Legge elettorale, il ballottaggio divide il centrodestra: maggioranza ancora in cerca dell’intesa
Il nodo Vannacci e le diverse valutazioni all'interno del centrodestra. Intanto Elly Schlein attacca: "Legge costruita sui sondaggi, mossa disperata"
01 Settembre 2026 - 18:41 | di Pasquale Romano

La nuova legge elettorale continua a cambiare forma mentre il testo affronta il passaggio al Senato. Dopo il confronto sulle preferenze, sui capilista e sulle soglie per i partiti più piccoli, nelle ultime ore il tema che ha riaperto il dibattito politico è quello del ballottaggio.
Un’ipotesi già discussa durante l’iter parlamentare e poi accantonata, ma tornata al centro del confronto proprio alla vigilia della scadenza per la presentazione degli emendamenti in commissione Affari costituzionali.
L’idea non convince però tutta la maggioranza. Fratelli d’Italia e Forza Italia hanno mostrato aperture diverse sul secondo turno, mentre dalla Lega sono arrivate forti perplessità. Il risultato è un quadro ancora in movimento, nel quale anche gli emendamenti annunciati nelle ore precedenti sono stati oggetto di trattative e ripensamenti.
Come funzionerebbe il ballottaggio
Le ipotesi circolate non sono tutte uguali. Una delle proposte prevede un secondo turno nel caso in cui nessuna coalizione raggiunga una determinata soglia al primo voto, ma almeno due schieramenti superino una percentuale minima. Il ballottaggio servirebbe in quel caso a individuare la coalizione alla quale assegnare il premio di maggioranza.
Un altro schema, discusso all’interno del centrodestra, avrebbe previsto l’accesso al secondo turno per le due coalizioni capaci di superare il 40%.
Il nodo non è soltanto politico. Il ballottaggio applicato a un sistema parlamentare con Camera e Senato eletti separatamente apre infatti anche una discussione sul funzionamento concreto del meccanismo e sulla possibilità che nei due rami del Parlamento emergano maggioranze differenti.
Proprio questi dubbi avevano contribuito, durante il passaggio alla Camera, a mettere da parte l’ipotesi del doppio turno.
Il nodo Vannacci e i rapporti nella maggioranza
Dietro il confronto tecnico c’è anche un problema politico. La crescita di Futuro Nazionale di Roberto Vannacci, se confermata nelle urne e soprattutto se il partito corresse fuori dal perimetro tradizionale del centrodestra, potrebbe sottrarre voti decisivi alla coalizione di governo.
Il ballottaggio consentirebbe teoricamente a quegli elettori di tornare a scegliere al secondo turno tra le due coalizioni più forti.
È proprio questo uno dei motivi per cui la Lega guarda con maggiore freddezza alla proposta. Con un sistema a turno unico, infatti, la pressione del cosiddetto “voto utile” potrebbe spingere una parte dell’elettorato a scegliere direttamente uno dei partiti della coalizione più competitiva.
Con il secondo turno questo meccanismo sarebbe invece più debole. Si tratta comunque di valutazioni politiche e strategiche, mentre la maggioranza continua a discutere anche altri punti centrali della riforma.
Preferenze, capilista e parità di genere
Uno degli emendamenti su cui il centrodestra sta lavorando riguarda le preferenze. L’ipotesi prevede che l’elettore possa indicare fino a tre candidati oltre al capolista, che resterebbe invece bloccato. Un sistema che rappresenta un compromesso tra la possibilità di scelta da parte degli elettori e il mantenimento di una quota di candidati individuati direttamente dai partiti.
Resta inoltre aperta la questione della rappresentanza di genere. La precedente previsione di un rapporto 60-40 tra uomini e donne nei capilista sarebbe stata rivista, mentre maggiori garanzie verrebbero inserite nei listini collegati al premio di maggioranza.
È uno dei punti maggiormente contestati dalle opposizioni, che chiedono tutele più estese e criticano il mantenimento dei capilista bloccati.
Un altro capitolo riguarda la cosiddetta norma contro la frammentazione. La formulazione iniziale prevedeva limiti più rigidi per il conteggio dei voti ottenuti dai partiti sotto la soglia del 3%. La nuova ipotesi sarebbe invece meno penalizzante: alla coalizione potrebbero essere attribuiti i voti del primo partito sotto il 3% e quelli delle altre liste capaci comunque di superare l’1%.
Anche in questo caso il confronto nasce dalla necessità di evitare distorsioni nella rappresentanza e possibili problemi di compatibilità costituzionale.
Schlein attacca: “Legge costruita sui sondaggi”
Molto dura la posizione della segretaria del Partito democratico Elly Schlein, che ha attaccato frontalmente l’ipotesi del ballottaggio.
“Ieri hanno deciso di fare una mossa disperata e che renderebbe questa pessima legge ancor più incostituzionale: inserire il ballottaggio”, ha dichiarato.
Secondo la leader dem, il centrodestra starebbe modificando le regole sulla base degli equilibri politici del momento. “È vergognoso questo atteggiamento proprietario delle istituzioni, per cui Meloni legge i sondaggi del giorno e prova a costruirsi una legge elettorale su misura. Con le altre opposizioni faremo muro, e continueremo a parlare noi dei problemi veri degli italiani, che lei ha completamente dimenticato”.
Le opposizioni hanno presentato numerosi emendamenti e, rispetto al precedente passaggio parlamentare, hanno trovato una linea comune su diversi punti. Tra le proposte ci sono una soglia più alta per ottenere il premio di maggioranza, maggiori garanzie sulla parità di genere e sistemi che consentano agli elettori una scelta più ampia dei candidati.
Il passaggio decisivo al Senato
La partita che porterà alla formulazione della nuova legge elettorale, dunque, è ancora aperta. Il testo dovrebbe arrivare in Aula al Senato il 9 settembre, ma il confronto nella maggioranza potrebbe proseguire fino all’ultimo momento utile.
Il tema del ballottaggio fotografa soprattutto una difficoltà politica: trovare un equilibrio tra l’obiettivo di garantire una maggioranza stabile dopo il voto e quello di costruire un sistema capace di reggere indipendentemente dai sondaggi e dagli scenari elettorali del momento.
Il centrodestra dovrà soprattutto decidere se modificare ancora in profondità l’impianto approvato alla Camera oppure limitarsi agli interventi su preferenze, soglie e rappresentanza di genere.
Il confronto parlamentare delle prossime giornate dirà se il ballottaggio resterà soltanto una proposta emersa nel dibattito o se tornerà davvero dentro il testo della nuova legge elettorale.
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