Fillea Cgil: ‘Nel reggino 8 sospensioni immediate su 15 cantieri ispezionati’
"Realtà inaccettabile emersa dall'ultima operazione di controllo. Lavorare in nero significa essere invisibili per lo Stato"
20 Maggio 2026 - 10:32 | Comunicato Stampa

I dati dell’ultima operazione di controllo coordinata dall’Ispettorato d’area metropolitana di Reggio Calabria riaccendono i riflettori sulla sicurezza nei cantieri e sul lavoro nero nel settore edile.
Secondo quanto riportato in una nota della Fillea Cgil Calabria, sono stati monitorati 15 cantieri e sono scattate 8 sospensioni immediate. Numeri che, per il sindacato, confermano una situazione ormai non più accettabile.
“Quindici cantieri monitorati e ben otto sospensioni immediate sono la prova provata di un sistema malato. Gli ispettori non hanno riscontrato semplici irregolarità formali, ma un vero e proprio attacco ai diritti fondamentali e alla vita dei lavoratori”.
Lavoro nero nei cantieri del reggino
La Fillea Cgil evidenzia tassi di lavoro nero molto alti. In un cantiere di Reggio Calabria sarebbe stato riscontrato un dato pari al 33%, in un altro al 50%. Nella Locride, invece, il sindacato segnala un caso ancora più grave: due lavoratori su due completamente in nero.
“Trovare tassi di lavoro nero che vanno dal 33% in un primo cantiere di Reggio Calabria, al 50% in un altro, fino ad arrivare alla totalità della forza lavoro in nero nella Locride, non è più tollerabile”.
Il sindacato collega questi dati alla mobilitazione che si è svolta ieri a Catanzaro, dove circa 500 persone hanno partecipato alla marcia silenziosa “Il lavoro è dignità, non morte. In silenzio per le voci spezzate”, organizzata per ricordare le ultime vittime sul lavoro in Calabria.
“Lavorare in nero significa essere invisibili”
Per la Fillea Cgil, il lavoro nero non è solo una violazione contrattuale. È una condizione che espone i lavoratori a ricatti, assenza di contributi, mancanza di tutele e maggiori rischi per la sicurezza.
“Lavorare in nero significa essere invisibili per lo Stato, non avere contributi, non avere tutele contrattuali, essere ricattabili e, drammaticamente, essere carne da macello nei cantieri”.
Il sindacato parla di un legame diretto tra lavoro nero e rischio per la vita. In uno dei cantieri controllati sarebbe stata accertata la totale assenza di sistemi di protezione contro le cadute dall’alto. In altri casi sarebbero emersi gravi rischi elettrici e la mancata consegna dei dispositivi di protezione individuale.
L’appello della Fillea Cgil
La Fillea Cgil ringrazia gli ispettori dello Iam per il lavoro svolto, ma chiede un cambio di passo.
“Le sanzioni e le sospensioni da sole non bastano se non si estirpa la cultura dell’illegalità alla radice. Ribadiamo la necessità che i controlli diventino la norma e non l’eccezione”.
Il sindacato chiede inoltre che dal mercato delle costruzioni vengano escluse le imprese che non garantiscono condizioni di sicurezza.
“Chi non ha i requisiti per lavorare in sicurezza venga cacciato definitivamente dal mercato delle costruzioni. Chi appalta i lavori ha il dovere morale e legale di verificare la serietà delle ditte; non si può fare finta di non vedere”.
Iscriviti al nostro Canale Whatsapp per restare sempre aggiornato con le ultime notizie
