Ricordare per dimenticare: a Reggio Calabria l’ Horcynus Festival Winter Edition


Sei appuntamenti, dal 10 al 13 novembre, con cinema, musica, poesia e teatro, tre prime nazionali (di cui una già realizzata il 30 ottobre al Teatro Cilea) e una serie di momenti di riflessione per andare oltre il semplice dato artistico. È stato presentato così questa mattina, in conferenza stampa nell’Aula Magna del Dipartimento di Scienze Giuridiche, Economiche e Sociali dell’Università Mediterranea, l’Horcynus Festival 2015 – winter edition.

L’evento, giunto quest’anno alla XIII edizione, la terza nella versione invernale a Reggio, è la sintesi annuale dei percorsi di ricerca sulle economie sociali e sulle produzioni estetiche del Mediterraneo portate avanti dalla Fondazione Horcynus Orca, centro di ricerca e polo per le arti contemporanee con sede sulle due sponde dello Stretto. L’edizione invernale reggina, che segue l’appuntamento estivo tra Lipari e Messina, è organizzata in collaborazione con l’Università Mediterranea di Reggio Calabria e il Circolo del Cinema Charlie Chaplin ed è finanziata dal POR Calabria 2007-13 (Linea d’intervento 5.2.3.1. Eventi culturali a sostegno della qualificazione e del rafforzamento dell’attuale offerta culturale presente in Calabria).

Dopo l’applauditissimo prologo dello scorso 30 ottobre al Teatro Cilea, con lo spettacolo teatrale “Come un granello di sabbia. Giuseppe Gulotta, storia di un innocente”, il Festival prosegue da martedì in una triplice location: l’Aula magna di Architettura dell’Università Mediterranea, il Teatro Francesco Cilea e il Cinema Odeon. Il tema è Ricordare per dimenticare, per indicare un preciso approccio ai fatti più controversi della storia (dal genocidio del popolo armeno per mano dei Giovani Turchi, di cui ricorre il centenario, all’Italia contemporanea) nella consapevolezza che solo dalla ricerca della verità può arrivare la pacificazione.

“Abbiamo dovuto organizzare tutto in tempi strettissimi, per via del finanziamento assegnato soltanto poche settimane fa, che ci ha consentito di salvare la dimensione bi-territoriale dell’Horcynus Festival, anche grazie al prezioso apporto dell’Università Mediterranea e del Circolo Chaplin, ancora una volta nostri partner in questa avventura. Ma questa edizione invernale – hanno sottolineato i direttori artistici Massimo Barilla e Giacomo Farina – non nasce né finisce oggi: comincia da una serie di ricerche e spunti di riflessione che abbiamo già presentato a luglio all’Expo di Milano e proseguirà in estate con la produzione del film “Primula Rossa”, ispirato alla storia, tra disagio psichico e lotta armata negli anni di piombo, di un ex internato dell’Opg di Barcellona Pozzo di Gotto liberato dalla Fondazione grazie al progetto Luce è Libertà”.

“Gli eventi in programma nei prossimi giorni sono solo il ‘vestito bello’ – ha precisato il vicedirettore del dipartimento dArTe dell’Università Mediterranea Alberto De Capua – ma dietro c’è l’attività di ricerca sociale e culturale per il territorio e un lavoro di effettivo scambio tra le due sponde dello Stretto. L’università non è solo un’istituzione che forma le nuove generazioni ma vuole partecipare al dibattito cittadino e, ad esempio, con il prologo dell’Horcynus Festival, dedicato alla vicenda giudiziaria di Giuseppe Gulotta, l’ha fatto”.

