Memoria e riscatto, fuori “L’oratore”: film di Pollini con 3 reggini – VIDEO
In programma una proiezione speciale alla presenza del regista e dell'attore reggino Saverio Malara
26 Aprile 2026 - 09:08 | di Redazione

Ci sono storie che non hanno bisogno di urlare per farsi ascoltare. Storie che partono dai margini, dalle periferie, dai sogni rotti e da una voce che, all’improvviso, trova il coraggio di uscire.
“L’Oratore”, il nuovo film diretto da Marco Pollini, appartiene a questa categoria. Un film che arriva nelle sale italiane dal 30 aprile e che porta con sé un legame forte con la Calabria: luoghi, volti, maestranze, attori e una sensibilità che richiama da vicino le ferite e la bellezza del Sud.
Dopo l’anteprima all’European Film Market della 76ª edizione della Berlinale, la pellicola approda anche a Reggio Calabria con un doppio appuntamento speciale.
Le date da segnare sono quelle del 30 aprile – per l’uscita – e di sabato 2 maggio, quando al Cinema Lumière, il pubblico potrà godere della visione del film alla presenza del regista Marco Pollini e dell’attore Saverio Malara. Non una semplice proiezione. Ma un incontro con un’opera che prova a raccontare il riscatto senza retorica, partendo da ciò che spesso resta invisibile: i quartieri popolari, i debiti, la paura, il talento, la solitudine e quella fame di futuro che non sempre trova una strada.
Felice, un pianoforte e il sogno di uscire dal margine
Al centro del film c’è Felice, vent’anni, cresciuto in un quartiere popolare del Sud. Il suo sogno è la musica. Non un capriccio, non una fuga romantica, ma una necessità. La musica è il suo modo di stare al mondo.
Per inseguire quel sogno arriva a comprare un pianoforte a coda con i soldi presi in prestito da un usuraio legato alla mafia. È una scelta disperata, quasi folle, ma profondamente umana. Felice vuole suonare. Vuole essere visto. Vuole dimostrare che anche da un luogo difficile può nascere qualcosa di bello. Con l’aiuto dell’amica Noemi, porta il pianoforte nelle piazze. Suona per passanti e turisti. Trasforma la strada in teatro, la città in palcoscenico, il rumore quotidiano in ascolto. Poi il sogno si spezza. Dopo un litigio, alcuni ragazzi del quartiere distruggono il pianoforte. Quel gesto non rompe solo uno strumento. Rompe una possibilità. Felice resta senza musica, senza difese, inseguito dagli strozzini. Trova rifugio nel retro di una chiesa. Ed è lì, nel punto più basso, che la storia cambia direzione.
La voce come salvezza
Quasi per caso, Felice ruba una giacca e si presenta davanti all’altare durante un funerale. Non conosce il defunto. Non sa nulla della sua vita. Eppure comincia a parlare. Improvvisa un discorso. Le parole arrivano da sole. Sono semplici, sincere, toccanti. I presenti si commuovono. In quel momento Felice scopre qualcosa che non sapeva di avere: la capacità di dare forma al dolore degli altri. Da ragazzo braccato diventa “l’oratore”. Il ragazzo dei funerali. Colui che presta la propria voce ai ricordi, alle assenze, alle vite che se ne vanno.
È qui che il film trova il suo cuore più profondo.
Pollini racconta un giovane che perde il sogno della musica, ma trova un’altra forma di espressione. Non più le note, ma le parole. Non più il pianoforte, ma la memoria. Non più la piazza, ma il silenzio di una chiesa.
Un film tra realismo sociale e tensione poetica
“L’Oratore” si muove dentro un territorio narrativo delicato. Da un lato c’è il realismo sociale: la periferia, l’usura, la criminalità, la mancanza di opportunità. Dall’altro c’è una tensione poetica che attraversa il film e lo porta oltre la cronaca.
Felice non è un eroe. Non è un simbolo costruito a tavolino. È un ragazzo fragile, esposto, contraddittorio. Proprio per questo credibile. Il suo percorso racconta una cosa semplice e potente: a volte il riscatto non arriva cambiando il mondo, ma trovando una voce dentro il disordine della propria vita. Il film parla di marginalità, ma anche di dignità. Di morte, ma anche di memoria. Di cadute, ma anche di possibilità.E in questa trama la Calabria non è solo sfondo. È materia viva. È paesaggio umano. È ferita e bellezza, durezza e poesia.
Marcello Fonte, il reggino che ha conquistato il cinema europeo
Nel cast di “L’Oratore” spicca Marcello Fonte, uno degli attori calabresi più riconoscibili del cinema italiano contemporaneo. Fonte ha raggiunto la consacrazione internazionale con “Dogman” di Matteo Garrone, film che gli ha consegnato nel 2018 il premio come miglior attore al Festival di Cannes.
Saverio Malara e il legame con Reggio
Accanto a Fonte c’è anche Saverio Malara, che nel film interpreta Don Gennaro.
La sua presenza assume un valore particolare per il pubblico reggino. Malara rappresenta quel filo diretto tra il film e il territorio. Un volto che entra dentro una storia costruita anche grazie al contributo di attori e maestranze calabresi. Don Gennaro si inserisce in un racconto dove la chiesa, il lutto, la parola e la comunità diventano elementi centrali. Ed è proprio attorno a questi luoghi dell’anima che il film costruisce la sua identità più forte.
Felice, il protagonista è interpretato da un giovane e promettente attore reggino, Manuel Nocera.
Per questo l’appuntamento del 2 maggio al Cinema Lumière non è solo una tappa promozionale. È un ritorno ideale a casa. Un momento in cui il pubblico reggino potrà vedere sul grande schermo un’opera che, in più di un passaggio, parla anche la sua lingua emotiva.

Il cast e la produzione
Il film, tratto dall’omonimo romanzo scritto da Marco Pollini e pubblicato da Santelli Editore, vede nel cast Marcello Fonte, Manuel Nucera, Paola Lavini, Giorgio Colangeli, Saverio Malara, Pasquale Greco, Giuseppe Ansaldi, Paola Rubino, Sofia Fici e il giovanissimo pianista Alessandro Gervasi.
“L’Oratore” è prodotto da Ahora! Film con il contributo di Regione Calabria e Fondazione Calabria Film Commission.
Al Lumière una serata da non perdere
Sabato 2 maggio, alle 21, il Cinema Lumière di Reggio Calabria ospiterà una serata speciale dedicata a “L’Oratore”.Saranno presenti il regista Marco Pollini e l’attore Saverio Malara. Un’occasione per incontrare da vicino chi ha dato forma a un film che racconta il Sud senza cartoline e senza scorciatoie. Una storia di dolore e talento, periferia e memoria, caduta e rinascita.Un film che parte dalla Calabria e prova a parlare a tutti. Perché, a volte, basta una voce per ridare dignità anche alle vite che sembravano destinate al silenzio.
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