OIPA Reggio: ‘Aspromonte alla deriva: animali vaganti, fauna selvatica e incendi’
"Servono controlli veri e figure professionali sul territorio, non la caccia. Basta delegare tutto al volontariato" la nota
02 Agosto 2026 - 15:35 | Comunicato Stampa

Dal fenomeno annoso delle cosiddette “vacche sacre” alla gestione della fauna selvatica e dei cinghiali, fino alla prevenzione degli incendi boschivi e al dissesto idrogeologico: il Parco Nazionale dell’Aspromonte e il territorio reggino continuano ad affrontare criticità storiche senza una reale strategia di controllo e tutela.
Come sottolineato di recente anche dal PAI (Partito Animalista Italiano) in merito alla gestione degli animali vaganti in questo articolo di L’Ente Locale, la presenza delle cosiddette “vacche sacre” non è un’emergenza improvvisa, ma un fenomeno strutturale e ripetuto nel tempo. Se da un lato si parla di trovare alternative al contenimento incruento — escludendo metodi non idonei o abbattimenti indiscriminati —, dall’altro occorre fare chiarezza sulle radici del problema: la mancanza di una vigilanza capillare, continua e strutturata, sia a livello regionale che territoriale.
L’origine del fenomeno risiede in anni di mancato controllo sui pascoli e sull’identificazione del bestiame, che ha permesso il proliferare di animali lasciati al pascolo abusivo senza tracciabilità. Una situazione che non si risolve con interventi estemporanei, ma con la prevenzione e il ripristino della legalità sul territorio.
Un parco senza guardie e senza organico: i tagli al personale pubblico
La Calabria vive oggi un paradosso istituzionale: è una delle poche regioni in cui manca una rete operativa e dipendente di Guardie Parco, Guardie Ecologiche, Guardie Ambientali e Guardie Ecozoofile direttamente impiegate o coordinate in modo efficace dagli enti preposti.
A questo quadro drammatico si aggiungono la drastica riduzione dell’organico dei Vigili del Fuoco — sempre più costretti a compensare le carenze strutturali ricorrendo al personale volontario in condizioni operative complesse —, il blocco del turnover e la mancata assunzione dei forestali regionali. Un tempo fondamentale per il controllo attivo delle piante, la manutenzione dei boschi, la gestione del verde e il contrasto al dissesto, il comparto forestale si trova oggi decimato. L’accorpamento del Corpo Forestale dello Stato nei Carabinieri Forestali ha completato un quadro in cui il presidio fisico della montagna è ridotto al minimo.
Il Parco dell’Aspromonte si limita prevalentemente a stipulare convenzioni con associazioni, delegando funzioni di monitoraggio che dovrebbero spettare a personale tecnico e operativo di ruolo.
Tecnologia e prevenzione: i droni non bastano senza presenza sul campo
Se da un lato la tecnologia offre strumenti utili come l’uso dei droni per il monitoraggio e il controllo dall’alto, dall’altro è illusorio pensare che i dispositivi tecnologici possano sostituire la presenza umana. La tecnologia deve affiancare, e non rimpiazzare, il lavoro dei professionisti esperti del territorio.
La prevenzione e la vigilanza non possono essere attivate solo durante le fasi acute di emergenza, ma richiedono un’attività ordinaria, quotidiana e programmata. In questo contesto, servono operatori professionali di Protezione Civile e tecnici dedicati alla tutela della biodiversità con ruoli stabili e retribuiti, superando una logica che vede l’intero sistema di monitoraggio, soccorso e sicurezza basato quasi esclusivamente sul lavoro volontario.
Cinghiali e caccia: l’errore del contenimento venatorio
A livello nazionale e regionale si continua a promuovere l’ampliamento delle attività venatorie come soluzione al sovrappopolamento dei cinghiali. La caccia non rappresenta uno strumento di gestione della biodiversità, ma spesso ne causa l’alterazione e la frammentazione.
Il contenimento della fauna selvatica non si ottiene con la pressione venatoria, ma attraverso:
- Piani di prevenzione e monitoraggio scientifico: studio della capacità portante dell’ambiente.
- Barriere ecologiche e dissuasori: strumenti di protezione per le colture e le strade.
- Gestione dei rifiuti e delle risorse alimentari: riduzione dell’attrattiva verso i centri abitati.
Formazione inutilizzata e territorio abbandonato
È contraddittorio che la Regione Calabria finanzi corsi di formazione e qualificazione per figure ambientali che poi non vengono integrate né impiegate sul campo. In altre regioni d’Italia, Guardie Parco, Guardie Ecologiche, Ambientali ed Ecozoofile lavorano con mezzi adeguati, competenze riconosciute e un’organizzazione strutturata.
La mancanza di presidio ha conseguenze dirette su tutto l’ecosistema aspromontano:
- Incendi boschivi: assenza di pulizia del sottobosco, carenza di organico antincendio e poca prevenzione sui viali tagliafuoco.
- Dissesto idrogeologico: abbandono della manutenzione di sponde, corsi d’acqua, piantumazioni e versanti a rischio frana.
- Abusi ambientali: scarichi abusivi e bracconaggio non contrastati per assenza di pattugliamento.
Le richieste delle associazioni e dei professionisti
”I droni e le tecnologie di controllo dall’alto sono un valido supporto, ma non possono sostituire gli operatori sul campo. È giunto il momento che la Regione Calabria investa davvero nella tutela del proprio patrimonio naturale senza scaricare la vigilanza, la prevenzione, i soccorsi e la Protezione Civile esclusivamente sulle spalle del volontariato o su un corpo di Vigili del Fuoco sotto organico. Servono assunzioni nel settore forestale, investimenti nella biodiversità e l’impiego di professionisti formati, creando una rete reale di Guardie Parco, Guardie Ecologiche, Ambientali ed Ecozoofile operanti in sinergia con i Carabinieri Forestali”.
Dott. Agr. Andrea Marino
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