Reggio, torna la Biennale dello Stretto: tema la mutazione

'Un progetto culturale reale e ambizioso, che intende raccogliere e offrire visioni lucide sul futuro a scala internazionale'

ADP

La Biennale dello Stretto giunge alla sua terza edizione: un progetto culturale reale e ambizioso, che intende raccogliere e offrire visioni lucide sul futuro a scala internazionale.

Nella visione contemporanea diffusa e prevalente, il Sud – dell’Italia, ma non solo – non è il luogo deputato ai grandi eventi culturali, che “stanno di casa” nelle città grandi e molto grandi del settentrione dell’Italia e in Europa.

Lo stigma sulle due regioni – nutrito di pregiudizi e narrazioni negative – perdura indifferente malgrado l’indiscutibile vitalità ed effervescenza di questi territori e gli esempi virtuosi che emergono con sempre maggior frequenza.

Lo Stretto affaccia sul Mediterraneo del Sud, “vede” i Paesi che, in termini demografici, saranno prevalenti nei prossimi anni: sono quelli dell’area Mena – Middle East and North Africa – dal Marocco all’Iran, Nord Africa e Golfo Persico. Secondo Save the Children, entro il 2030, oltre il 40 per cento della popolazione giovanile mondiale sarà africana ed entro il 2050 l’Africa esprimerà più del 25 per cento della popolazione globale, con un incremento fino a 2,1 miliardi e un’età media inferiore ai 25 anni.

Dal punto di vista economico, l’Africa è il secondo continente, dopo l’Asia, con il più alto tasso di crescita. Significa che entro il 2035 ci saranno più giovani africani che entreranno nel mondo del lavoro ogni anno, rispetto a tutti gli altri Paesi messi insieme. È un cambiamento, una MUTAZIONE sostanziale in cui la terna geografia-territorio-paesaggio è campo d’azione per lavorare e mitigare il disallineamento evolutivo.

Tutto questo ha a che vedere con lo studio delle città e con l’architettura, con l’arte come anticipazione del pensiero e con la fotografia come testimonianza e interpretazione del cambiamento.

In continuità con l’approccio messo in atto nelle edizioni precedenti, Alfonso Femia, architetto, ideatore del progetto, riafferma l’unicità della Biennale dello Stretto, legata alla sua identità geografica, storica e culturale.

Carmelo Versace, sindaco ff metropolitano di Reggio Calabria, che ha sostenuto il progetto dal suo esordio, ha sottolineato il valore della manifestazione:

“La Biennale dello Stretto, sin dalla prima edizione si è contraddistinta come un luogo di incontro e di pensiero che nasce tra due città e due regioni unite dal mare e dalla storia: Reggio Calabria e Messina.

Il tema che guida questa edizione, le mutazioni del clima e della società, ci riguarda tutti da vicino. La Biennale dello Stretto rappresenta, dunque, non solo un evento culturale, ma un progetto di futuro: un invito a ripensare il rapporto tra uomo, natura e città, mettendo al centro la qualità della vita, la tutela del paesaggio e la forza delle comunità.”

La direzione scientifica e il tema Mutazioni

Tre direttori per il 2026: Alfonso Femia, Annalisa Metta, paesaggista e professoressa ordinaria all’Università Roma Tre e Salima Naji, antropologa e architetta di Agadir, voce mediterranea di contrappunto, guideranno questa edizione della Biennale.

Tre personalità diverse, un mix alchemico: il tema scelto ne è la prima dimostrazione, talvolta rapidissime Mutazioni è argomento complesso, espresso con la precisa intenzione di immaginare un futuro fuori dall’idea di previsioni e prestazioni programmate, spesso distopico, che molti media somministrano.

Preso a prestito dalla biologia e mitigato nel suo significato severo di alterazione genetica, Mutazioni intende esprimere ed esasperare l’irrevocabilità e la profondità del cambiamento, che non è più lineare, né filtrato da una progressione temporale. Spiega Annalisa Metta che le cose si trasformano senza la durata del passaggio: alla successione evolutiva si sostituisce una sequenza di espansioni e contrazioni, talvolta rapidissime, e al progresso un ventaglio di possibili scelte alternative, in cui i mutamenti e i processi sono discreti, frammentati o interrotti.

