Non è una regione per lavoratori. Calabria tra le ultime d'Europa per occupazione

E' 'emergenza futuro'. Perchè tanti giovani ogni anno sono costretti a lasciare la Calabria? La risposta, netta ed inequivocabile, è nei numeri Eurostat...

Soltanto due giorni fa, si è tenuta a Reggio Calabria un’importante manifestazione sindacale, che riuniva le tre principali sigle in riva allo Stretto dopo ben 47 anni.

L’Italia riparte soltanto se riparte il Sud (in particolare la Calabria) è stato il pensiero in sintesi del sindaco Falcomatà ma in generale di chiunque ha partecipato (come cittadino, disoccupato, manifestante o sindacato) alla manifestazione. Sul palco allestito in piazza Duomo tanti slogan e belle speranze, nulla che non si sia già visto o sentito a queste latudini negli ultimi (almeno) 20 anni.

Bene, è curiosa e poco piacevole coincidenza che a poche ore di distanza dal grande evento andato in scena a Reggio Calabria, siano usciti i dati dell’Eurostat che ha messo in luce nel suo ultimo rapporto relativo al 2018.

DATI INQUIETANTI

Secondo l’istituto di statistica europeo quattro su cinque delle Regioni con il tasso di occupazione più basso in Europa sono nel Sud Italia con meno della metà delle persone tra i 20 e i 64 anni che ha un lavoro a fronte del 73,1% medio in Ue.

I dati Eurostat riferiti al 2018 sono impietosi. La regione peggiore in graduatoria, Mayotte (Regione d’oltremare francese che è in Africa vicino al Madacascar) appare come un’eccezione e ‘intrusa’ rispetto al quadro desolante offerto dal Sud Italia, a tutti gli effetti e numeri alla mano fanalino di coda dell’intero continente.

E’ una triste lotta fra poveri quella che la Sicilia ‘vince’ facendo registrare il 44,1%, seguita dalla Campania con il 45,3%, dalla Calabria con il 45,6% e, infine, dalla Puglia con il 49,4%.

CALABRIA IN CODA

Il Mezzogiorno come se non bastasse arranca anche sul fronte infrastrutture e su quello dell’educazione: nelle regioni del Sud – secondo i dati Eurostat riferiti al 2018 – le persone che hanno al massimo il diploma di terza media sono il 32,7% di coloro che hanno tra i 30 e i 34 anni a fronte del 16,4% medio in Ue (36,2% nelle isole) mentre coloro che in questa fascia di età hanno una laurea sono appena il 21,3% (il 20,9% nelle Isole) contro il 40,7% medio in Ue (27,8% il dato medio italiano).

Il Sud, per completare uno scenario agghiacciante, si conferma poi al top per la percentuale di NEET, ovvero le persone che non lavorano ma non sono neanche in un percorso di studio o di formazione.

Se in Europa la percentuale dei giovani tra i 15 e i 34 anni neet è al 14,1% in Italia è al 24,8% soprattutto a causa degli alti tassi nelle regioni del Sud (35,5%)  con al top sempre la Sicilia con il 41,8 e la Calabria che registra numeri non molto inferiori.

QUALE FUTURO ?

Dati più che allarmanti e che (a seconda della carta d’identità) non possono che destare enorme preoccupazione in tutti i reggini. Dal giovane direttamente coinvolto in quello che si può definire senza problemi come un dramma sociale, al timore che un padre può avere per il proprio figlio, proiettando lo sguardo dal presente al futuro.

“Se qualcosa può andar male, andrà male” è la tesi poco rassicurante della Legge di Murphy. Tesi che si può applicare purtroppo anche a Reggio Calabria e il suo futuro. Se non si interverrà seriamente, con decisione, e al più presto, con politiche concrete che possano arrestare l’emorragia di giovani e invertire la tendenza, la nostra terra è destinata a diventare ‘un paese per vecchi’.

Il tempo degli slogan preconfezionati e delle manifestazioni una tantum si è esaurito, dalle parole bisogna obbligatoriamente passare all’azione.

Azione significa anche reazione, con i giovani calabresi chiamati a fare la propria parte invece che subire passivamente, potendo decidere soltanto se lavorare (altrove) o rimanere disoccupati nella loro terra.

I numeri non mentono mai, e oggi urlano una sentenza feroce: la Calabria si sta giocando il proprio futuro.

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