Miramare, l'ex vice sindaco Neri: 'L'affido fu una scelta legittima'

In tribunale l'ex vice sindaco Armando Neri, tra gli 11 imputati, ha risposto alle domande del pm Walter Ignazzitto

C’è l’ex numero due della prima giunta Falcomatà, Armando Neri, sul banco degli imputati nella nuova udienza sull’affidamento in via diretta del Miramare, «il gioiello di famiglia» finito a Paolo Zagarella, l’imprenditore reggino alla sbarra assieme alla quasi totalità della giunta Falcomatà 1 e a una manciata di dirigenti di palazzo San Giorgio, accusati a vario titolo di abuso d’ufficio e falso.

E perno centrale di questa nuova udienza, è proprio il rapporto che legava Neri e Falcomatà (legati da un’amicizia antica) e Zagarella, con cui si conoscono da quando, da giovani universitari, condividevano il pallino per le feste. Un’amicizia, quella tra l’organizzatore di tanti eventi e l’allora futura classe dirigente cittadina, sottolineata anche da un vecchio sketch del comico reggino Pasquale Caprì rievocato in aula dal pm.

IL GIOIELLO DI FAMIGLIA

Nel racconto dell’ex vice sindaco Neri, c’è la decisione di quella Giunta – "uno dei primi atti", sottolinea – di togliere dal mercato la struttura che i commissari prefettizi avevano pensato di alienare dal patrimonio comunale in cambio di 2 milioni di euro. Poi l’affido del gioiello liberty con vista mozzafiato sullo Stretto e senza bando d’interesse pubblico, all’associazione 'il sottoscala', di cui Zagarella è presidente.

"Più che valutare il curriculum dell’imprenditore che presentava la proposta, abbiamo guardato all’idea e al progetto di riqualificazione – rivendica l’ex vice sindaco – non mi sono mai chiesto del perché fosse arrivata solo una richiesta, la nostra idea era di ridare al più presto quegli spazi alla città".

Neri ricorda poi le discussioni in giunta per la delibera d’affido "che comunque votammo favorevolmente seppur dopo un confronto serrato" e i contrasti con l’ex assessore ai lavori pubblici Marcianò – già condannata in primo grado in seguito al filone in abbreviato dell’indagine – "che consideravo persona equilibrata, per poi rendermi conto che probabilmente cominciava a costruire il suo personaggio".

LA SEGRETERIA DEL SINDACO

Parte dell’esame sollecitato dal procuratore Walter Ignazzitto è stato destinato poi alla questione dei locali che l’imprenditore coimputato, concesse al sindaco all’epoca della prima, vittoriosa, campagna elettorale. Locali che furono affidati da Zagarella a Falcomatà, a costo zero.

"Sapevo della segreteria – ha rivendicato ancora l’ex vice sindaco rispondendo alle domande del pm – e non ci trovo niente di male ad accettare l’offerta di un sostenitore. Se un mio amico o un mio sostenitore mi avesse offerto i locali per la mia segreteria, cosa che non è successa, li avrei accettati".