Sulla stessa linea l’intervento del presidente del Circolo del Cinema “Charlie Chaplin” Claudio Scarpelli: “L’Horcynus Festival mette insieme realtà che hanno un’idea concreta di città metropolitana. Per noi questo è un anno importante, perché martedì 10 novembre all’Odeon festeggeremo il decennale del Premio di critica cinematografica Maurizio Grande, che premia due studiosi che stanno approfondendo gli studi sull’era del post documentarismo. Non a caso, proietteremo ancor auna volta il caso cinematografico ‘Anime Nere’, spunto per un momento di riflessione mercoledì alle 18.00 nell’aula magna di Architettura, con l’autore del romanzo e co-sceneggiatore Gioacchino Criaco, ma anche con il magistrato Roberto Lucisano, il giornalista dell’ANSA Paolo Diano e il sindaco di Riace Domenico Lucano”.

Insieme al film di Francesco Munzi, giovedì alle 18, sempre ad Architettura, si proietterà “Segreti di Stato”, il film di Paolo Benvenuti che offre una ricostruzione dei fatti diversa dalla versione ufficiale della strage di Portella della Ginestra, la prima della Repubblica italiana. La pellicola, distribuita dalla Fondazione Horcynus Orca nelle scuole siciliane, verrà presto consegnata anche alle scuole reggine e offrirà l’occasione per presentare il lavoro di infrastrutturazione e approfondimento condotto sulla strage del I maggio, in collaborazione con Studio Azzurro e la Rete degli Archivi per non dimenticare.

L’approfondimento di importanti vicende giudiziarie, in collaborazione con l’associazione di magistrati AREA, è un altro elemento saliente dell’Horcynus Festival – winter edition, come ha ribadito il coordinatore del gruppo AREA e componente dell’Associazione Nazionale Magistrati Domenico Santoro: “La partecipazione al festival è momento fondante della capacità dei magistrati di AREA (che nasce da Magistratura Democratica, con rappresentanti in Anm e Csm) di confrontarsi con una visione più ad ampio spettro della realtà, come prevede la nostra carta dei valori”.

A rappresentare alcune delle “voci” dei protagonisti dell’Horcynus Festival ci hanno pensato Mario Lo Cascio e Gino Mattiani, componenti della band Mattanza: “Nonostante quanto abbiamo letto a più riprese dalla morte di Mimmo Martino, il nostro progetto non si è interrotto, ci sentiamo in dovere di proseguire con la ricerca intrapresa con Mimmo, che punta in direzione della memoria e della poesia. Ripartiamo giovedì 12 novembre, dal Teatro Cilea, con il concerto ‘In vita’, insieme ai poeti antichi e moderni Maria Costa, Biagio Guerrera, Daniel Cundari e Kento”.

Dopo il cinema, la musica e la poesia, tocca al teatro con il debutto venerdì 13 novembre al Teatro Cilea di “A-Solo. Studi di assenza in pubblico”, la nuova produzione della Compagnia della Fortezza. “E’ una prima nazionale, dopo la rappresentazione in forma di studio al Volterra Teatro Festival e per noi – conclude Massimo Barilla –  è un grande onore, perché coniuga la dimensione artistica di assoluto livello con la finalità sociale dell’unica esperienza professionistica di teatro in carcere. Il pubblico sarà sul palcoscenico, ad assistere e partecipare in prima persona alla messa in scena, come già sperimentato al Teatro Siracusa con Cesar Brie, e il protagonista sarà Aniello Arena, un attore ergastolano con la sua storia di riscatto”.

Gli eventi dell’Horcynus Festival sono a ingresso gratuito, ad eccezione del concerto dei Mattanza e dello spettacolo teatrale “A-Solo”, per cui è previsto un biglietto d’ingresso al prezzo simbolico di 5 €. Biglietti acquistabili al botteghino del Teatro Cilea dalle 17.00 alle 21.00

Di seguito il dettaglio degli appuntamenti.