Dall’agricoltura all’industria, al capitalismo urbano: ogni trasformazione epocale ha lasciato tracce, è avvenuta per transizioni successive e per vicendevoli passaggi di testimone.

Nel tempo attuale le mutazioni sono istantanee, le tracce si riducono, la memoria fatica a trovare una dimensione fruibile. Condizioni che in precedenza sono state vantaggiose, a causa di uno o più cambiamenti accelerati dell’ambiente, possono creare difficoltà e impedire di raggiungere obiettivi.

“MUTAZIONI è un invito a riflettere su cosa realmente stia accadendo in questo tempo, non solo sui possibili scenari evolutivi nel breve e nel medio periodo, ma sul complesso tema del disallineamento evolutivo e sulle conseguenze che stanno già investendo territori e città” affermano i direttori Alfonso Femia, Annalisa Metta e Salima Naji.

Un processo curatoriale aperto

Come già sperimentato nella precedente edizione, la Biennale si costruisce su un processo curatoriale aperto e insieme alla comunità locale reggina e messinese. Otto curatori per l’area progettuale scientifica e quattro curatori per le sessioni di arte, fotografia e design svilupperanno ricerche paradigmatiche delle MUTAZIONI in corso.

I direttori lavoreranno insieme a Clément Blanchet, architetto, per approfondire il sempre meno netto confine tra “Naturale e Artificiale”;

Gaetano di Gesu, architetto, Palatina Cultural Group, che, in continuità con l’edizione precedente, proseguirà nell’indagine “Mediterranei, similitudini e paralleli”, analizzando i “Paesaggi di mutazione”, gli esiti della nuova architettura in Cina, fuori dagli spazi urbani;

Daniele Durante, architetto, BV36 sulla comprensione dei “Modelli di aggregazione spontanea”, sulla loro possibilità di convivenza con le dimensioni già codificate e storicamente sviluppate delle città europee;

Alessandra Ferrari, architetta, CNAPPC sugli spazi di risulta urbana pubblici e privati, i sottopassaggi, le unità immobiliari a filo marciapiede, i basamenti e le soglie in una ricerca dal titolo emblematico Underground;

Ico Migliore, architetto, Migliore+Servetto sul concetto di mutazione come atto di sovrascrittura e sulla relativa trasformazione artistica e progettuale a cavallo tra “confine” e “divergenza”;

Filippo Pagliani, Michele Rossi e Michele Versaci, architetti, Park sul tema Water Resilience, la resilienza idrica come passaggio da approccio emergenziale a progettualità continua;

Federico Parolotto e Delia Valastro, architetti pianificatori, MIC-HUB, proseguiranno la ricerca su come stiano mutando le logiche dello “spostarsi” alla luce dei cambiamenti globali;

Paolo Verri, Fondazione Arnoldo e Alberto Mondadori, su quali saranno realmente “I luoghi della cultura” in un momento di totale disallineamento tra passato e futuro.

Marco Introini, architetto e fotografo curerà la sessione di fotografia sul tema Post paesaggio e sugli effetti dell’assuefazione all’immagine prevalentemente diffusa della città e dell’architettura;

Angela Pellicanò, artista e curatrice, lavorerà insieme ad artisti selezionati, sul tema L’imperfezione dell’assoluto;

Pasquale Piroso svilupperà, in collaborazione con un gruppo di artisti, progetti live Tra terra e forma; ADI nazionale e ADI delegazioni Calabria e Sicilia, in continuità con il progetto Non in senso stretto realizzato nell’ambito della Biennale dello Stretto 2024, proseguirà, in perfetta corrispondenza con il tema Mutazioni, con l’approfondimento Nuovi Codici del design curato da Francesco Alati.

