Alta velocità SA/RC quale futuro? Russo: ‘Averla significherebbe raddoppiare il PIL della Regione’

Il docente dell’Università Mediterranea: "L'alta velocità può cambiare la storia della regione, ma serve un’infrastruttura che faccia davvero la differenza"

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Si è tenuta ieri, a Palazzo Alvaro, la tavola rotonda dedicata al tema dell’alta velocità ferroviaria Salerno–Reggio Calabria, un confronto che ha rimesso al centro una delle questioni più decisive per il futuro del territorio metropolitano e dell’intera regione. L’incontro, promosso dal Touring Club Italia – Club di Territorio di Reggio Calabria, ha chiamato a raccolta mondo accademico, rappresentanze economiche e istituzioni, con un obiettivo chiaro: capire se e come l’alta velocità possa diventare una vera leva di sviluppo e non l’ennesima occasione mancata.

Alta velocità e sviluppo economico

A delineare il quadro più netto è stato Francesco Russo, docente dell’Università Mediterranea, che ha richiamato l’attenzione sull’impatto economico dell’infrastruttura. Secondo Russo, l’alta velocità non è solo una questione di collegamenti o tempi di percorrenza, ma un fattore in grado di incidere direttamente sulla crescita.

“In Europa e in Italia – ha spiegato – l’alta velocità determina un aumento dell’1% del PIL. In un territorio come la Calabria, dove la crescita media è ferma allo 0,7%, una vera alta velocità significherebbe più che raddoppiare il PIL e cambiare la storia di questa regione”.

Il punto, però, è la qualità dell’opera. Per Russo investire miliardi per ridurre i tempi di percorrenza di meno di un’ora non produrrebbe alcuna svolta.

“Arrivare a Reggio Calabria in quattro ore e venti minuti non è alta velocità. È una nuova linea, non un’infrastruttura capace di generare sviluppo. Tutto ciò che non consente di raggiungere Roma in tre ore non cambia il destino di questo territorio”.

Da qui il richiamo alla responsabilità istituzionale.

“La Calabria dovrebbe pretendere il rispetto dei protocolli internazionali. Non è una battaglia che riguarda solo Reggio, ma l’intera regione e il suo posizionamento nel corridoio europeo verso la Sicilia”.

Imprese e competitività

Sul fronte economico e produttivo è intervenuto Lorenzo Labate, presidente di Confcommercio Reggio Calabria. Labate ha criticato l’approccio ideologico che spesso accompagna il dibattito sulle grandi infrastrutture, invitando a guardare alle ricadute concrete sui territori.

“In altri Paesi europei – ha ricordato – l’alta velocità è arrivata anche nelle aree più isolate. In Italia, invece, Calabria, Sicilia e Basilicata, che rappresentano oltre il 10% della popolazione, restano escluse dal contesto nazionale ed europeo”.

Per Labate, l’alta velocità avrebbe effetti immediati sul tessuto economico locale, composto in larga parte da micro, piccole e medie imprese.

“Parliamo di un sistema frammentato, ma capace di generare reddito. Una maggiore accessibilità aumenterebbe la competitività, favorirebbe nuovi insediamenti e rafforzerebbe i rapporti con Roma, dove è forte la presenza di imprenditori calabresi”.

Allo stesso tempo, il presidente di Confcommercio ha messo in guardia da un approccio ingenuo.

“L’alta velocità non è una bacchetta magica. Amplifica le opportunità, ma anche le criticità. Senza una preparazione del territorio, il rischio è che imprese esterne, più strutturate, schiaccino quelle locali”.

Da qui l’invito a un’alleanza stabile tra politica, imprese e cittadinanza.

Il ruolo delle istituzioni

All’evento ha preso parte anche il sindaco metropolitano f.f. Carmelo Versace, che ha ribadito il valore strategico delle grandi infrastrutture per lo sviluppo complessivo dell’area metropolitana. Versace ha ringraziato il Touring Club per aver promosso un dibattito “costruttivo e basato su competenze”, sottolineando come l’alta velocità sia stata spesso considerata un’opera accessoria e non centrale.

“Finché non verrà percepita come un’infrastruttura strategica – ha affermato – difficilmente si farà una scelta chiara di investimento. Serve consapevolezza politica, altrimenti il territorio continuerà a restare ai margini”.

L’auspicio, condiviso dai relatori, è che momenti di confronto come quello di Palazzo Alvaro contribuiscano a superare polemiche e indecisioni, riportando l’alta velocità Salerno–Reggio Calabria al centro dell’agenda come scelta di sviluppo e non come semplice promessa. Una partita che, come emerso con forza dal dibattito, riguarda non solo Reggio Calabria, ma il futuro dell’intera regione.