PREMIO INTERNAZIONALE DI CRITICA CINEMATOGRAFICA “MAURIZIO GRANDE”

Martedì 10 novembre ore 20.30 Cinema Odeon. In collaborazione con Circolo del Cinema “Charlie Chaplin”

Con Gioia Costa, Enrico Magrelli, Jean Paul Manganaro, Piero Montani, Jean Louis Comolli, Claudio Scarpelli

 Il Premio Internazionale “Maurizio Grande” per la critica e la saggistica cinematografica è dedicato alla figura di un grande e appassionato studioso prematuramente scomparso, che ha lasciato alla cultura italiana il lascito prezioso di una feconda attività accademica e di fondamentali studi nei campi della letteratura, della semiotica, del teatro e della cinematografia.

Istituito e promosso dal Circolo del Cinema “Charlie Chaplin” di Reggio Calabria, il premio, con il patrocinio, della Regione Calabria e da qualche anno in collaborazione con l’Horcynus Festival, viene conferito all’eccellenza nel campo degli studi filmologici e storici italiani e francesi grazie al lavoro di una giuria italo-francese che designa annualmente due autori, uno per ciascun Paese.

I premiati di quest’anno sono, per la sezione francese, Benoit Turquety (assistente nella sezione di Storia ed Estetica del Cinema dell’Università di Losanna. Le sue ricerche sono focalizzate sulla storia e l’epistemologia delle tecniche cinematografiche, e più particolarmente il Cinématographe Lumière, il Kinemacolor, gli apparecchi Paillard Bolex e i dispositivi numerici) e per la sezione italiana Ivelise Perniola (docente di Storia e Critica del Cinema e Cinematografia documentaria all’Università Roma Tre. Tra le sue pubblicazioni ricordiamo: Chris Marker o del Film Saggio, 2003; Oltre il neorealismo, 2004; L’immagine spezzata. Il cinema di Claude Lanzmann, 2007. Ha curato Cinema e Letteratura: percorsi di confine, Marsilio 2001, e scritto diversi saggi dedicati al cinema di nonfiction italiano e internazionale).

ARCIPELAGHI DELLA VISIONE, IL CINEMA ALL’HORCYNUS FEST

Taxi Teheran martedì 10 novembre ore 22.00, Cinema Odeon di Reggio Calabria

Anime nere mercoledì 11 nov ore 18.00, Aula Magna Architettura Università Mediterranea

Segreti di stato giovedì 12 nov ore 18.00, Aula Magna Architettura Università Mediterranea

Arcipelaghi della visione, sezione a cura di Franco Jannuzzi, è lo sguardo che l’Horcynus Festival lancia alla cinematografia del Mediterraneo, per allargarlo all’Europa e al Mondo, alla ricerca di connessioni, contatti, incontri possibili e impossibili.

Martedì 10 novembre, subito dopo la consegna del Premio cinematografico “Maurizio Grande”, Inaugura la sezione “Taxi Teheran”, film del 2014 di Jafar Panahi, presentato nel 2015 al pubblico della Berlinale aggiudicandosi l’Orso d’oro come miglior film e il Premio Fipresci. Panahi è stato condannato dalla giustizia iraniana a 20 anni di proibizione di girare film, scrivere sceneggiature e rilasciare interviste, pena la detenzione per sei anni. Ma non c’è sentenza che possa impedire ad un artista di essere se stesso ed ecco allora che il regista continua a sfidare il divieto e ci propone un’opera destinata a rimanere quale testimonianza di un cinema che si fa militante proprio perché non fa proclami ma mostra la quotidianità del vivere in un Paese in cui le contraddizioni si fanno sempre più stridenti. La telecamera incorporata in un telefonino riprende i passeggeri di un taxi che attraversa le strade di Teheran in un giorno qualsiasi. “Raramente la finzione è stata così ‘vera’ al cinema”, dalla recensione di Giancarlo Zappoli.

Mercoledì 11 novembre, alle ore 18.00 nell’Aula magna di Architettura dell’Università Mediterranea, spazio, invece, al film di Francesco Munzi “Anime Nere” e a seguire incontro con Gioacchino Criaco, l’autore del romanzo che ha ispirato il film e co-sceneggiatore. Intervengono: il magistrato Roberto Lucisano, il giornalista dell’ANSA Paolo Diano, il sindaco di Riace Domenico Lucano, il presidente del Circolo Chaplin Claudio Scarpelli.

