Operazione Risiko, ‘Compare Franco’ e le ‘imbasciate’ dall’America: gli inquirenti sulla figura di Albanese

Dalle intercettazioni emerge anche un presunto incontro con Matteo Messina Denaro

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“È con il corpo all’estero ma con la mente costantemente a Siderno”.

Così il procuratore aggiunto Giuseppe Lombardo ha descritto in conferenza stampa la figura di Frank Albanese, ritenuto dagli inquirenti organizzatore del locale di Siderno e dirigente della proiezione di ’ndrangheta ad Albany, nello Stato di New York.

Secondo quanto emerge dall’ordinanza, “sussistono gravi indizi di colpevolezza” in ordine al ruolo di Albanese quale “organizzatore del Locale di Siderno e dirigente dell’articolazione di ’ndrangheta di Albany negli USA”.

L’indagato, domiciliato negli Stati Uniti, “si recava con assiduità in Calabria per mantenere e coltivare i rapporti con gli esponenti della criminalità locale”, risultando “meritevole del “rispetto” e portatore di informazioni e “imbasciate” da oltreoceano”.

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Il ruolo di raccordo di Frank Albanese e le “imbasciate”

Le intercettazioni descrivono un uomo di raccordo tra Calabria, Canada e Stati Uniti. L’ordinanza parla di un soggetto che “curava, in autonomia, il coordinamento tra le articolazioni di ’ndrangheta italiane ed estere”, gestendo “denaro raccolto dagli associati da versare ai capi dell’associazione e ai latitanti”.

Albanese, nelle conversazioni captate, rivendica apertamente il proprio ruolo: “la parte mia ce l’ho pure”, frase che, secondo il giudice, denota consapevolezza del proprio posizionamento nell’organizzazione.

Con i vertici della famiglia Commisso i rapporti appaiono strettissimi. Viene appellato “compare Franco”, mentre egli riconosce il ruolo di reggente di Antonio Commisso ’80 con parole che, per gli inquirenti, restituiscono il quadro di una piena investitura:

“Quanto vale questo qui … non ce n’è! Vedete che alla sua età, adesso qui in giro, non ce n’è!”.

E ancora:

“E speriamo che questi due almeno facciano tornare questo paese ai valori che c’erano prima. Che la speranza, come si dice, di noi altri che siamo all’estero, sono queste!”.

“Se serve una figura, io parto”

In un passaggio ritenuto centrale, Albanese manifesta la disponibilità a rientrare stabilmente a Siderno per assumere un ruolo di comando, durante la latitanza di Commisso Francesco ’56.

“Se c’è bisogno… io lascio le cose mie e gli impegni per venire qui. Se devo fare la parte mia e se serve una figura, io parto! Non mi interessa”.

E ancora:

“Certe volte una famiglia ha bisogno di un cavallo… avete capito! Io gli ho detto che in qualunque cosa, se la presenza mia può aiutare la situazione, io sono il primo che prendo la valigia e parto”.

Per l’accusa, l’espressione “cavallo” è indicativa di un ruolo verticistico, in un momento di riassetto della filiera di comando.

Il denaro e il rischio doganale

Tra gli elementi ritenuti più significativi vi sono le conversazioni sulla raccolta e il trasporto di denaro. Albanese racconta di aver raccolto fondi negli Stati Uniti per sostenere spese legali di affiliati, spiegando:

“Quelli dell’America glieli ho portati io… c’era una busta di soldi tutte carte da 100 dollari…”.

E ancora:

“Io mi sono preso il rischio di passare dalla dogana per portargli i soldi… […] E no, perché se ti vedono con questa quantità di soldi…”.

In un altro dialogo, rimprovera un interlocutore che non si era rivolto a lui per raccogliere denaro ad Albany:

“Questo non ha nessuna voce in capitolo… se ti servivano soldi… mi chiamavi… questo che ne sa di Albany?!”.

“Sennò come lo mantieni il rispetto”

Le intercettazioni restituiscono anche la strategia di presenza costante sul territorio d’origine.

“Si, deve esserci sempre la presenza di uno della famiglia qua! Anche se non siamo qua siamo sempre… qualcuno è sempre presente! E sennò… come lo mantieni il rispetto!”.

Un’affermazione che, per il giudice, dimostrerebbe la consapevolezza della necessità di presidiare la “casa madre” per conservare il riconoscimento criminale.

I riferimenti autoaccusatori

Numerosi i passaggi ritenuti autoaccusatori. Albanese racconta episodi legati alla faida di Siderno, affermando:

“…ci siamo presi il rischio ad aspettare fermo là sotto casa che facesse giorno… il primo che loro dovevano ringraziare sono io”.

In un’altra conversazione, parlando di Matteo Messina Denaro, dice: “Dovevo vedermi con lui!”.

Particolarmente esplicito il commento sul magistrato Nicola Gratteri, definito “il peggiore che abbiamo!”.

Le “mangiate” e la presenza ai vertici

Albanese viene registrato mentre partecipa a incontri conviviali con esponenti della cosca Commisso, comprese “mangiate” in ristoranti e presso la propria abitazione di Siderno, ritenute momenti decisionali tipici della dinamica associativa.

L’ordinanza parla di “evidenze, nella maggior parte dei casi autoaccusatorie, chiare, specifiche e determinate”, capaci di descrivere “l’attiva permanenza” dell’indagato nella societas sceleris e il perdurare di un ruolo “di raccordo con le articolazioni d’oltreoceano, di coordinamento, decisione e guida”.