Reggio al centro del contrasto alla criminalità: concluso il corso della Scuola Superiore della Magistratura
Reggio Calabria al centro del contrasto alla criminalità: concluso il prestigioso corso della Scuola Superiore della Magistratura
06 Giugno 2026 - 11:43 | Comunicato stampa

Si sono spenti ieri, venerdì 5 giugno 2026, i riflettori su uno degli eventi formativi più significativi dell’anno nel panorama giuridico italiano. Per tre giorni, dal 3 al 5 giugno, Reggio Calabria è diventata la capitale dello studio e del confronto sulle misure di prevenzione, ospitando un importante incontro organizzato dalla Scuola Superiore della Magistratura.
Più che un semplice convegno, l’evento si è configurato come un vero e proprio laboratorio di studio avanzato. L’obiettivo? Fare il punto sui principali orientamenti della giurisprudenza e individuare le tematiche più controverse, sia sotto il profilo teorico che sotto quello strettamente applicativo.
L’incontro ha visto come protagonista principale il dott. Giovanni Verardi, Giudice delle Misure di Prevenzione di Reggio Calabria ed esperto formatore, che ha operato in stretta sinergia con i responsabili scientifici Fabio Di Vizio e Roberto Giovanni Conti. L’iniziativa ha richiamato in riva allo Stretto magistrati e amministratori giudiziari giunti da ogni parte d’Italia, confermando la centralità del distretto reggino in questa delicata materia.
Le numerose relazioni che si sono alternate nelle tre giornate hanno affrontato i nodi nevralgici dell’applicazione del CAM (Codice Antimafia D.lgs 159/2011), con un focus mirato sulla gestione dei beni e sullo spazio europeo.
Il corso ha permesso di approfondire le tematiche connesse alla gestione dei patrimoni sequestrati e confiscati, estendendo l’analisi anche ai sequestri penali. L’ambizioso traguardo emerso dai lavori è la teorizzazione di un vero e proprio «statuto generale» della gestione dei beni sottoposti a vincoli penali e di prevenzione. Si tratta di un banco di prova impegnativo per interpreti e operatori in un settore nevralgico per il contrasto alla criminalità da profitto, fondamentale per implementare prassi operative comuni tra Autorità Giudiziarie e amministratori.
Tra i temi più dibattuti, spiccano:
- L’assegnazione anticipata dei beni per finalità istituzionali e sociali (in armonia con l’art. 40, comma 3-ter, e l’art. 41, comma 2-ter del Codice Antimafia).
- I complessi rapporti tra Giudice delegato, amministratore giudiziario e l’A.N.B.S.C. (Agenzia Nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata), finalizzati alla migliore gestione dei compendi aziendali e patrimoniali per la loro successiva restituzione alla collettività.
La tavola rotonda conclusiva e lo sguardo all’Europa
Il sipario è calato oggi alle ore 12.30 con una tavola rotonda di altissimo livello intitolata “Questioni aperte nell’applicazione delle misure di prevenzione e nella gestione dei beni in amministrazione: profili nazionali e sovranazionali”.
A moderare il dibattito è stato il Dott. Stefano Musolino Procuratore della Repubblica Aggiunto a Reggio Calabria, nonché Magistrato di riferimento del Gruppo Misure di Prevenzione della locale Procura. Il tavolo dei relatori ha visto confrontarsi eccellenze del settore:
- Aldo Ingangi, Membro nazionale italiano di Eurojust, che ha allargato l’orizzonte alle dinamiche transnazionali;
- Andrea Palazzolo, Avvocato cassazionista esperto in amministrazioni giudiziarie e docente presso l’Università LUISS “Guido Carli” di Roma e l’UniCal di Cosenza;
- Giuseppe Sanfilippo, Amministratore giudiziario attivo sulle piazze di Palermo e Roma.
La legalità si fa cultura: la bellezza restituita ai cittadini
A suggellare il valore non solo tecnico, ma fortemente simbolico e sociale delle tre giornate, è stato il momento successivo alla chiusura dei lavori.
Tutti gli ospiti e i partecipanti sono stati invitati a una visita guidata presso il Palazzo della Cultura di Reggio Calabria. Qui hanno potuto ammirare la straordinaria collezione di opere d’arte e quadri confiscati alla criminalità organizzata e oggi restituiti alla fruizione pubblica: la dimostrazione plastica di come il patrimonio sottratto alle mafie possa trasformarsi in risorsa educativa, bellezza e cultura per l’intera comunità.
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