Reggio – Tentativo di suicidio di un detenuto, i chiarimenti del dott. Rodà

Riceviamo e pubblichiamo la nota del dott. Rodà in merito al tragico episodio di qualche giorno fa


Con riferimento ed in replica all’articolo pubblicato qualche giorno fa sulla nostra testata sul drammatico gesto di un detenuto presso la Casa Circondariale di San Pietro a Reggio Calabria riceviamo e pubblichiamo integralmente la nota del dott. Filippo Rodà.

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Non lo so come sia spuntato il mio nome, chi l’ha riferito in quale contesto e con quale intenzione.

Spesso si identifica un facile e comodo bersaglio su cui riversare rabbia e frustrazione non potendo prendersela con i soggetti direttamente interessati magari perché obiettivo troppo grosso e fuori portata. So pure, per esperienza che, Uffici così detti Superiori, riversano verso uffici inferiori la mala gestio di qualche cosa quando sono messi alle strette, tirando in ballo di solito il soggetto più esposto e senza diritto di replica. Sta di fatto che sono stato citato in un cotesto in cui non c’entro, da persone che non mi conoscono e che non sanno quale sia il mio ruolo nell’Istituto di San Pietro.

Devo dare purtroppo una prima delusione: non sono il Direttore Sanitario. Lo so, è sconfortante pure per me, suonava bene “Direttore Sanitario” e chissà che stipendione prende un Direttore Sanitario, purtroppo non lo saprò mai. Non ho la facoltà di ordinare un provvedimento di Grande sorveglianza, Sorveglianza a vista o altro e nemmeno di revocarla perché per tali situazioni si attiva uno Staff multidisciplinare di cui il sottoscritto non fa parte, altra delusione. Comunque non risponde al vero che il provvedimento di grande sorveglianza sia stato revocato da nessuno, tant’è che il gesto auto lesivo di cui si racconta è stato prontamente sventato dagli agenti di Polizia Penitenziaria che erano già sul posto per la sorveglianza e non che si trovavano occasionalmente di passaggio.

L’area sanitaria ha segnalato le problematiche del giovane detenuto in questione sin dal febbraio ultimo scorso ed ancora ai primi di aprile. Ma è probabile che, credo a discrezione della Magistratura di competenza perché non sono un esperto in questo ambito, le esigenze di custodia cautelare in carcere non siano venute meno.

No è importante chiarire questo concetto, a margine di questo caso, perché sembra che i detenuti in genere rimangano in galera per colpa dei medici che li ci lavorano e non per altro e da qui concedetemi un’altra considerazione: se questo è il razionale, togliamo i medici dal carcere cosi che tutti possano, con buona pace della comunità, tornarsene a casa e chi sé visto sé visto.

Che le cose vadano così non mi stupisce più di tanto, in un Paese dove gli unici veri delinquenti sono i medici e metterli in croce e alla berlina è uno sport nazionale più divertente del calcio (per altro al momento sospeso). Prima di correre a denunciarmi e sputtanarmi sarebbe stato più normale prendere visione delle relazioni sanitarie inviate alla competente Autorità Giudiziarie e magari prendere visione del dispositivo di scarcerazione emesso. Si potrebbe rimare sorpresi dalla motivazione, o forse delusi non trovandoci nulla da contestare al medico (anzi).

Che il mio nome sia stato trascinato in questa vicenda, a mia insaputa, senza che si verificasse la veridicità dei fatti, è solo diffamatorio. Il fatto che sia stato riportato in alcuni articoli giornalistici è pure un reato che forse dovrei denunciare. Non lo so ci penserò. Ognuno è quello che è ed io sono io.

Dott. Filippo Rodà

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