Salute mentale, il dramma decennale di Reggio. Canzoniere: 'Squallido teatrino'

Sblocco dei ricoveri, completamento del processo di accreditamento. Il presidente della coop "Città del Sole" chiede l'intervento della Pubblica Amministrazione

È tempo di pandemia. La società tutta, la Pubblica Amministrazione in particolare, appare protesa esclusivamente a superare l’emergenza Covid: si passa, più o meno repentinamente attraverso chiusure e sblocchi, senza riuscire ancora a “guardare oltre”. E, non solo sul piano locale, si è certamente in ritardo: le conseguenze, non certo solo sul piano economico, iniziano ad essere drammatiche. Ed il tema della salute mentale sicuramente costituisce uno dei più gravi, anzi il più grave, motivo di preoccupazione sociale. Preoccupazione che appare di estrema gravità nella nostra realtà territoriale: il sistema sanitario calabrese è in stato di gravissima accusa, ridicolizzato come in un teatrino del tragicomico dal modus operandi della pubblica amministrazione, con responsabilità che partono in ambito locale e, di certo, si diramano verso il governo nazionale, “reo” di scelte ai limiti dell'incredibile.

Ma, “noi calabresi”, di sicuro in questo assurdo e squallido teatrino, abbiamo recitato il ruolo di “primi attori”. E se il livello di assistenza psichiatrica costituisce la “cartina al tornasole” del livello di civiltà esistente in un territorio, guardando la nostra realtà possiamo ben comprendere lo stato di estremo malessere in cui, da tempo, versiamo. Eppure, nel 1990, nella provincia di Reggio Calabria, erano state avviate esperienze alternative al “manicomio” del rione Modena che, pur con le contraddizioni che (anche in quel caso) hanno caratterizzato l’operato della pubblica amministrazione, avevano consentito di restituire, in parte, quella dignità che era stata negata alle persone. Quella di Reggio costituiva l'unica esperienza, nella regione, di strutture distribuite nel territorio, senza quella catastrofica centralizzazione che aveva caratterizzato le strutture manicomiali, che tuttora imperversa in altre realtà della Calabria, con buona pace dei principi dettati dalla legge “Basaglia”.

Un’esperienza che andava sicuramente corretta e rinforzata, sin dal 1990, per poter ritenersi avanzata. Ma invece, come succede spesso alle nostre latitudini, le omissioni e le azioni hanno relegato le strutture psichiatriche in una situazione di sempre più estrema precarietà e di conseguente compromessa efficienza. Tralasciando il pregresso, è ormai da 13 anni che si è determinato di pervenire all’accreditamento delle strutture in capo alle cooperative che, ancora ad oggi, gestiscono i servizi di riabilitazione ed alberghieri presso le strutture dell'ASP 5 (che continua ad erogare le prestazioni sanitarie nelle strutture con proprio personale). Ed è in quest’ultimo lunghissimo atto di quella che appare una rappresentazione teatrale di kafkiana memoria, che si sono consumate azioni indegne di un paese civile. In un continuo rimando ad istanze da presentare, tavoli tecnici, provvedimenti assunti dopo anni ( vedere “rete territoriale dei servizi”) e poi formalmente o di fatto revocati che si consuma il dramma degli utenti dei servizi, dei loro parenti. Ed in questo teatrino non è mancato il colpo (basso) di scena: il blocco dei ricoveri, avvenuto, adottando logiche paradossali, per strutture psichiatriche che erano (ed ancora sono) dell’ASP 5. E se, c'è modo di ritenere, un provvedimento analogo non sia mai esistito in Italia (o in altro paese che si possa definire civile) ben si comprende quale possa essere lo stato di gravissimo malessere amministrativo, di gravissimo impoverimento di civiltà, che caratterizza il nostro territorio. E questo scenario, che dura ormai da sei lunghissimi anni, oggi, in tempo di pandemia, mostra ancor di più ogni catastrofico effetto; la mancanza di risposte ai bisogni, sempre più drammaticamente incombenti, ha già mostrato ogni nefasta conseguenza.

Orbene in un recente incontro abbiamo potuto constatare ed apprezzare la disponibilità esternata dal Presidente della Regione, Nino Spirlì, verso la soluzione del problema.

Ma ora occorre l’agire. In primis occorre sbloccare, immediatamente, i ricoveri: non si può giocare ancora sulla pelle, sulla sopravvivenza delle persone. Va ricordato che nella psichiatria non esistono nemmeno i viaggi della speranza, quelli “dell’intervento”; i ricoveri nelle realtà virtuose non sono neanche in astratto possibili e funzionali, perché comporterebbero lo sradicamento dal territorio e la privazione degli affetti.

Ora occorre “completare” quel processo di accreditamento delle strutture in capo alle cooperative che la Regione Calabria ha inteso, almeno sulla carta, intraprendere; processo il cui completamento potrebbe richiedere al più, un paio di mesi, mettendo a punto quei servizi con parametri che siano adeguati a coprire i bisogni reali esistenti sul territorio, non semplicisticamente estrapolati da tabelle inattuali e non contestualizzate. Va considerato che, oltre agli attuali 185 ricoverati, tantissimi utenti non hanno trovato risposte da 6 anni a questa parte; va altresì considerato che per avere servizi efficaci occorre prevedere standard di personale adeguato, e quelli in atto previsti dalla regione Calabria sono, de visu, oltremodo inadeguati.

Sono questi i problemi che spetta alla pubblica amministrazione affrontare con spirito risolutivo, radiando quel processo di “annacamento” sinora utilizzato. Le cooperative restano uno strumento, solo uno strumento, seppur molto importante, per la realizzazione di servizi efficaci ed efficienti. Ma, di certo, non possono essere condannate a restare “con il cerino in mano”, frapposte fra le gravissime mancanze della pubblica amministrazione, i sacrosanti bisogni degli utenti e dei loro familiari, gli irrinunciabili diritti dei lavoratori che hanno impiegato ed impiegano la loro vita lavorativa in un’attività così importante e delicata.

In un momento così particolarmente grave si impone una scelta. La pubblica amministrazione ha il dovere di mettere le cooperative, immediatamente, nelle condizioni di poter operare adeguatamente, attraverso l’accreditamento e la rimodulazione dei parametri occupazionali; la doverosa alternativa per la Regione e per l’ASP non può che essere la presa in carico diretta e senza indugio alcuno dei servizi, dei bisogni degli utenti, nonchè della salvaguardia della posizione di tutti i lavoratori ad oggi impegnati nel servizio.

*Canzoniere Giovanni, Presidente della cooperativa sociale “Città del Sole”