Tragedia Amendolara, parla il bracciante sopravvissuto: ‘Vivo per miracolo, prima la benzina, poi il fuoco…’
L'uomo, afghano, parla del caporalato pakistano. "Non ci pagavano, ho visto l'orrore"
03 Giugno 2026 - 08:54 | di Redazione

C’è un superstite della strage di braccianti compiuta ieri ad Amendolara.
Si tratta di un cittadino afghano che viveva insieme alle vittime a Villapiana, Comune non lontano dal luogo dell’omicidio plurimo.
L’uomo è stato rintracciato ed intervistato dal TgR Calabria.
In un italiano stentato l’uomo ha detto che tre vittime erano afghane e che i due fermati accusati di omicidio volontario erano coloro che volevano dei soldi per il trasporto, che le vittime non volevano dare. A quel punto, ha raccontato, i due hanno gettato prima la benzina nell’abitacolo e poi un accendino, bruciando vivi i quattro migranti. Lui è riuscito a fuggire rompendo un finestrino e nel video si vede con le braccia fasciate per le ustioni.
L’uomo ha anche detto che i cittadini pakistani minacciavano lui e gli altri con coltelli e pistole per farlo lavorare e che non li pagavano:
“I soldi non ce li davano, da mangiare sì, la casa sì ma i soldi no” ha raccontato aggiungendo che c’è una “grande mafia del Pakistan“.
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