Sguardi molteplici, punti di vista differenti per comprendere cosa è e, soprattutto cosa “non è” la rigenerazione urbana: sarà focus della Biennale in collaborazione con ANCE Reggio Calabria e OAPPC Reggio Calabria (partner istituzionali) insieme a un knowledge partner d’eccezione TEHA Group (The European House – Ambrosetti). Secondo Michele Laganà, presidente ANCE Reggio Calabria:

“Tratta di un tema di civiltà urbana e per la città di Reggio, come per molte altre città del Sud, un bivio: da una parte dispersione insediativa, consumo di suolo, quartieri senza servizi; all’altra la potenzialità di integrare natura e infrastrutture, casa e lavoro, cultura e tecnologia”.

Ed è in questa prospettiva che Santina Dattola, presidente OAPPC Reggio Calabria ha aperto una call for project all’interno dell’Ordine per stimolare gli associati a immaginare la propria città in termini di futuro. Ha affermato Dattola:

“La call for project che promuoveremo nasce dalla volontà di stimolare i nostri iscritti ad immaginare la città con uno sguardo nuovo. Rigenerazione Urbana come capacità di trasformare le mutazioni in atto in una nuova norma per l’intero organismo città.

Una mutazione consapevole come punto di innesco per moderni dialoghi sociali, per nuovo modo di relazionarsi, per un nuovo modo di progettare e abitare i luoghi.

È un invito a proporre idee, visioni e strumenti che possano contribuire a delineare un futuro possibile per la Città Metropolitana Reggio Calabria, mettendo al centro la responsabilità del progetto e il ruolo attivo della nostra comunità professionale”.

L’Ordine degli Architetti PPC di Reggio Calabria prosegue, anche quest’anno, il suo impegno di sensibilizzazione al senso civico e ai temi dell’architettura attraverso il coinvolgimento delle scuole superiori sul tema della mutazione ambientale e sullo specifico calabrese e reggino a seguito di eventi meteorologici estremi.

Infine, “una mostra nella mostra”, il team di Biennale dello Stretto sta sviluppando una ricerca sull’architettura dell’area MESA e dell’America Latina, con prevalente attenzione alla progettualità femminile.

Come testimonia con la propria esperienza Salima Naji, è nel Sud del mondo che l’architettura si confronta con la continua mutazione dei territori, delle comunità e dei sistemi naturali, richiedendo un approccio che sappia combinare rispetto per la fragilità con la proiezione verso l’innovazione e verso una sostenibilità reale.

Ricerca e progetto con le nuove generazioni

Anche quest’anno, la Biennale rinnova il proprio impegno nel valorizzare le giovani generazioni di professionisti attraverso la partecipazione di importanti università italiane, a partire dalle accademie reggine e siciliane:

Consuelo Nava e Marina Tornatora, docenti dell’Università Mediterranea di Reggio Calabria, porteranno in mostra un progetto di ricerca con la partecipazione di studenti internazionali dell’area mediterranea;

Fabio Mollo, regista e docente di cinema all’Accademia di Belle Arti di Reggio Calabria, farà lavorare i suoi studenti su una declinazione del tema Mutazioni, così come Aldo Zucco, Accademia di Belle Arti di Catania, e Vincenzo Castellana, docente in ABADIR – Academy of Design and Visual Communication.

L’adesione delle accademie alla Biennale è stata notevole. Porteranno in mostra declinazioni sul tema Mutazioni, sviluppate con studenti e dottorandi: Mariella Annese, Politecnico di Bari;

Michele Bonino e Cristina Coscia, Politecnico di Torino; Daniele Durante, Dipartimento di Architettura – Università degli Studi di Ferrara; Massimo Faiferri, Università degli Studi di Cagliari e Istituto Nazionale di Fisica Nucleare;

Adam Kaasa, Royal College of Art, Londra; Luigi Latini, Università IUAV di Venezia; Ina Macaione e Laura Pavia, Università degli Studi della Basilicata; Annalisa Metta e Marco Ranzato, Università degli Studi Roma Tre; Ico Migliore, Politecnico di Milano;

Giovanni Multari, Università degli Studi di Napoli Federico II, insieme a School of Architecture, Chinese University of Hong Kong; Maria Livia Olivetti, Università degli Studi di Palermo.

