Rinascita Scott, duro attacco di Lupacchini a Gratteri: "Informati solo dalla stampa"

E i colleghi di Area al Csm chiedono di aprire una pratica nei confronti del procuratore generale di Catanzaro

Continuano, a distanza di una settimana dall'arresto di oltre 300 persone, le polemiche attorno all'operazione 'Rinascita - Scott'.

Oggetto delle incessanti critiche, Nicola Gratteri che all'ultimo attacco, fatto proprio dal suo procuratore, preferisce mantenere il silenzio e non replicare.

E' stato proprio il procuratore generale di Catanzaro questa volta, Otello Lupacchini, durante una trasmissione di Tgcom 24, a lanciare parole d’accusa, spiegando la sua estraneità e mancata informazione rispetto ai fatti.

Gratteri, secondo Lupacchini, non l'aveva informato e dunque non vi è stato alcun coordinamento tra i due.

"I nomi degli arrestati e le ragioni degli arresti li abbiamo conosciuti soltanto a seguito della pubblicazione sulla stampa che evidentemente è molto più importante della procura generale contattare e informare. Al di là di quelle che sono poi, invece, le attività della procura generale, che quindi può rispondere soltanto sulla base di ciò che normalmente accade e cioè l’evanescenza di molte operazioni della procura distrettuale di Catanzaro stessa".

Uno scontro che non stupisce. Non è la prima volta infatti che i due arrivano allo scontro.

Secondo quanto riportato da Il Fatto Quotidiano, l’estate scorsa, per una vicenda simile Gratteri si è rivolto al Csm. Una scelta, questa, compiuta dopo che Lupacchini aveva lamentato il mancato coordinamento delle due procure nel caso del trasferimento al tribunale di Salerno degli atti relativi al pm di Castrovillari Eugenio Facciolla.

La questione potrebbe tornare sul tavolo del Consiglio superiore della magistratura: i togati del gruppo di Area - l’associazione dei magistrati progressisti - hanno chiesto alla prima commissione di aprire una pratica nei confronti di Otello Lupacchini.

“Si tratta di dichiarazioni particolarmente allarmanti in ragione del ruolo rivestito dall’intervistato ed in quanto riferite ad un provvedimento emesso dal giudice per le indagini preliminari di Catanzaro, sul quale dovrà pronunciarsi nei prossimi giorni il tribunale per il riesame di Catanzaro”, hanno sostenuto i cinque consiglieri di Area.

Da qui la richiesta dell’apertura di una procedura “per l’adozione di urgenti provvedimenti a tutela della credibilità della Autorità giudiziaria di Catanzaro e dell’esercizio sereno, imparziale ed indipendente della funzione giudiziaria in quella sede”.

“L’imponente iniziativa giudiziaria intrapresa dalla Dda di Catanzaro impone una riflessione sullo stato degli uffici giudicanti di quella sede - si legge in una nota - Il noto sottodimensionamento della pianta organica, le croniche scoperture, l’accentuato turn over rischiano di impedire un veloce ed efficace accertamento delle ipotesi accusatorie (nella diverse fasi prima cautelari e poi dibattimentali), frustrando sia le legittime aspettative di palingenesi che l’operazione Rinascita ha indotto nella popolazione onesta, sia le altrettanto legittime aspettative degli indagati di vedere esaminate in contraddittorio le accuse a loro mosse”.