Dalla recensione di Barbara Sorrentini, Cineforum: “Capre e sangue. Un piccolo paese della Calabria che diventa cuore pulsante di traffici di droga, da nord a sud, tenuti insieme da una famiglia, allargata in clan. I riti arcaici, la tradizione pastorizia, la spirale affettiva, fatta anche di odio, tradimento e morte, con l’impossibilità di spezzare i vincoli mafiosi, rappresentano il contesto sociale in cui si svolge Anime Nere di Francesco Munzi, primo film italiano in concorso alla Mostra del Cinema di Venezia 2014.

Un po’ come in Luna Rossa di Antonio Capuano, nel film si seguono i meccanismi umani e psicologici che si scatenano all’interno di un clan, tra istanze vendicative e desiderio di rottura. Come spiega l’autore e co-sceneggiatore Criaco, i tre fratelli protagonisti di Anime Nere sono attraversati da tutti questi elementi: Luigi è un trafficante internazionale di droga; Rocco vive a Milano e fa affari con le imprese riciclando denaro sporco; Luciano vive in Aspromonte e spera di tornare a vivere in una civiltà contadina onesta, ma il figlio adolescente cresciuto in quella sorta di deserto sociale preferisce seguire lo zio trafficante e affiliarsi al clan.

Una storia normale, tutto sommato, che non siamo abituati a vedere ma ne constatiamo le conseguenze ogni giorno. Milano, il nord, il controllo del territorio e degli affari in Lombardia è molto imponente da parte della ‘ndrangheta e il film riesce a suggerire, in parte, anche questo. Africo, il paese calabrese in cui risiede la famiglia, con le madri e mogli, donne di mafia che vivono nell’omertà e caldeggiano la vendetta, aveva già attirato l’attenzione di Corrado Stajano a fine anni ’70. Nel suo libro, questo paesino diventava luogo e metafora di un’Italia malata, di uno Stato incapace di sradicare le radici mafiose dal proprio territorio, anzi, più spesso alimentandone la crescita”.

Giovedì 12 novembre, alle ore 18.00 nell’Aula magna di Architettura dell’Università Mediterranea, si propone al pubblico il film Segreti di stato, del regista Paolo Benvenuti (2003). La pellicola, presentata in concorso al Festival del Cinema di Venezia, offre una ricostruzione molto lontana da quella ufficiale della strage di Portella della Ginestra, la prima strage dell’Italia Repubblicana, risalente al I maggio 1947 in cui morirono 11 operai e ci furono vari feriti gravi. Fu condannata per quell’eccidio la banda di Salvatore Giuliano. La storia del film parte da qui, da quando, nel corso del processo che si è svolto nel 1951 a Viterbo, un avvocato, non del tutto convinto dai risultati dell’inchiesta, decide di condurre segretamente altre indagini. Partendo da un piccolo particolare, il calibro delle pallottole estratte dai corpi delle vittime, si dipana un personale filo di Arianna che lo porta a raccogliere nuove testimonianze sul luogo della strage. Il quadro geografico di Portella della Ginestra, un pianoro incolto e sassoso in provincia di Palermo, ha un’importanza fondamentale nelle sue indagini e gli consente di ricostruire una dinamica della strage di gran lunga diversa da quella “ufficiale”.

