Santapaola, lo sfogo della figlia di Gennaro Musella: ‘È morto senza svelare perchè mio padre è stato ucciso’
Quarant’anni di domande e una verità mai arrivata: lo sfogo di Adriana Musella sul caso del padre ucciso da un'autobomba a Reggio
03 Marzo 2026 - 09:09 | di Redazione

“Nitto” Santapaola è morto in carcere. Per Adriana Musella non è solo la fine di un boss: è l’ennesima occasione persa per conoscere la verità sull’omicidio di suo padre Gennaro, fatto saltare in aria a Reggio Calabria il 3 maggio 1982.
“È morto senza poterci svelare perché mio padre è stato ucciso”.
Santapaola era detenuto nel carcere di Opera, “lo stesso – scrive Musella – dove ho incontrato alcuni detenuti in un progetto che metteva a confronto vittime e carnefici”. Poi arriva lo sfogo più duro:
“È morto senza poterci svelare perché mio padre è stato ucciso. Perché hanno scelto di farlo saltare in aria disintegrandolo. Nessuno si è degnato di chiederglielo. La verità se l’è portata con lui”.
Parole che riportano alla storia dell’ingegnere e imprenditore salernitano, ucciso a Reggio Calabria con un’autobomba. Un delitto che, nel tempo, è stato collegato al tema degli appalti pubblici e alle pressioni mafiose.
L’autobomba del 1982 e i nodi sugli appalti
Secondo le ricostruzioni emerse nelle indagini, Musella sarebbe stato eliminato dopo aver denunciato irregolarità nell’aggiudicazione di appalti, in particolare quello per la costruzione del porto di Bagnara Calabra. Una denuncia che avrebbe portato anche all’annullamento della gara. Sullo sfondo, il contesto degli interessi economici e l’interferenza di ambienti mafiosi, con riferimenti a Cosa Nostra e a circuiti legati ai cosiddetti “cavalieri del lavoro” catanesi, indicati come contigui al boss Santapaola.
Le indagini iniziali, però, non arrivarono a una svolta. Il procedimento si chiuse con un’archiviazione contro ignoti nel 1988. La famiglia non ha mai accettato quel punto fermo. Negli anni, grazie all’impegno costante dei familiari e in particolare di Adriana Musella, il fascicolo è stato riaperto. Nel 2008 Gennaro Musella è stato riconosciuto ufficialmente come vittima di mafia.
Lo sfogo e l’accusa al sistema
Nel suo intervento, la figlia lega la morte del boss anche a un giudizio amaro sul “sistema” e su come, a suo avviso, funzioni la giustizia.
“Questa la giustizia per i cittadini comuni, i cui nomi non fanno audiens”, scrive. E aggiunge:
“Nessuno, poi, si meravigli del mio SI alla riforma. Il ‘Sistema’, per mia sfortuna, credo di averlo conosciuto molto da vicino e sono ormai disincantata”.
Uno sfogo che riassume quarant’anni di attesa e di domande rimaste senza risposta. Per Adriana Musella, la morte di Santapaola non chiude nulla. Rende solo definitiva un’assenza: quella della verità su chi decise di uccidere suo padre e perché.
