Sorpasso: Reggio si riscopre neroarancio, il “Granillo” è deserto
26 Febbraio 2018 - 22:54 | di Teo Occhiuto

Al lavoro si contrappone un altro tipo di sforzo che non nasce da un’imposizione, ma da un impulso veramente libero e generoso della potenza vitale: lo sport. Si tratta di uno sforzo lussuoso, che si dà a mani piene senza speranza di ricompensa, come il traboccare di un’intima energia. Perciò la qualità dello sforzo sportivo è sempre egregia, squisita.
José Ortega y Gasset
di Matteo Occhiuto – Da sempre infinito aggregatore sociale, lo sport è uno dei motori che storicamente ha trainato la città di Reggio Calabria, esaltando ed esaltandosi nel suo popolo, attraverso le sue due principali realtà, Reggina e Viola. Vere e proprie entità a loro stanti piuttosto che club sportivi, in grado di vivere simbioticamente il contesto socio-economico di una terra spesso falcidiata da tante, troppe, problematiche.
Un territorio che spesso ha dovuto fare i conti con un’imprevedibile altalena di alti e bassi, fra crisi apparentemente irrisolvibili e periodi d’oro in cui tutto sembrava effimeramente poter splendere in eterno. L’epoca vissuta da Reggio Calabria attualmente, dunque, non può dunque che riflettersi nelle condizioni di una Reggina apparentemente abbandonata a sé stessa. Anche, forse per la prima volta nel corso dei suoi oltre 104 anni di storia, da quei tifosi in grado d’esser fondamentale elemento trainante anche negli anni più bui.
Al contrario, invece, il pulsante cuore nero-arancio, nelle ultime settimane è tornato a battere ed emozionare come non succedeva da anni in riva allo Stretto. Certamente, sono ben lontani gli anni in cui la Viola divertiva e si divertiva in A1, andando spesso a poche fermate dalla conquista dello Scudetto. Ma, oggi, il sodalizio cestistico, pur con tutti i limiti e le difficoltà insite nel sistema in cui esso è inserito, ha ripreso ad appassionare e coinvolgere.
L’ideale – e per fortuna assolutamente inesistente – competizione fra i due movimenti sportivi, oggi, vede infatti l’indubbio sorpasso operato dalla Viola sulla Reggina. Lo affermiamo senza paura, senza la possibilità che qualcuno, di ambedue le fazioni, possa contestarlo. Del resto, infatti, sono i semplici numeri del botteghino ad inchiodare qualsiasi forma di polemica, con quelli del PalaCalafiore a guardare dall’alto gli ormai pochi intimi che frequentano il derelitto “Oreste Granillo”. La città, d’un tratto, va riscoprendosi innamorata dalla palla a spicchi, ripercorrendo quanto accaduto negli anni ’80, nell’epopea del basket reggino. Dolcemente offuscata, quasi un decennio dopo, dalla cavalcata della Reggina verso la Serie A.
Andare ad analizzare, entrando nello specifico, la gestione delle due società, probabilmente, potrebbe non bastare. Perché entrambe, in maniera comunque diversa, hanno pecche e pregi e far finta di non vederli sarebbe decisamente poco corretto, sia nell’uno che nell’altro senso. Senza dubbio, l’attuale sistema che ha obbligato le squadre sportive a trasformarsi in vere e proprie aziende, impossibilitate a vivere senza dei consistenti introiti economici, non favorisce proprietà che devono confrontarsi con un territorio economicamente asfittico . La logica del risultato, poi, ha senza dubbio accentuato il distacco da una e la partecipazione verso l’altra, ma sarebbe superficiale – oltre che ingiusto nei confronti di ambedue le tifoserie – giustificare quest’andamento con la presenza, o assenza, di vittorie.
Chiaramente, chi vi scrive, sta operando una considerazione basata sul semplice ed oggettivo raffronto fra la quantità di persone che segue da vicino le vicende della Viola e quelle della Reggina. Auspicando, in un universo oggi tanto utopistico quanto reale soltanto alcuni anni addietro, che, prima o poi, possano ricrearsi le condizioni di vederle entrambe stupire e divertire nei rispettivi massimi campionati. Un sogno che, viste le attuali condizioni, per un motivo o per un altro sembra destinato a rimaner tale per molto altro tempo ancora.