“Il primo a parlarmi della strage di Portella della Ginestra fu Danilo Dolci nel 1996. Durante la sua detenzione nel carcere dell’Ucciardone di Palermo – sottolinea il regista Paolo Benvenuti – in cui era finito per aver capeggiato 40 anni prima uno sciopero di contadini affamati, avvicinò gli uomini della banda di Salvatore Giuliano e li intervistò. Iniziò così una ricerca sistematica che Dolci e i suoi collaboratori condussero per anni in Sicilia occidentale, ascoltando testimoni, vittime della strage e quanti avevano visto cose che non avrebbero mai dovuto vedere. Non conoscevo nulla della Sicilia del Dopoguerra, del Separatismo, delle lotte contadine, del banditismo, degli intrighi politici, dei morti ammazzati. Studiai per anni e – continua Benvenuti – quello che si andava svelando ai miei occhi era una storia di legami inconfessabili tra criminalità organizzata e politica, tra pezzi dello Stato italiano agli albori della Repubblica e il banditismo più efferato e sanguinario. Prima di morire, Dolci mi fece promettere che ne avrei tratto ‘un film semplice, alla portata di tutti, perché gli italiani devono sapere che Portella della Ginestra è la chiave per comprendere la vera storia della nostra Repubblica. Le regole della politica italiana di questo mezzo secolo sono state scritte con il sangue delle vittime di quella strage’. Il film è nato da quella promessa”.

MUSICA NOMADE, TRA NOTE E POESIA

In vita, MATTANZA in concerto giovedì ore 20.30 al Teatro Cilea (ingresso 5€)

Debutto

La sezione Musica Nomade, diretta da Giacomo Farina, porta all’Horcynus Festival nuovi “incontri” musicali, proseguendo il viaggio tra sonorità mediterranee, antiche e moderne, che lo caratterizzano da sempre. Nell’appuntamento di giovedì alle ore 20,30 al Teatro Cilea di Reggio Calabria assisteremo a un incontro tra arti, musica e poesia, in particolare.

La poesia come strumento per salvaguardare la memoria e proiettarsi nella realtà contemporanea è il concetto che ha caratterizzato il lavoro di ricerca e creativo in più di 20 anni di attività dei Mattanza. Fin da quando Mimmo Martino, fondatore e tutt’ora ispiratore (a 10 mesi dalla sua scomparsa) del progetto, inaugurava una nuova forma di riscoperta della cultura popolare meridionale, mantenendo saldo il legame con i “conservatori” della saggezza popolare, gli anziani dai quali traeva memorie e ispirazione, ma offrendo l’opportunità ai nuovi “trovatori” di vedere musicate le proprie poesie. Ed è proprio come una lunga poesia che si snoda questo concerto: ogni “quartina”, formata da quattro brani musicali, verrà suggellata da un “ritornello” costituito da due interventi dei poeti ospiti: Maria Costa, Biagio Guerrera, Daniel Cundari e il rapper Kento. Sarà un dialogo fra due linguaggi espressivi da sempre accomunati, in perenne, affascinante equilibrio.

Maria Costa (Messina 1926), nata e vissuta nel rione della Case Basse di Paradiso, nelle sue poesie in dialetto messinese custodisce e canta la memoria collettiva della città dello Stretto distrutta dal catastrofico terremoto nel 1908. I suoi versi sono raccolti in diversi volumi tra i quali Farfalle serali (1978), Mosaico (1980), ‘A prova ‘ill’ovu (1989) e Cavaddu ‘i coppi (1993). A lei hanno dedicato servizi e interviste numerosi media e reti televisive straniere (Francia e Russia), e tesi di laurea elaborate nelle Università di Palermo, Messina, Udine, Catania e Siena. La sua figura è celebrata nel cortometraggio “Come le onde” del giovane regista messinese Fabio Schifilliti. Nel 2006 il suo nome è stato iscritto nel registro dei “Tesori Umani Viventi” dall’Unità Operativa XXVIII – Patrimonio UNESCO, Registro Eredità Immateriali della Regione Siciliana.

