Reggio, riaprono le attività: l’emozione della ripartenza di tre noti imprenditori – VIDEO
Francesco, Pietro e Paolo incarnano la voglia di rialzarsi della città: domenica notte non abbiamo dormito
19 Maggio 2020 - 10:42 | Claudio Labate

Tre noti imprenditori per tre diverse tipologia di attività commerciali, ma un unico obiettivo: tornare a lavorare e ristabilire il feeling con la propria clientela.
Francesco Caputo, in rappresentanza degli imprenditori della ristorazione, titolare della pizzeria e ristorante “Hostaria”; Pietro Nocera delegato Confartigianato provinciale e titolare di “Distinguo – Parrucchieri e Estetisti”; e Paolo De Stefano, giovane imprenditore di Confcommercio e titolare dell’omonima attività di abbigliamento, nata nel lontano 1982, sono intervenuti nel corso della consueta diretta giornaliera condotta dal direttore Vincenzo Comi.
Al centro del confronto la tanto agognata riapertura della maggior parte delle attività commerciali al dettaglio che dopo circa due mesi di lockdown possono finalmente rialzare le saracinesche per provare a tornare alla normalità.
Distanze e menù diversi, ma lo stesso personale
Aperto con le consegne a domicilio e l’asporto fino a ieri, oggi l’Hostaria riprende a pieno regime, nel rispetto della normativa vigente. Francesco Caputo potrà quindi idealmente riabbracciare i suoi clienti ospitandoli all’interno del locale di cui è titolare.
“Abbiamo cercato di portare informazione all’interno del locale, i gel igienizzati e più in generale le linee guida della Regione. Restano però alcuni punti non proprio chiari”.
Ma in questi due mesi di emergenza qualcosa si è mosso. Oggi Francesco fa parte di un gruppo di imprenditori che si sono messi assieme sotto le insegne di “ImprendiSud”: sessanta attività che si scambiano idee e si confrontano sul come affrontare le varie problematiche. Una bella iniziativa che ha aiutato gli aderenti a sbrogliare alcuni nodi dell’ultima ora.
Per ciò che riguarda più strettamente l’Hostaria, Caputo ha spiegato che la mascherina è obbligatoria all’entrata e comunque ogni qual volta ci si alza dal tavolo. Ovviamente una volta seduti la si può togliere per consumare il cibo. La gestione degli spazi è diventata quindi prioritaria:
“Per fortuna si è passati da una distanza di 2 metri ad un metro, che consente di avere qualche posto in più in sala. Tavoli da 10-12 persone si riducono almeno del 50%. Tra i tavoli e le persone ci sarà 1 metro di distanza”.
“La distanza di un metro – spiega Caputo – è necessario nel momento in cui vengono a mangiare degli amici. Nel momento in cui invece sono parenti, una famiglia che vuole venire a mangiare, il marito e la moglie possono tranquillamente sedersi anche a una distanza Inferiore”.
Tra le innovazioni imposte c’è quella che riguarda la scelta delle pietanze.
“Non ci sarà più il menù cartaceo: ognuno si scaricherà il QR Code sul proprio smartphone e quindi avrà sul proprio telefonino il menu e non ci sarà neanche il contatto con il classico menù che prima si utilizzava”.
Dunque, è tutto pronto all’Hostaria che, nonostante la diminuzione dei coperti ha voluto fortemente continuare con la stessa squadra in cucina, ai forni e ai tavoli. D’altra parte, per fortuna il lavoro non manca:
“Con sorpresa la gente ha chiamato” dice un soddisfatto Francesco. Una decina di tavoli prenotati che vista la situazione rappresentano anche il pienone.
Alti standard di sicurezza in locali ampi
“Stanotte è stata una nottata molto strana nel senso che non arrivava mai la mattinata. Era come riaprire questa attività. Un’attività nuova, diversa, un mondo veramente strano con molte incertezze molti dubbi e situazioni che non sono ancora chiare e quindi noi già da tempo ci stavamo organizzando al meglio”.
Pietro Nocera racconta la sua notte prima degli esami. Tradisce l’emozione di una ripresa che deve essere normalità.
“Anche perché tutti lo sanno, il parrucchiere oggi come i centri estetici, sono veramente all’avanguardia su quelli che sono i sistemi igienico sanitari e quindi tutto quello che già da tempo noi adottiamo per fare stare in tranquillità la nostra clientela”.
