Processo a Lucano, l’ex sindaco si racconta a CityNow: ‘Sempre dalla parte degli ultimi’

A 24h dalla ripresa del processo Mimmo il 'curdo' si confessa tra Becky Moses, il prefetto Di Bari e Sprar (scritto malissimo dagli stessi burocrati)

«L’accoglienza del modello Riace non era neutrale, siamo sempre stati di parte. Dalla parte degli ultimi, dalla parte dei migranti, dalla parte dei più poveri. Ed è stato questo nostro essere di parte a scatenare la volontà politica di annullare completamente un modo di fare accoglienza e integrazione che studiano ancora in tutto il mondo. Noi non abbiamo fatto niente di speciale, in fondo abbiamo solo raccolto l’eredità delle nostre comunità contadine, riadattandola a questa umanità che si è riversata sulle nostre coste».

Domenico Lucano – Mimmo il “curdo” come lo chiamano da più di 20 anni, quando con alcuni  volontari si prese cura di un gruppo di migranti sbarcati sulla stessa spiaggia dove 2000 anni prima erano affondati i Bronzi – attende il ritorno in aula per il processo che lo vede alla sbarra insieme ad altre 26 persone, stanco e provato ma con la sicurezza di chi sa di avere fatto fino in fondo il suo dovere.

La frustrazione dell'ex sindaco

Nella piazzetta del “villaggio globale” di Riace, l’ex sindaco quasi non riesce a trattenere la frustrazione e la rabbia per un’inchiesta già pesantemente ridimensionata, nei contenuti e nelle accuse, dai giudici che finora se ne sono occupati ma che continua a togliergli il sonno e la serenità.

«Più ci penso e più non mi do pace – racconta a Citynow Lucano – negli ultimi mesi l’aria attorno a noi era cambiata e poi quando, nel 2017, venne fuori la notizia di un’indagine su di me che avanzava l’ipotesi di concussione (rigettata dal Gip in prima istanza e, storia di una manciata di giorni fa, anche dal tribunale della libertà che si è espresso negativamente  sul ricorso della Procura di Locri, titolare del procedimento) le cose sono precipitate.

La cosa assurda è che il concusso in questa storia sono io. Avevamo creato un sistema che prevedeva una moneta alternativa e che avevamo ideato per consentire ai migranti di comprarsi da sé le cose di cui avevano bisogno. Un modo per ridare a questa gente un po’ di dignità. Ma uno dei commercianti del paese aveva iniziato a scambiare la moneta alternativa che stampavamo noi con del denaro vero: consegnava ai migranti la metà del valore dei loro “buoni”; quando ce ne siamo accorti abbiamo detto loro di non frequentare più quella bottega e quel commerciante, a cui avevamo tolto quel profitto ingiustificato (i buoni venivano poi rimborsati con i versamenti che arrivavano nei progetti Sprar e Cas, ndr) ha pensato bene di denunciarmi. E pensare che sono stato anche minacciato per questa faccenda. Per fortuna che a denunciarlo per primo ero stato io e i giudici se ne sono accorti».

Le accuse ancora in piedi

Cadute davanti al Gip le accuse più pesanti, restano in piedi quelle legate alla raccolta differenziata (che in paese veniva fatta da una coop di migranti che raccoglieva i mastelli a dorso di mulo) e al favoreggiamento dell’immigrazione.

«Ma come? – si chiede Lucano mentre la piazzetta comincia a riempirsi dei (pochi) bambini rimasti in paese – prima mi chiamavate tutti i giorni per chiedermi di occuparmi dei migranti sbarcati in Calabria e Sicilia e poi mi processate per questo?  Mi contestano di non avere mandato via le persone alla scadenza dei sei mesi previsti dai progetti di accoglienza ma come facevo io a dire a una famiglia che dovevano abbandonare il paese? Come potevo dire a un ragazzino che frequentava la scuola che non avrebbe potuto terminare l’anno perché il suo tempo a Riace era finito?».

Si torna in aula

Mercoledì 22 luglio si torna in aula e Lucano – assistito gratuitamente dagli avvocati Antonio Mazzone e Andrea Daqua – proprio non riesce a tenersi.

«Mi contestano poi di avere rilasciato una carta d’identità ad un bambino di 4 mesi che era sbarcato a Reggio e alla sua mamma. Ma la carta d’identità serviva per avere la tessere sanitaria ed accedere così ad un medico specialista che potesse prenderlo in cura. Il diritto alla salute è un diritto garantito dalla Costituzione.

La verità è che le direttive Sprar e Cas sono scritte malissimo, da burocrati che non si sono mai occupati di migrazioni. E poi perchè mi contestano solo questa carta d’identità e non quella di Becky Moses. Anche a lei ho rilasciato una carta d’identità e il fatto oltre che essere più recente è anche più grave, visto che lei non aveva il permesso di soggiorno.

Cosa devo pensare? Che questo episodio non me lo contestino per vergogna? Perché Bechy, due giorni dopo essere andata via da Riace, è morta in un incendio nell’inferno della tendopoli di Rosarno, e responsabile dell’emergenza migrazioni a Rosarno è quello stesso Prefetto (Di Bari, ndr) che ha agito per fare partire le indagini contro il modello Riace e che è stato promosso a capo dipartimento nazionale per le libertà e l’immigrazione?».

Intanto, nonostante lo Sprar sia stato ormai chiuso e al municipio siede un sindaco dalle malcelate simpatie leghiste, i migranti ospitati dagli altri progetti dei paesi vicini continuano a convergere a Riace, forse l’unico esempio di integrazione veramente riuscita in Calabria.