Daniel Cundari (Rogliano, 1983) scrive in dialetto calabrese, italiano e spagnolo. Ha studiato Lettere Moderne e Relazioni Internazionali a Siena e in Spagna. È autore di Cacagliùsi / Balbuzienti (Roma, 2006); Il dolore dell’acqua (Roma, 2007) e Geografia feroz (Granada, 2011). Con i precedenti libri di poesia ha vinto numerosi premi, tra cui il G. Guida, l’Internazionale Tropea O.M. Speciale Critica, il Mons Aureus – Progetto Sud di Palermo. In Spagna, per  Geografia feroz, gli è stato assegnato il ‘Premio Genil de Literatura’ di Granada, abitualmente destinato ad artisti iberici. Per i suoi testi è stato invitato al Principato di Monaco, a Nizza, Erlangen, Marbella, Marsiglia, Gdańsk. Nel 2009 è stato il poeta straniero più giovane ospite della Cátedra Federico García Lorca, diretta da Antonio Carvajal.

Biagio Guerrera (Catania, 1965) studia canto con Michiko Hirayama. È tra i fondatori del collettivo artistico Famiglia Sfuggita con cui nel 1992 presenta, a Santarcangelo dei Teatri, Idda, poi pubblicata nella raccolta omonima da Il Girasole (Valverde, 1997). L’amore per la musica e la poesia lo ha portato a collaborare con Emanuele Casale, Francesco Cusa, Gianni Gebbia, David Grubbs, Carmelo Vassallo, Stefano Zorzanello. Nel 2003 pubblica, nel catalogo di Mesogea, Dalle sponde del mare bianco, con i Dounia e il poeta tunisino Moncef Ghachem. Molto attivo come curatore e operatore culturale (Associazione Musicale Etnea, Festival Internazionale di poesia Voci del Mondo, Associazione Leggerete, Centro Culturale Zo) dirige insieme ad Aldo Palazzolo il periodico di arte e cultura Charade. Sue poesie sono state pubblicate in varie riviste e antologie.

Francesco “Kento” Carlo (Reggio Calabria, 1976) si avvicina al microfono nei primi anni ’90, mosso da un naturale approccio antagonista e ispirato dal rap combattente delle posse attive in quegli anni. Trasferitosi a Roma nel 1995, si unisce al collettivo de “Gli Inquilini”, con cui – tra il 2003 e il 2007- produce 4 album. Nel frattempo consolida il suo progetto tra l’Hip-Hop e il Reggae (tuttora attivo) con i reggini Kalafro Sound Power, il cui disco d’esordio, Solo l’Amore, vede la luce nell’estate 2007. In questi anni Kento si esibisce in tutta la penisola, collabora con decine di artisti, ma soprattutto raccoglie intorno a sé il consenso di un pubblico vasto ed eterogeneo, che mette insieme hiphoppers e militanti, ragazzi delle periferie e intellettuali, critici musicali e artisti di ogni genere. Esce nel 2009 il suo disco d’esordio solista Sacco o Vanzetti e le recensioni – per la maggior parte entusiastiche – attestano l’unicità di questo lavoro trasversale, capace di parlare a gruppi sociali e demografici finora divisi e a volte addirittura contrapposti. Nel 2010 ritorna assieme ai suoi Kalafro con Resistenza sonora, album di rivolta contro l’oppressione della malavita organizzata e delle ingiustizie di uno stato sempre meno a favore del popolo, e con l’omonimo singolo ricevono attenzioni e consensi da tutta Italia.

LA NUOVA DRAMMATURGIA DELLE MIGRAZIONI TRA TERRE E MARE

A-SOLO. Studi di assenza in pubblico venerdì ore 20.30 al Teatro Cilea (ingresso 5€)

MigrAzioni tra terre e mare è la finestra dell’Horcynus Festival che esplora, attraverso il teatro e la contaminazione dei diversi linguaggi artistici, il tema dell’impegno civile. I contenuti della sezione, diretta da Massimo Barilla, sono fondati sull’area in cui si svolge il Festival: lo Stretto di Messina, punto nodale e di dialogo costante tra terra e mare. Il mito, il viaggio, la centralità del Mediterraneo sono dunque i principali riferimenti ideali.

