Stabilimenti balneari, nessun nuovo bando. Dal Governo proroga sino al 2034
Anche a Reggio Calabria quindi si andrà avanti per 15 anni con le attuali concessioni. Associazioni sul piede di guerra, partono le prime diffide
02 Luglio 2019 - 17:56 | Redazione

Retromarcia sul destino degli stabilimenti balneari italiani. Ad un anno dalla scadenza delle concessioni, il governo ha deciso per una proroga di 15 anni, sino al 2034.
Nelle scorse settimane infatti è stato raggiunto un accordo in Senato su un emendamento (della Lega) da inserire nella legge di Bilancio che consente di rinviare di altri 15 anni l’applicazione per il comparto balneare della direttiva Bolkestein.
La norma europa, altrimenti, obbligherebbe lo Stato a mettere a gara le concessioni per le spiagge invece che affidarle sempre agli stessi. La direttiva Bolkestein fu approvata nel 2006 ed è da allora che si cerca (invano) di trovare una soluzione per rispettarla, limitando al massimo i danni agli imprenditori e cercando di evitare procedure di infrazione.
Secondo il governo, vista la situazione attuale, l’emendamento si rendeva necessario.
“Abbiamo raggiunto un primo obiettivo, fondamentale, in quanto ci consentirà di lavorare ancora meglio per trovare una soluzione definitiva e permetterà ai balneari di programmare le loro attività e fare gli investimenti che meritano” ha spiegato il ministro delle Politiche agricole, il leghista Gian Marco Centinaio.
Anche a Reggio Calabria e nell’intera Città Metropolitana quindi, così come nel resto d’Italia, si andrà avanti sino al 2034 con le attuali concessioni. Di certo una buona notizia per gli operatori del settore, che rischiavano di dire addio a una situazione oramai cristallizzata da decenni.
RISCHIO DIFFIDE
La situazione relativa agli stabilimenti balneari però appare complessa e ancora lontana da una definitiva soluzione. Le prime diffide ai sindaci contro la proroga di 15 anni alle concessioni – stabilita con la legge di Bilancio – sono state già inviate infatti ai Comuni di Roma e di Rimini e, nei prossimi giorni, saranno raggiunte da analoghi avvisi altre amministrazioni tra le quali Pozzuoli, Viareggio, Palermo e Catania per cominciare.
Tre i punti principali alla base dei reclami: il diritto dei cittadini di avere accesso alla spiaggia libera, il problema dei canoni troppo bassi e l’assenza di un sistema di regole. A promuovere l’iniziativa sono associazioni e comitati cittadini raccolti in un coordinamento nazionale da Legambiente, che giovedì hanno annunciato in una conferenza stampa a Roma l’avvio della campagna “per difendere il diritto di accesso alla spiaggia e fermare le proroghe” previste dalla manovra che, denunciano, sono in contrasto con la direttiva europea 123 del 2006, nota come direttiva Bolkestein, e dunque illegittime.
L’articolo 12 della normativa infatti prevede che gli Stati membri effettuino “una procedura di selezione tra i candidati potenziali, che presenti garanzie di imparzialità e trasparenza” e dispone inoltre che l’autorizzazione sia rilasciata “per una durata limitata adeguata senza accordare altri vantaggi” al gestore uscente.
“Le concessioni sono sempre di più e non c’è una legge nazionale che ponga limiti, arrivando in alcuni casi a una vera e propria privatizzazione delle spiagge. La proroga del governo dunque consoliderebbe una situazione già spesso inaccettabile – spiega il vice presidente di Legambiente Edoardo Zanchini – Non siamo paladini della Bolkestein, ma vogliamo che sia garantito l’accesso gratuito alle spiagge libere”.
Nei giorni scorsi il ministro Gian Marco Centinaio è tornato sulla questione, sottolineando come il Governo andrà avanti sulla scelta di concedere una proroga di 15 anni.
“Il nostro obiettivo è far uscire gli stabilimenti balneari dalla direttiva Bolkestein e, allo stesso tempo, rivedere i canoni demaniali, che sono troppo bassi. Altri Paesi, come Spagna e Portogallo, hanno fatto proroghe di 85 anni che sono state accettate dall’Europa. I nostri 15 anni servono ai balneari italiani per tornare a lavorare e fare investimenti”.
