The endless river: il glorioso ritorno dei Pink Floyd.


di Antonio Cormaci – A volte ci sono ritorni, ricomparse, semplici momenti in cui, anche per risentirsi vivi ed un tutt’uno con il palco, scegli di rientrare.Di questi momenti la musica è piena, specie negli ultimi venti anni, andando scemando l’onda dell’originalità. Ci sono i ritorni, dicevamo. E c’è anche il ritorno. Il ritorno per eccellenza, non volendo esagerare, degli ultimi 40 anni di storia della musica è senz’altro quello dei Pink Floyd. Un ritorno che, come ben sappiamo, sancisce la fine del più grande capitolo della storia della musica progressive rock.“The endless river” è il canto del cigno dei Pink Floyd, a 20 anni dall’ultima fatica, ed è un album tutto da scoprire ed assaporare, partendo da un presupposto: l’assenza di Roger Waters, che dopo aver lasciato la band nel 1985 ha continuato a tenersi fuori dai progetti di Gilmour e Mason.  È indubbio che ciò abbia suscitato le ire dei fans ed infuocato una critica spietata che magari sperava in una reunion, ma la verità è che “The endless river”, senza perdersi nei meandri della retorica e del vizio stilistico tipico di certa critica, è comunque un grande album: dal punto di vista di sound e composizione strumentale. I 18 pezzi, dei quali solo uno, “Louder than words”, sono rigorosamente strumentali e rappresentano, stilisticamente parlando, testimonianze del patrimonio musicale precedente della band inglese:  infatti a richiamare Time ci sono le brillanti rullate sui tom di Nick Mason, in Sum, decisamente uno dei pezzi più belli del disco. E poi c’è Things left unsaid, che ai più attenti ricorderà l’intro strumentale di Shine on you crazy diamond.Insomma uno sguardo al passato, ed uno al futuro.Non viene in mente un modo migliore per dirsi addio. Una carrellata di brani che, sebbene innovativi, rappresentano un’antologia della storia musicale dei Pink Floyd. L’opera è comunque condita da accordi originali ed innovativi che mescolano alla maestosità del passato una straordinaria modernità.  Cari Pink Floyd,  ritiro? Ripensateci!