Morte Santelli, scenario politico in evoluzione in attesa delle nuove elezioni

La Calabria ha bisogno di una guida, stabile e di polso. Spirlì traghetterà l'assemblea verso lo scioglimento

Un anno maledetto, questo 2020.

E maledetta è stata l’XI legislatura che aveva dato alla Calabria il suo primo Presidente donna.

Jole Santelli se n’è andata la scorsa notte, per una serie di complicazioni forse legate anche alla sua malattia, che non aveva mai nascosto ai calabresi. Ma con grande dignità l’esponente di Forza Italia aveva sempre custodito nel proprio intimo la gravità del male che l’accompagnava ormai da anni, non facendone un argomento da campagna elettorale.

Come dimenticare l’infausto presagio – lo possiamo dire oggi – che la vide protagonista esattamente un mese fa, quando circolò la notizia di un suo allontanamento dalla Calabria per l’aggravarsi delle condizioni di salute. In quel frangente la Santelli rispose duramente e con grande caparbietà, assicurando i calabresi che non era in America, come volevano quelle malevole voci, ma neanche a Roma. Un fuorionda la immortalò quando proferì parole che destarono scalpore, facendo il giro delle televisioni nazionali e del web:

“Non sono in America, non sono a Roma ma a Catanzaro. Mi hanno rotto i coglioni”, disse in maniera molto scocciata.

Oggi, vorremmo riascoltarla quella frase.

Ma lo sgomento che da questa mattina ha assalito la comunità calabrese, lascia pochi margini alla melina politica, perché la Calabria, mai come oggi, ha bisogno di una guida. Troppo importanti gli appuntamenti e le scadenze che ci attendono in questo maledetto tempo del covid. Non sembrano esserci dubbi di sorta su quel che accadrà da qui a sessanta giorni in Calabria, dove il vicepresidente della giunta, Nino Spirlì, amico ventennale della presidente scomparsa, dovrà traghettare l’Assemblea verso lo scioglimento e l’indizione di nuove elezioni.

Il comma 6 dell’articolo 33 dello Statuto della Regione Calabria (Pubblicato sul Bollettino Ufficiale della Regione Supplemento straordinario n.6 del 23.10.2004 al n. 19 del 16.10.2004) recita:

“Si procede parimenti a nuove elezioni del Consiglio e del Presidente della Giunta in caso di rimozione, impedimento permanente, morte, incompatibilità sopravvenuta e dimissioni volontarie del Presidente”.

Ma indicazioni precise vengono anche dal Regolamento interno del Consiglio regionale della Calabria. L’articolo 60 incentrato sulle Dimissioni, incompatibilità sopravvenuta, rimozione, impedimento permanente e morte del Presidente della Giunta, consta di due commi:

“Nel caso di dimissioni del Presidente della Giunta, il Presidente convoca il Consiglio entro dieci giorni dal ricevimento della comunicazione formale sulla quale ciascun Consigliere può prendere la parola per non più di cinque minuti. Terminata la discussione, il Presidente congeda definitivamente i Consiglieri”.

E al secondo comma si spiega l’iter che si seguirà:

“Il Consiglio regionale con apposita delibera accerta ovvero prende atto dei casi di incompatibilità sopravvenuta, rimozione, impedimento permanente o morte del Presidente della Giunta. A tal fine il Consiglio è convocato dal Presidente entro dieci giorni dall’acquisizione della notizia e al termine della votazione, ove il Consiglio abbia assunto la deliberazione suddetta, il Presidente congeda definitivamente i Consiglieri”.

Insomma, la strada appare purtroppo segnata.

E lo scenario politico, in continua evoluzione, in questo primo scorcio di una legislatura apparsa ingolfata, e mai partita veramente per una serie di ragioni che esulano anche dalla politica in senso stretto, è più indecifrabile che mai.

Da una parte un centrosinistra, prima indebolito dalle dimissioni simboliche di Pippo Callipo da capo dell’opposizione, ma in netto recupero di consensi visti alcuni risultati delle recenti amministrative; e dall’altro un centrodestra impelagato in una lotta di posizione – tra nomine e incarichi non ancora assegnati – che sconta anche la debacle registrata alle ultime comunali.

Ma la Calabria ha bisogno di una guida, stabile e di polso. Lo si deve anche alla presidente scomparsa Jole Santelli, che aveva annunciato l’inizio di una nuova era, e di un cambiamento di mentalità anche all’interno dell’istituzione.