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Musikanten – Mino Reitano: oblio immeritato

Dieci anni volati, senza Mino, senza uno degli autori più innovativi e dimenticati della Musica Italiana

Musikanten – Mino Reitano: oblio immeritato

In questi giorni, una ricorrenza ha occupato un posto troppo piccolo, nel panorama discografico e musicale italiano: l’assenza di Mino Reitano.

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Dieci anni volati, senza Mino, senza uno degli autori più innovativi e dimenticati della Musica Italiana.

Popolare, nel vero senso della parola, umile come pochi altri, lontano dai sentimenti che animano il mondo complicato e turbolento dello show business del Bel Paese, solitamente un po’ troppo orientati verso l’odio gratuito, l’invidia, la gelosia e le solite cose che conosciamo tutti… E che condanniamo tutti, salvo cascarci dentro, e piangere le sempiterne lacrime di coccodrillo, pronte all’uso, al momento della dipartita del “collega”.

Perché, dopo, sono tutti colleghi. Prima, non lo si è nemmeno per la foto di copertina di TV Sorrisi e Canzoni, in periodo sanremese.

Che ormai è un fotomontaggio, quindi ha perso anche il momento folk delle frecciatine tra artisti e “artisti”.

Per dare un’idea di chi fosse Mino Reitano, da Fiumara, luogo che conosci solo se sei di Reggio Calabria, o se conosci a fondo la sua discografia, basti pensare al fatto che Paul McCartney, quando venne a Sanremo, per prima cosa chiese di lui.

Si, perché la sua band suonava insieme a quelli che sarebbero stati i Beatles, ed è sempre il buon Mino, da Fiumara, ad avere scritto la versione italiana di Eloise, oltre a “Una ragione di più”, resa nota da Ornella Vanoni, e altri capolavori, come “Una chitarra, Cento illusioni”.

Titoli che possono evocare poco, per il 2019, ma che inevitabilmente vengono riconosciuti, una volta inserita la monetina nel juke box della memoria, o nell’ipod interiore. Insomma, in quell’angolo di Storia e di Cultura Musicale che si nasconde in qualche posto, dentro di noi.

Per molti, Mino si nasconde nel cuore, nella nostalgia dell’essere emigrati, Italiani in Italia, calabresi a Torino, alla volta della Fiat, o destinati alla più aperta ed accogliente Milano, l’unica città italiana ad essere veramente internazionale. Tanto negli anni del Boom, quanto nel mondo attuale.

Mino Reitano, come nemmeno Toto Cutugno, è l’anima dell’Italia, di quella più a Sud, di quella che ce l’ha fatta. Perché Cutugno è nato al Nord, ed è cresciuto a La Spezia.

Per Reitano, invece, la strada è stata sempre in salita, e la sua generosità verso la Musica, verso la nostra Cultura Popolare, è stata incommensurabile.

Forse paragonabile soltanto all’amore che ha nutrito verso la sua famiglia, edificando il Villaggio Reitano, ad Agrate Brianza, dove un’enclave di Fiumara ha trovato spazio, dove nessuno è stato escluso dal sogno di realizzazione, tipico degli anni ’60, tipico degli anni che viviamo.

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Perché dalla Calabria si parte, ma non la si lascia mai.

E la Calabria, in questo, è la quintessenza dell’italianità, ancora più intrisa di malinconia, di voglia di tornare e di coscienza che ciò, una volta varcata la porta, non sia purtroppo possibile.

Nazional-popolare o meno, Mino Reitano sarà sempre l’italiano più vero.

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