Reggina: la ‘gara’ a chi deve prenderla, aspettando Ballarino. E altri ci ridono dietro
Racconti opposti, due mondi paralleli, una sola certezza: i tifosi amaranto continuano a non capire cosa stia realmente accadendo
15 Giugno 2026 - 10:29 | Redazione

La Reggina resta lì, sospesa. Ancora. Tra firme date per fatte, incontri decisivi, rilanci improvvisi e versioni che si smentiscono a vicenda nel giro di poche ore. Il gruppo romano avrebbe già firmato, dicono alcuni. Matt Rizzetta, invece, che ha incontrato il patron Ballarino dichiara che la trattativa a breve verrà conclusa, dimostrandosi parecchio fiducioso. Due racconti opposti, due mondi paralleli, una sola certezza: i tifosi amaranto continuano a non capire cosa stia realmente accadendo.
Da una parte chi spera che alla fine a spuntarla sia Matt Rizzetta, l’imprenditore italoamericano che nelle ultime settimane ha alimentato attese, entusiasmo e curiosità. Dall’altra chi guarda con maggiore fiducia alla cordata romana rappresentata da Claudio Lotito (non si conoscono i nomi del gruppo), personaggio che inevitabilmente porta con sé esperienza, peso calcistico e conoscenze.
Il problema, però, è che in questa guerra di preferenze si è perso di vista l’unico punto che dovrebbe unire tutti: la Reggina. Quello che sta andando in scena è un vero balletto societario, decisamente poco elegante. E soprattutto poco rispettoso verso una piazza che ha già dato, sofferto e aspettato abbastanza.
Ogni giorno sembra quello buono, ogni indiscrezione pare quella definitiva, ogni tavolo sembra quello giusto. Poi tutto cambia. Spunta un rilancio, una nuova versione, un nuovo scenario. Nel frattempo, il tempo passa. Perché una società di calcio, anche in Serie D, non si costruisce a parole. Servono dirigenti, allenatore, calciatori, budget, programmazione. Servono scelte. Servono tempi.
Dall’esterno, addetti ai lavori e osservatori neutrali, guardano a questa situazione con curiosità, ma anche stupore e qualche risatina, soprattutto quando si parla delle cifre che circolano e che appaiono difficili da leggere dentro il contesto reale. La Reggina è una società blasonata, ha una storia importante e una tifoseria che non appartiene alla categoria in cui oggi si trova. Ma resta una squadra di Serie D, reduce da tre anni di fallimenti sportivi consecutivi e in attesa di una ricostruzione che tutti aspettano. Questo non significa svilirne il valore. Significa guardare la realtà senza raccontarsi favole.
E proprio per questo, certi numeri e certe dinamiche sembrano più vicini a una partita di poker che a una trattativa lineare per il futuro di un club. Nino Ballarino continua a saltare da un tavolo all’altro. Cerca di ottenere il massimo possibile dalla cessione. Ma il punto è un altro: fino a quando? Perché più la trattativa si allunga, più cresce la confusione, più si allontana la programmazione e inevitabilmente più si moltiplicano le voci, i malumori, le discussioni.
E alla fine il rischio è sempre lo stesso: che la Reggina venga trattata come un affare da chiudere al miglior prezzo, mentre la sua gente resta fuori dalla porta ad aspettare una verità. La città non ha bisogno di altri racconti, di altre mezze frasi, di nuovi annunci sussurrati e mai confermati ufficialmente.
Perché questa attesa sta logorando tutti. Sta consumando entusiasmo, fiducia e pazienza. Sta trasformando una possibile ripartenza nell’ennesima prova di resistenza per una tifoseria che, dopo tutto quello che ha vissuto, meriterebbe almeno chiarezza. La Reggina non può restare ostaggio di tavoli, rilanci e versioni contrapposte. A un certo punto bisogna scegliere, firmare, ufficializzare. E soprattutto liberare la Reggina da questa interminabile commedia.
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