Quella di “Distinguo” è una struttura abbastanza grande, e infatti racconta Pietro, di essere riusciti a tenere tutto il personale, in tutto 15 persone, e a farlo lavorare in due turni. “Questo è stato veramente un grosso vantaggio, e grazie alla disponibilità del nostro sindaco stiamo facendo un orario dalle 8 di mattina fino alle 21”.
Il salone ha aperto anche di lunedì, tradizionalmente giorno di riposo:
“Fondamentalmente c’è stato e ci sarà un calo di incasso e con le restrizione il nostro salone in realtà lavorerà con 7 postazioni invece di 14, rispettando quelle che sono le distanze di 2 metri nonostante tutto il giorno prima dell’apertura abbiamo scoperto che bastava 1 metro”
Al salone si può accedere solo su prenotazione anche per rispettare la normativa in vigore:
“Noi abbiamo strutturato il salone rispettando, dove si poteva, le distanze di 2 metri. Noi operatori utilizziamo dei guanti ovviamente superprotetti, come prima, e tutte le volte che andiamo a contatto col nostro cliente utilizziamo sia la mascherina e sia la visiera. Perché ci sono dei trattamenti che si sta lungo a contatto con la persona e non basta soltanto la mascherina quindi utilizziamo la massima protezione che possiamo adottare”.
Resta il problema degli abusivi, cresciuto a dismisura nel periodo di chiusura forzata:
“Questo è un aspetto che noi abbiamo voluto segnalare. Sappiamo che non è questo il modo di combatterlo, sappiamo che forse tanti colleghi non erano, ma non saranno neanche oggi, strutturati per poter ripartire diciamo con la massima sicurezza e sostanzialmente noi questo l’abbiamo ritenuto soprattutto non solo un danno economico ma soprattutto un danno sanitario, perché comunque continuando a girare c’era un alto rischio di contagio. Certo, c’è da dire che difronte ad una persona che fa il servizio a domicilio, c’è sempre qualcuno che ne fa richiesta…”
Fare rete per essere più forti
“Per noi è un po’ insolita questa apertura, specialmente il lunedì mattina. Però ti dico, la sera prima, cioè domenica sera sembrava fosse il giorno prima degli esami, cioè respiravo per percepire un po’ di tensione nel pensare di dover riaprire la mattina. In ogni caso è stata una emozione grande anche perché questa è la mia casa, questa è la casa di ogni imprenditore, però ritornarci dopo questi due mesi che ci hanno permesso di non dare per scontate tante cose, è stata veramente una soddisfazione. Un riaprire col sorriso”.
Parole e musica di Paolo De Stefano che si presenta in diretta con un sorriso smagliante e solare. La mattinata di lavoro anche per lui è andata oltre le aspettative, considerando le restrizione che anche la sua attività deve rispettare.
“Ovviamente secondo la metratura del locale – sono circa 80 metri – qui sul Corso possono entrare due persone alla volta, e siamo due addetti alla vendita, quindi riusciamo a gestirli. Per noi piccole boutique è diverso rispetto alla grande distribuzione, perché appunto l’accesso al locale è limitata a determinati clienti, salvo i periodi di saldi o di Natale. Quindi siamo a gestire la mole, e magari fosse sempre maggiore, di clienti. Questo è per noi è facile”.
Per quanto concerne invece le misure di prevenzione De Stefano non aveva l’obbligo di sanificare i locali, ma in ogni caso si è provveduto a pulire e igienizzare pavimenti, tavoli, condizionatori perché possono essere veicolo di agenti patogeni, e poi si è attrezzato per fornire igienizzante sia all’ingresso che in prossimità della cassa, e guanti e mascherine per chi entri senza.
De Stefano è d’accordo sulla prospettiva di consumare locale e nelle piccole boutique, anche per un discorso di sicurezza:
“è una battaglia che combatto da anni, dal tempo in cui sono entrato in Confcommercio. Per carità, il consumatore, il cliente fa da padrone e se noi siamo indietro rispetto alla grande distribuzione è dovere nostro adeguarci ai tempi e ti posso garantire che lo stiamo facendo. Lo stiamo facendo perché vogliamo creare rete. Specialmente questo momento di difficoltà ci ha unito ancora di più. L’ho notato in Confcommercio giovani, perché abbiamo visto l’adesione di tantissimi e nuovi imprenditori di tutti i settori economici della ristorazione all’abbigliamento, dal terziario ai servizi. Comprare nella boutique, anche nella la piccola bottega, che ovviamente non può competere con la grande distribuzione – ma un aiuto possa essere l’acquisto di un pacco di pasta o in un prodotto più esclusivo che offre una piccola boutique – può essere un grande aiuto per l’utenza socioeconomica della nostra comunità”.
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