Dopo il successo del 30 ottobre, con il prologo affidato a Mana Chuma Teatro con lo spettacolo “Come un granello di sabbia. Giuseppe Gulotta, storia di un innocente”, venerdì 13 novembre alle ore 20.30 al Teatro Cilea va in scena “A-SOLO. Studi di assenza in pubblico”, una produzione VolterraTeatro – Carte Blanche – Centro Nazionale Teatro e Carcere – Compagnia della Fortezza, per la regia e drammaturgia di Armando Punzo, con Aniello Arena, musiche originali eseguite dal vivo di Andrea Salvadori.

Lo spettacolo è stato realizzato grazie alla collaborazione dei gruppi di creazione artistica condivisa di Pomarance e Volterra (collaborazione artistica Silvia Bertoni, Laura Cleri, Emanuela Dall’Aglio, Alessandro Marzetti, Yuri Punzo, Alice Toccacieli; supervisione tecnica Carlo Gattai, Andrea Berselli; organizzazione generale Cinzia de Felice; amministrazione Isabella Brogi; coordinamento generale Domenico Netti; cura Rossella Menna) e nasce all’interno del “miracolo” che è ormai da diversi anni la Compagnia della Fortezza, fondata nel 1988 come progetto di laboratorio teatrale nel Carcere di Volterra, in Toscana, e diventato, nel corso degli anni, una delle esperienze artistiche e di risocializzazione di detenuti più premiate e apprezzate. L’attenzione rivolta alla qualità artistica da parte della Compagnia della Fortezza ne ha fatto un “caso scuola” che ha rivoluzionato stabilmente le attività artistiche all’interno e all’esterno del penitenziario (con detenuti-attori impegnati anche in tournée) e ha portato alla produzione, in media, di uno spettacolo all’anno.

Nella nuova produzione che debutta a Reggio, il protagonista assoluto è l’attore Aniello Arena, che dopo quasi quindici anni di successi con la Compagnia della Fortezza, dopo un ruolo da protagonista nel film Reality di Matteo Garrone (Gran Prix a Cannes 2012), dopo un Nastro d’Argento come miglior attore italiano 2013 e una candidatura, nello stesso anno, ai David di Donatello come miglior attore, si cimenta in un a solo.

Il regista Armando Punzo ha chiesto che ad accompagnare l’attore nel percorso di composizione drammaturgica fossero gli spettatori stessi, in un esperimento di creazione artistica condivisa. Attraverso una serie di appuntamenti-prove, due gruppi di cittadini di Volterra e Pomarance sono stati interlocutori diretti del regista e dell’attore, protagonisti attivi della formazione di pensieri e testi, “levatrici” di immagini e atmosfere, nonché testimoni privilegiati della magia della nascita di un nuovo spettacolo teatrale.

In questi studi di assenza in pubblico l’artista si confronta allora di volta in volta con il pubblico in sala, chiamato a intervenire, a istituire con l’attore una relazione effettiva guidata da Armando Punzo, per stabilire insieme una qualità della presenza altra rispetto a quella ordinaria, per fare teatro.

Aniello Arena ricostruisce così sulla scena una storia senza aneddoti e senza cronologia, in cui ripercorre per suggestioni la sua biografia riscritta, le sue maschere, le sue metamorfosi, le figure ormai storiche a cui ha dato vita negli anni, facendo riemergere le parole e i pensieri che hanno innescato, guidato, modellato il suo personale atto di sospensione, il suo straordinario percorso artistico, filosofico e umano.

Per info e contatti: ufficio stampa e comunicazione sociale Fondazione Horcynus Orca

Alessia Cotroneo – alessiacotroneo@gmail.com – 345.6629331

Giuseppe D’Avella – gdavella@gmail.com – 348.9584581

Iria Cogliani – cogliani.itam@gmail.com – 329.8346593

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