Reggio – ‘Patto per il cambiamento’, partenza da dimenticare. E inciampa anche il vice presidente…
Per il momento chiamare il movimento “Patto per il cambiamento” non è stata proprio una scelta felice
27 Novembre 2019 - 19:23 | Claudio Labate

Comincia proprio male l’avventura di “Patto per il cambiamento”, il laboratorio politico che, alle prossime elezioni comunali, si prefigge di supportare la ricandidatura del primo cittadino fornendo studi, proposte e progetti volti al miglioramento della città.
Si è presentato alla città solo lo scorso 18 novembre, alla presenza di un parterre istituzionale di tutto rispetto, a partire dal consigliere regionale Giovanni Nucera, passando per il sindaco Giuseppe Falcomatà e finendo col vicesindaco Armando Neri, e il pari ruolo della Città metropolitana Riccardo Mauro.
Ma a quanto pare a poco più di una settimana dalla presentazione in pompa magna, il laboratorio perde le sembianze di una fucina di idee per il cambiamento per rivelarsi un contenitore dal sapore gattopardesco, in cui sembra calzare a pennello la massima pronunciata da Tancredi “Se vogliamo che tutto rimanga come è, bisogna che tutto cambi”. Ed infatti, non cambiano le abitudini, né il malvezzo di mettere tutto nel calderone, soprattutto quando si avvicina un qualunque appuntamento elettorale.
Ma non è il cronista a dirlo. Sono proprio i protagonisti a sconfessare anche il presidente del Patto per il cambiamento che nel corso della presentazione aveva voluto sottolineare come il movimento, lungi dall’essere la classica lista che si forma qualche giorno prima delle elezioni, voglia invece dare importanza prioritaria a contenuti e proposte progettuali ed alla competenza dei propri componenti pronti ad un dialogo schietto e leale con le istituzioni e la politica.
Provassero a dirlo a Bernardette Ficara (segretaria Gd Reggio Nord) e al professore Bruno Azzerboni. La prima ha infatti rassegnato le dimissioni da vice presidente del neo nato movimento poiché, scrive in una nota, sente “di dover prendere le distanze da un modo di fare e agire politico” diverso da quello che si aspettava. Il secondo, invece sconfessa addirittura la sua adesione al laboratorio scrivendo: “Voglio sperare che il mio nome non sia stato utilizzato al fine di una vana ed inutile ricerca di visibilità poiché il mio nome non è talmente importante da essere usato per tali fini e, inoltre, questo modo di fare è totalmente contrario al mio costume ed al mio intendere la politica”.
Bernardette Ficara lamenta il fatto che “dopo alcuni incontri con il presidente Sapone, mai nessuna riunione è stata fatta con i membri del Laboratorio”.
Il professore universitario dal canto suo va pure per la sua strada specificando: “Sarò sempre disponibile ad un dialogo proficuo con tutte le forze vicine al mio modo di agire ed al mio pensiero di sinistra, soprattutto nell’interesse dello sviluppo della città, nella speranza di un futuro politico più chiaro rispetto all’attuale fase di confusione della politica locale e regionale tutta, verso una unione complessiva di tutte le forze progressiste e moderate di sinistra reggine e calabresi”.
Diciamo che per il momento chiamare il movimento “Patto per il cambiamento”… non è stata proprio una scelta felice.
