Pasqua, il messaggio della Garante Russo: ‘Pentirsi è un atto di coraggio’
“Legalità e misericordia possono camminare insieme. Le seconde possibilità esistono davvero”
05 Aprile 2026 - 08:59 | Comunicato

In occasione delle festività pasquali, la Garante regionale dei diritti delle persone private della libertà personale della Calabria, Giovanna Francesca Russo, affida a un pensiero pubblico una riflessione sul valore delle parole, sul senso della giustizia e sulla necessità di custodire, anche nei luoghi più difficili, la dignità della persona umana.
“Le parole non sono mai soltanto suoni. Sono chiavi. Aprono ciò che sembrava chiuso per sempre, sciolgono ciò che appariva irrimediabile, ridanno respiro dove la vita ha lasciato solo peso e silenzio”, afferma la Garante Russo.
Nei luoghi dove il dolore si è stratificato – nelle carceri, nei territori feriti, nelle coscienze smarrite – una parola può rappresentare il primo vero atto di libertà. Non cancella il male, non lo giustifica e non lo assolve a buon mercato. Ma lo guarda negli occhi e sceglie di non diventargli simile. È questo il potere più alto delle parole: non umiliano, non schiacciano, non condannano per sempre. Riaprono invece la possibilità di cambiare. E cambiare non è debolezza, non è resa, non è infamia.
Il coraggio del pentimento e la responsabilità
Nel suo messaggio, la Garante richiama il pensiero di Mamma Natuzza Evolo, ricordando che pentirsi non è infamia, ma il primo vero atto di coraggio. È scegliere di darsi una seconda possibilità. Da qui, l’invito a rivolgere uno sguardo fermo ma umano anche verso chi vive nel male o ne alimenta i sistemi:
“Dobbiamo avere il coraggio di guardare negli occhi gli uomini del malaffare, a qualsiasi livello siedano – nelle strade, nelle istituzioni, nei sistemi di potere – e dire loro una verità che non può più essere rinviata: state rubando il futuro ai vostri figli e ai vostri nipoti. Non è una condanna. È un appello. È una chiamata alla responsabilità più profonda”.
Per Russo, la vera giustizia “non nasce dalla vendetta, ma dalla verità che incontra la coscienza”, e proprio in questo spazio trova posto una misericordia autentica, “non fragile né superficiale, ma esigente, capace di chiedere responsabilità, pretendere verità e imporre cambiamento”. Una misericordia che, sottolinea, “non indebolisce la legge, ma la rende umana; non cancella la colpa, ma la trasforma in possibilità”.
La lezione di Don Italo Calabrò e il mondo penitenziario
Nel messaggio pasquale trova spazio anche il richiamo alla lezione di Don Italo Calabrò, testimone di una Calabria che non ha mai fatto sconti al male senza però negare la possibilità del bene. Il suo insegnamento resta attualissimo: non ridurre mai una persona né al suo bisogno né al suo errore, ma chiamarla per nome e restituirle un futuro. Un passaggio centrale è dedicato al mondo penitenziario, definito dalla Garante come un luogo che può essere di chiusura oppure di rinascita, a seconda delle scelte, delle parole, dello sguardo.
Per questo Russo esprime rispetto e gratitudine verso tutti coloro che, quotidianamente, operano negli istituti penitenziari: Polizia Penitenziaria, educatori, psicologi, assistenti sociali, personale sanitario, amministrativi e volontari. La sicurezza non è soltanto controllo. È anche prevenzione. E la prevenzione, molto spesso, comincia da una parola detta nel momento giusto: una parola che ferma il conflitto, che disinnesca la violenza, che restituisce direzione.
In questa cornice, la Garante ribadisce anche il senso profondo del proprio mandato istituzionale:
“Il ruolo del Garante non è soltanto quello di custode dei diritti, ma anche quello di ponte possibile verso una prudente e autentica conversione delle mafie. Perché anche nei contesti più oscuri esiste una coscienza che può essere raggiunta, e quando la coscienza si risveglia, persino il sistema più radicato può iniziare a incrinarsi”.
Il messaggio si chiude con un forte appello alla pacificazione e alla responsabilità condivisa nel settore penitenziario: in questo tempo di Pasqua, che è tempo di passaggio, rinascita e verità, dobbiamo pacificare il settore penitenziario. Non indebolirlo, non dividerlo, non lasciarlo solo. Dobbiamo custodire con fermezza la sicurezza che ci viene richiesta, perché è un dovere verso i più fragili, verso la società e verso chi ogni giorno vive e lavora dentro le mura. Ma insieme dobbiamo avere il coraggio di costruire un clima nuovo, più umano, più giusto, più vero.
“Servono donne e uomini competenti, ma soprattutto umili. Perché il sistema penitenziario si rialza soltanto se ci sono persone capaci di lavorare insieme, ascoltarsi, riconoscersi e costruire fiducia. La vera forza delle istituzioni non è nella rigidità, ma nella capacità di fare comunità anche nei luoghi più difficili” afferma Russo.
Infine, il messaggio di speranza che accompagna la Pasqua: dobbiamo testimoniare, dentro e fuori le mura, che lo Stato non è soltanto forza, ma coscienza; che la giustizia non è soltanto punizione, ma possibilità; che le seconde possibilità esistono davvero. Nessuno coincide per sempre con il proprio errore. Ed è proprio qui che si misura la grandezza di una comunità: non nella capacità di condannare, ma nel coraggio di ricostruire. Perché ricominciare non è dimenticare. È scegliere, ogni giorno, di non lasciare che il male abbia l’ultima parola.
