Referendum, Moleti a CityNow: “Una riforma attesa da 38 anni. Ecco perchè votare ‘sì'” – VIDEO
Il sostituto procuratore di Palmi spiega a CityNow le ragioni del Sì: separazione delle carriere, sorteggio al Csm e riforma strutturale per rafforzare indipendenza e terzietà del giudice
28 Febbraio 2026 - 11:32 | di Vincenzo Comi
Il dibattito sul referendum sulla giustizia entra nel vivo anche in Calabria. A Taurianova, a margine dell’evento di ieri, il sostituto procuratore di Palmi Federico Moleti ha spiegato ai microfoni di CityNow le ragioni della sua scelta a favore del Sì.
Per il magistrato si tratta di un passaggio storico.
“Il sì è una scelta di conferma verso una riforma che è attesa da 38 anni nel nostro Paese, una riforma che rende più indipendenti i rappresentanti del Csm e che attua pienamente il modello processuale accusatorio”.
Moleti richiama la figura di Giuliano Vassalli, ministro della Giustizia e padre del codice di procedura penale.
“Vassalli, intervistato dal Financial Times nel 1987, disse: senza la separazione delle carriere il mio codice non funzionerà mai”.
Il nodo, secondo il pm di Palmi, è proprio nella mancata separazione tra pubblico ministero e giudice.
“Il pubblico ministero può influire su quella che è la carriera e di conseguenza c’è il pericolo che possa influire sulle scelte del giudicante. Quando le carriere saranno separate questo rischio non esisterà più”.
Non è solo una questione di regole, ma anche di mentalità.
“Venendo il nostro modello processuale dal modello anglosassone, è un’esigenza necessaria che il giudice e il pubblico ministero abbiano una mentalità notevolmente differente”.
Moleti non si nasconde: il cambiamento non sarebbe immediato.
“Non ci facciamo illusioni, questa cosa avverrà dopo un certo numero di anni. Tuttavia è necessario un pm più pronto verso la negoziazione, perché il modello accusatorio, se i riti premiali sono l’eccezione, è destinato senza ombra di dubbio all’insuccesso”.
Tra i motivi del Sì anche la modifica della modalità di elezione dei componenti del Consiglio superiore della magistratura.
“Finora sono state cambiate quattro volte le leggi elettorali, ma sono stati sempre membri eletti e sempre facenti parte delle correnti. Qualora passasse il sì, i membri del Csm verranno sorteggiati”.
Un passaggio che, nelle sue parole, potrebbe incidere sugli equilibri interni.
“Il fatto che siano sorteggiati determinerà che i nuovi Csm saranno costituiti in parte da membri delle correnti ma in parte anche da magistrati indipendenti e saranno molto più sereni, non essendoci il legame eletto-elettore nella valutazione dei curriculum dei colleghi”.
Sul tema dei tempi della giustizia, Moleti invita alla prudenza.
“Se uno pensa che dal 24 marzo la giustizia italiana cambierà completamente volto con la vittoria del sì è un illuso”.
Si tratta, chiarisce, di una riforma strutturale.
“La Costituzione e la legge sono fondamentali, è un’operazione a lungo termine. Nel lungo periodo posso dire convintamente di sì”.
Infine, un riferimento a quanto accaduto nelle ultime ore al Tribunale di Reggio Calabria con l’installazione dei roll-up per il No.
“Penso che quanto accaduto costituisca un autogol da parte dei sostenitori dell’opzione opposta alla mia. È un luogo dove la neutralità è bene che sia salvaguardata”.
Il referendum si avvicina. E anche all’interno della magistratura il confronto resta aperto, tra chi parla di riforma necessaria e chi teme effetti limitati. La parola, ora, passerà agli elettori.
