nasconde la loro fragilità culturale. Usano francesismi e anglicismi per fare “colpo” sul lettore. E non sanno essere semplici. Ho inseguito sempre la semplicità cercando di raggiungerla. E sono sempre fuggito via dalle goffe imitazioni. Nel calcio si cita spesso un grande come Gianni Brera e qualcuno balbetta quello era un calcio-linguaggio inimitabile.

Solo Gianni Mura, anche inconsapevolmente, è stato il vero erede del grande giornalista di San Zenone al Po. Scrittore anche delizioso e irascibile soprattutto quando lo si chiamava il “Gadda dei poveri”. E’ un piacere leggere “Naso bugiardo” o “Il Corpo della ragazza”. Ma anche gli stupendi pezzi dell’Arcimatto. Manlio Galimi e Paolo Marra me lo hanno fatto apprezzare di più.

Detto questo aggiungo che ho conosciuto il “Maestro” in occasione di un Milan- Roma terminato con un pareggio: 1-1 nei minuti finali con gol di Agostini e Rizzitelli.


Ho ricordi nitidi anche perché la Reggina avrebbe giocato il giorno dopo a Verona, città che avrei raggiunto assieme ai compagni di viaggio Rocco Musolino, Gianni Citra e Rino Tebala. Con loro anni e anni di trasferte, colleghi bravi e affettuosi, ho vissuto momenti molto belli e significativi. Devo tutto alla Reggina. Ho iniziato con i ritiri: da Nocera Umbra a Città della Pieve; da Gubbio a Brusson a Mezzana Val di Sole, a Cortona, Saint Cristophe per finire a San Giovanni in Fiore nel triste anno della retrocessione in C e gli altri anni a seguire che chiamarli da tregenda è poco. Indimenticabili comunque gli anni della A. Nove stagioni che mi hanno fatto conoscere un mondo che ignoravo o almeno che non pensavo fosse così diverso e interessante.

La Reggina di Lillo Foti, Gabriele Martino e Franco Iacopino con i quali ho condiviso momenti indimenticabili.

I viaggi in Giappone, in Canada e negli Stati Uniti. Poi Tokio, Yokoama, Toronto, Montreal, le cascate del Niagara, le comunità italiane e la grande accoglienza. La A, ripeto, mi ha fatto conoscere colleghi famosi e le sale stampa di tutti gli stadi italiani. Anche di quelle anguste come il Penzo di Venezia e l’Appiani di Padova, rimasto quello che ha visto interpreti come Nereo Rocco, Azzini, Stivanello, Celio, Moro e poi anche Albertino Bigon.

Aggiungo a tutto questo la mia cantina. Tante le cene con colleghi e personaggi del calcio assai famosi: memorabili gli incontri con Clerici, Bargiggia, Montingelli, Galeazzi, Vizzari, Antonio Maglie e Pinuccio Alia. E poi le visite di Nizzola, Moggi, Giraudo, Bettega e gli altri ricordi legati a Mimmo Morace, allora direttore del Corriere dello Sport e Alfredo Pedullà oggi a Sportitalia.


Non dimentico quelli che allora erano giovani calciatori: Cozza, Mesto, Cicco Marino e Mimmo Toscano; Simone Missiroli e Nino Barillà fra l’altro mio paesano. La simpatica amicizia con Rolando Bianchi, Nicola Amoruso e Walter Mazzarri. Nevio Scala e Ivan Carminati con il quale giocavo a tennis. E ricordo la serenità di Franco Colomba, il vocione di Aldo Cerantola e l’allegria di Angelillo; poi Bolchi, Ferrari, Atzori, Gustinetti e gli altri.
Pensate un pò: 37 anni da prima firma a raccontare per Gazzetta, la Reggina. Tanti e tanti, quindi, i ricordi. Tutti belli, anche quelli vissuti nell’angoscia per le retrocessioni. Emozioni che auguro ad altri di provare con il cuore a tutti i giovani colleghi. Chi mi succederà? Spero solo che chiunque andrà al mio posto abbia entusiasmo, passione e misurato senso critico. I preconcetti e le isterie sono i nemici mortali della serenità di giudizio. E la Reggina, la nostra Reggina va sottratta agli umori e all’estro di chi deve soltanto “leggere” una gara.

Arnaldo Cambareri

ALTRI RICORDI
Penso ad Oreste Granillo che ci riuniva (eravamo in cinque o sei) per parlarci del bilancio e della impossibilità di andare avanti ………. Poi però procedeva tutto a gonfie vele….
Cecé Catalano, storico massaggiatore della Reggina, che massaggiava Toschi e gli altri calciatori cantando “Con un bacio piccolissimo”.
Poi due ricordi legati a Bruno Pizzul e Gianni Brera.
Bruno Pizzul mi dettò i voti della Nazionale del Portogallo quando venne a giocare a Reggio Calabria contro l’Italia. Mi disse: “ho il volo di ritorno, fai tu..”. E con un po’ di timore le pagelle le scrissi io.
Gianni Brera. Sapevo della sua passione per l’enogastronomia ed ebbi l’ardire di inviargli 18 bottiglie del mio vino scrivendo che alcuni esperti lo avevano giudicato forte e “squilibrato”. Dopo circa un mese mi scrisse poche righe: “caro giovane collega dì a chi ha pronunciato quelle parole che squilibrato è lui”.
E poi quell’articolo inviato al “Giorno”, incaricato da Vico Ligato, la cronaca di Reggina- Atalanta. In quella squadra bergamasca giocava da mezzala un ragazzo di nome Gaetano Scirea.
L’amuleto del mercoledi. Io, Paolino Marra e spesso Franco Scoglio pranzavamo da Peppino Campolo, “il re del pesce” sulla via Marina Alta.

Per nove anni ho raccontato la Reggina al “Messaggero”. Il capo servizio di allora, Stefano Barigelli, oggi condirettore della “Gazzetta dello Sport” mi diede l’incarico.

foto: Maurizio Laganà

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