Fare la Biennale dello Stretto

Nata dall’iniziativa di Alfonso Femia, la Biennale dello Stretto è un progetto atipico, fuori dal contesto codificato degli eventi culturali, sostenuta da soggetti pubblici e imprese private.

Condivisa fin dalla prima edizione dall’Ordine degli Architetti di Reggio Calabria e dalla società 500×100, la Biennale è promossa, a partire dall’edizione 2026, da Fondazione Le Città del Futuro, realizzata da 500×100. Città Metropolitana di Reggio Calabria, ANCE Reggio Calabria, Ordine degli architetti di Reggio Calabria e Comune di Campo Calabro / Forte Batteria Siacci, Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria sono i partner istituzionali.

Il Dipartimento di Architettura e Design dell’Università Mediterranea di Reggio Calabria è partner accademico. L’evento verrà sviluppato in collaborazione con il Comune di Reggio Calabria, Comune di Villa San Giovanni, Villa Genoese Zerbi, ADI nazionale e delegazioni Calabria e Sicilia, l’Ordine degli Architetti di Messina, Università degli Studi di Messina e Fondazione Messina.

Imprese private hanno sposato il progetto e serve ricordarle perché sono un fondamentale sostegno: Atelier(s) Alfonso Femia, GiTi Giorgio Tartaro, Cariboni Group, Liuni, Medit, Mirage, Staygreen / Attico Interni, Saint-Gobain, Heidelberg Materials, Schüco, Panzeri.

Per l’atipicità del progetto, è importante sottolineare che la condivisione con i partner istituzionali e con le imprese è premessa e fattore decisivo che lo rende attuabile.

La sede espositiva e il programma di conferenze

Forte Batteria Siacci a Campo Calabro, architettura militare affacciata sullo Stretto di Messina (dai suoi spalti si traguarda lo scambio di correnti tra Tirreno e Ionio e Capo Peloro) sarà la sede principale della mostra, come per le precedenti edizioni.

Costruito assieme alla corona dei forti calabresi e siciliani fra il 1894 ed il 1898, Forte Batteria Siacci è scavato sul fianco di una collina per renderlo invisibile dal mare. Più di diecimila metri quadri di superficie coperta, oltre cento ambienti, centinaia e centinaia di metri di gallerie sotterranee, circondato da un imponente fossato.

Ha detto Rocco Alessandro Repaci, sindaco di Campo Calabro:

“Per la terza volta Forte Batteria Siacci interpreta il perno attorno al quale ruota questo splendido ed innovativo progetto culturale profondamente legato ad un territorio e a una esperienza rigenerativa che incarna al meglio lo spirito e la sfida delle mutazioni. Cresciuto e svelato assieme alla Biennale, questo luogo ne rappresenta l’anima nella dimensione del cambiamento che migliora la qualità della vita”.

I dibattiti (il programma dei talk e delle lecture è in definizione) si svolgeranno, sulla sponda calabrese a Forte Batteria Siacci; al Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria (il museo dei Bronzi), in coordinamento con il direttore Fabrizio Sudano; a Villa Genoese Zerbi, storica villa reggina affacciata su quello che, secondo Gabriele D’Annunzio, è il chilometro più bello d’Italia, con l’ottima collaborazione di Vincenzo Pennestrì e in location diffuse su quella siciliana.

“Questa edizione della Biennale dello Stretto è molto più di un progetto culturale. È una ricerca che si dipana su un percorso complicato e denso di asperità, perché così sono le Mutazioni.

Porterà a visioni imperfette, ma quello che importa è che sia chiaro il fine ultimo, l’impegno di noi tutti: recuperare, con strumenti diversi, in situazioni poco sperimentate e con consapevolezza e coscienza nuove, l’equilibrio minimo che consentirà al futuro di essere tale, provando a non adattarci, semplicemente e in modo rassegnato, a un mondo alterato” – Alfonso Femia.

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