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Quaranta il ‘padre’ di ‘Calabria Straordinaria’: ‘Coniai questa frase 18 anni fa’ – VIDEO

"Una regione ricchissima, bellissima, con un bagaglio storico culturale irripetibile, ma raccontata malissimo dagli stessi calabresi". Le parole del conduttore televisivo

federico quaranta

Una dichiarazione d’amore profonda, sincera, piena di meraviglia. È stata quella del conduttore televisivo Federico Quaranta, intercettato al padiglione Calabria del Vinitaly 2026.

Le sue non sono sembrate semplici parole di circostanza. Al contrario, sono arrivate con il peso ed al tempo stesso la leggerezza delle cose vere, di quelle pronunciate da chi questa terra la guarda con stupore autentico e continua, ogni volta, a lasciarsi conquistare.

“Diciotto anni fa coniai questa frase – ha raccontato Quaranta con un pizzico di orgoglio – dissi: la Calabria è straordinaria, fuori dall’ordinario”.

Poi quasi con un sorriso, osservando il claim scelto per raccontare la regione, ha aggiunto:

“Poi trovo Calabria straordinaria, quindi o mi hanno sentito oppure le idee sono nell’aria”.

Una battuta, certo, ma dentro c’è anche il senso di un’intuizione che il conduttore porta avanti da anni: la Calabria non è una terra qualunque, ma una terra che esce dagli schemi, che sorprende, che non si lascia ridurre.

Ed è proprio qui che il suo racconto si fa più intenso.

Per Quaranta, infatti, la Calabria è “una terra ricchissima, bellissima, con un bagaglio storico-culturale irripetibile”, una regione capace di mettere insieme natura, identità, memoria e bellezza in una forma rara. Una terra che, però, secondo lui, paga ancora un prezzo altissimo: quello di essere stata raccontata male. E il passaggio più forte del suo intervento arriva proprio su questo punto: “Però poi raccontata malissimo, ma dagli stessi calabresi. Allora io dico basta”.

È quasi un appello, il suo. Un invito netto a cambiare sguardo. A smettere di alimentare una narrazione sempre declinata al negativo, come se questa regione potesse essere descritta solo attraverso le sue ombre. Quaranta non nega nulla, non fa sconti, non indulge in facili idealizzazioni. Lo dice chiaramente:

“La denuncia è sacrosanta, chi sbaglia deve pagare, chi realizza atti incivili, dall’incuria all’onta, deve essere denunciato bene”. Ma subito dopo mette a fuoco il cuore del problema: “Non può essere la sola narrazione”.

E allora il suo discorso prende quota. Perché a quel punto Federico Quaranta comincia a raccontare la Calabria che ha visto con i suoi occhi. E lì traspare davvero tutto l’amore.

“Ero sulla Sila, la vedo e penso: ma ragazzi questi hanno la Sila, ma chi ha la Sila? Non ce l’ha nessuno, è un posto pazzesco”. Poi il Pollino, descritto con la spontaneità di chi ancora si sorprende: “Vado sul Pollino e di nuovo mascella caduta, stupore, meraviglia”.

Nel suo racconto scorrono immagini vive, piene, quasi cinematografiche. Le coste “da una parte all’altra”, la biosfera, le Serre, l’Aspromonte. E proprio sull’Aspromonte arriva uno dei passaggi più belli, più evocativi e poetici:

“Asper monte, il monte dove la luce appare per prima perché arriva da est”. Una definizione che non ha bisogno di essere spiegata. Basta ascoltarla per capire quanto in quelle parole ci sia una Calabria osservata con rispetto, con curiosità, con partecipazione vera.

Da questo viaggio nasce la convinzione di Quaranta: in Calabria ci sono “virtù”, ci sono “valori”, ci sono “ricchezze, orgogli, radicamenti”. Ed è per questo che, ogni volta che ci torna, sente quasi un dovere:

“Ogni volta che vado in Calabria tento di raccontare la meraviglia a discapito della denuncia”. Non per coprire i problemi, ma per riequilibrare un racconto che troppo spesso ha lasciato fuori il meglio.

Il punto, in fondo, è tutto qui. Per il conduttore televisivo, questa terra non ha bisogno di essere difesa con orgoglio cieco né compatita con sguardo paternalista. Ha bisogno di essere raccontata per intero. Di essere restituita alla sua complessità, ma anche alla sua bellezza.

“Noi dobbiamo raccontare tutto il resto, queste ricchezze che sono senza pari, in modo da cambiare il paradigma”, ha detto ancora.

Ed è proprio in questo passaggio che il suo intervento smette di essere solo una testimonianza personale e diventa quasi un manifesto. Perché Quaranta non parla solo di promozione del territorio. Parla di un cambio di mentalità. Di un modo diverso di nominare la Calabria. Di un racconto nuovo, più giusto, più onesto e completo. Un racconto capace, come ha detto lui stesso, di proporre “il rinascimento della Calabria”.

Alla fine resta questo. Non solo una frase efficace, non solo uno slogan ben riuscito. Resta uno sguardo. Resta la sensazione che nelle parole di Quaranta ci sia qualcosa che va oltre l’occasione del Vinitaly. C’è il riconoscimento di una verità semplice e potente: la Calabria, quando la si tocca davvero, lascia addosso stupore.

E forse è proprio per questo che la definizione scelta diciotto anni fa continua a suonare così giusta ancora oggi.

“Calabria, terra fuori dall’ordinario. Straordinaria.”

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