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Richichi si dimette dal Pd Calabria: ‘I reggini ci hanno chiaramente bocciato’

"Il rischio di volere candidare nelle liste del PD figure esterne allo stesso - verosimilmente per accreditarsi presso i vertici romani — si è rivelato un clamoroso autogol elettorale", afferma Richichi

pd partito democratico bandiera

Nella qualità di dirigente del PD regionale ritengo doveroso intervenire nel dibattito post voto, necessario per una analisi a più voci possibili, che consenta sia di evidenziare gli errori che di salvare le esperienze positive, nonché di interpretare gli indirizzi espressi dagli elettori.

I cittadini sono stati chiari nella bocciatura dell’operato della sinistra a Reggio Calabria con quattro sconfitte consecutive: 1) Elezioni regionali, 2) Referendum sulla magistratura, dove, a Reggio, ha vinto il “SI” 3) rinnovo Consiglio comunale, 4) Elezioni Circoscrizioni, di cui quattro sono andate alla destra e l’unica ottenuta dalla sinistra, ha un presidente che non appartiene al PD.

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Le scelte di vertice nel PD

Occorre cominciare dalla ortodossia delle decisioni: si è preferito privilegiare le scelte di vertice piuttosto che alimentare il dibattito tra gli iscritti, i circoli e gli elettori. Direzione che si può leggere anche nella presenza di un “Commissario politico” delegato della segretaria Schlein a dirimere le controversie preelettorali che, invece di risolvere i problemi, li ha aggravati.

Il ruolo del partito sul territorio

A nulla sono valsi l’impegno e l’azione ammirevoli del Segretario Provinciale Peppe Panetta e della Segretaria cittadina Valeria Bonforte i quali, entrambi, in carica da meno di sei mesi, hanno stoicamente, provato a mettere in piedi una sorta di presenza del partito sul territorio.

Il loro impegno è stato, però, vano, in quanto gli ultimi decenni hanno visto protagonisti sul terreno politico, non il partito e i suoi legittimi rappresentanti, ma singole personalità, svolgenti ruoli amministrativi, autoproclamatesi, e divenuti nella pubblica opinione “il PD”.

Le circoscrizioni e le criticità politiche

Ciò ha reso assente il partito dalle contrade e lontano dagli aderenti e dagli elettori al punto da aver impedito di cogliere, per questo, l’inopportunità, pur rilevata, di istituire a ridosso del voto le circoscrizioni cittadine per due motivi soprattutto: due: 1) per i prossimi anni, in presenza di una situazione di carenza di risorse finanziarie, la previsione di spesa degli uffici comunali per il funzionamento dei nuovi enti non era, né sarà, sopportabile per le casse comunali; 2) politicamente il PD reggino era totalmente impreparato a costruire liste credibili nei territori, dopo almeno dieci anni di assenza politica reale dalle periferie e dai quartieri della città.

A ciò si aggiungeva l’assurdità di in regolamento per la elezione dei Consigli di circoscrizione, testardamente voluto dalla maggioranza del Gruppo consiliare comunale del PD, per l’ulteriore detrimento alla partecipazione insito nella tipologia dello stesso che non incoraggia la partecipazione.

A completamento dei predetti errori si è scelto di delegare ad accordi fra i partiti della, cosiddetta, coalizione di sinistra, la scelta dei candidati alla presidenza delle circoscrizioni con metodo da “manuale Cencelli”.

Campagna elettorale, alleanze e progetto politico

Anche i temi scelti, o improvvisati, per la campagna elettorale, fondati sulla continua difesa di quanto avvenuto negli anni precedenti, piuttosto che su proposte concrete e su una definita visione futura della città sono stati perdenti, come lo è stata l’ostinata strada delle alleanze preventive con partiti, il deleterio e inutile “campo largo”.

Presentarsi all’appuntamento elettorale, non in coalizione, ma con un proprio progetto politico, condiviso con movimenti e associazioni aggregati dallo stesso progetto, sarebbe stato meglio interpretabile dall’elettorato e, attorno allo stesso, dopo il voto, si sarebbero potute raccogliere, adesioni e consensi tra gli altri partiti.

Progetto che avrebbe potuto essere affidato, certamente, a Domenico Battaglia come figura capace, per autorevolezza, equilibrio e credibilità, di realizzalo in nome della sinistra e non in nome soltanto di una continuità politica e di esponenti di primo piano della vecchia amministrazione comunale.

Errore politico e di comunicazione evidente, che ha finito per trasformare la competizione elettorale in un giudizio sugli ultimi anni di governo cittadino. Anche il rischio di volere candidare nelle liste del PD figure esterne allo stesso spinti dalla ossessione di far diventare il Partito Democratico primo partito della città — verosimilmente per accreditarsi presso i vertici romani — si è rivelato un clamoroso autogol elettorale.

Probabilmente il centrosinistra non avrebbe, comunque, vinto. La destra ha saputo sfruttare le difficoltà e le inadempienze dell’amministrazione uscente che, per onestà intellettuale, non derivavano esclusivamente da incapacità politica o amministrativa, ma, soprattutto dal peso enorme dei debiti ereditati, debiti che i cittadini reggini continueranno a pagare fino al 2042!

Le dimissioni dalla Direzione regionale del PD Calabria

Nel PD nasce, adesso, l’esigenza di fare una rigorosa riflessione e di mettere in atto una seria rigorosa e coraggiosa autoanalisi. La mia personale, derivante dal ruolo di dirigente regionale del Partito mi ha suggerito di presentare le dimissioni dalla Direzione del PD Calabria che ho appena inviato al segretario regionale, proprio per sollecitare una “revisione di vita”, un’autocritica, non più procrastinabile”.

Domenico Francesco Richichi “dirigente regionale del PD”

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