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Tragedia Amendolara, parla il bracciante sopravvissuto: ‘Vivo per miracolo, prima la benzina, poi il fuoco…’

L'uomo, afghano, parla del caporalato pakistano. "Non ci pagavano, ho visto l'orrore"

migranti incendio amendolara

C’è un superstite della strage di braccianti compiuta ieri ad Amendolara.

Si tratta di un cittadino afghano che viveva insieme alle vittime a Villapiana, Comune non lontano dal luogo dell’omicidio plurimo.

L’uomo è stato rintracciato ed intervistato dal TgR Calabria.

In un italiano stentato l’uomo ha detto che tre vittime erano afghane e che i due fermati accusati di omicidio volontario erano coloro che volevano dei soldi per il trasporto, che le vittime non volevano dare. A quel punto, ha raccontato, i due hanno gettato prima la benzina nell’abitacolo e poi un accendino, bruciando vivi i quattro migranti. Lui è riuscito a fuggire rompendo un finestrino e nel video si vede con le braccia fasciate per le ustioni.

L’uomo ha anche detto che i cittadini pakistani minacciavano lui e gli altri con coltelli e pistole per farlo lavorare e che non li pagavano:

“I soldi non ce li davano, da mangiare sì, la casa sì ma i soldi no” ha raccontato aggiungendo che c’è una “grande mafia del Pakistan“.

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