Referendum, Palamara: ‘Il ‘SI’ è una scelta di cambiamento, non contro la magistratura ma per rafforzarla’ – VIDEO
E sulle dichiarazioni di Gratteri: "Alzare i toni non serve a nessuno. La linea non deve essere quella dello scontro, ma del ragionamento"
27 Febbraio 2026 - 17:08 | di Vincenzo Comi
Il referendum sulla giustizia si avvicina e il dibattito si fa ogni giorno più acceso.
A Taurianova, a margine di un evento pubblico, Luca Palamara ha parlato ai microfoni di CityNow spiegando le ragioni del Sì.
Per Palamara votare Sì non significa indebolire la magistratura. Al contrario.
“Votare sì non significa limitare l’autonomia e l’indipendenza della magistratura, ma affrontare una grande sfida riformatrice per il Paese. Vuol dire liberare la magistratura da quello che non ha funzionato e da quello che è venuto fuori anche a seguito delle note vicende”.
Il riferimento è alle vicende che negli ultimi anni hanno messo in discussione equilibri e dinamiche interne alla magistratura. Secondo Palamara il punto centrale è il sistema delle correnti. Un sistema che, precisa, non va demonizzato.
“Le correnti hanno recitato un ruolo importante nella magistratura. Oggi però tanti cittadini e tanti magistrati che non appartengono a quel meccanismo chiedono un cambiamento”.
La proposta, nella sua visione, è chiara: introdurre il sorteggio per la composizione del Consiglio superiore della magistratura. Uno strumento che, a suo dire, permetterebbe di portare al Csm magistrati non legati alle logiche correntizie, quindi più liberi nelle scelte e nelle decisioni.
Quando si prova a spiegare il referendum a chi non segue quotidianamente le dinamiche della giustizia, Palamara semplifica così: da una parte c’è l’attuale sistema, che negli ultimi anni ha mostrato criticità nei rapporti tra politica e magistratura e sul tema delle ingiuste detenzioni; dall’altra c’è un percorso di riforma.
“È una scelta tra conservare oppure innovare. Chi vuole innovare, modificare, riformare voterà sì”.
Tra le obiezioni più frequenti al Sì c’è quella legata ai tempi dei processi. Secondo i sostenitori del No, la riforma non inciderebbe sulla durata delle cause. Palamara respinge questa lettura.
“Cambiare gli assetti ordinamentali e la struttura avrà riflessi anche sull’organizzazione e sulla durata dei processi. E darà maggiore garanzia perché ci sarà un giudice terzo rispetto a chi accusa e chi difende”.
Un passaggio che, nelle sue parole, lega la riforma non solo a un tema di assetti interni ma anche a una diversa percezione di equilibrio nel processo.
Infine, uno sguardo ai toni del confronto pubblico, che negli ultimi giorni si sono alzati, anche dopo alcune dichiarazioni forti arrivate dal procuratore Nicola Gratteri.
Palamara invita a evitare lo scontro frontale.
“La linea non deve essere quella dello scontro ma del ragionamento. Alzare i toni non serve a nessuno. Ognuno deve essere libero di esprimere le proprie idee cercando di rimanere aderente alla realtà”.
Per Palamara la posta in gioco è chiara: rinnovare il sistema per rafforzare autonomia e indipendenza della magistratura. La decisione finale, come sempre, spetterà agli elettori.
